Monica Cirinnà sindaca di Roma? “Se mi dovessi candidare il mio slogan sarebbe …”

Tra un anno a Roma si torna al voto per eleggere il nuovo sindaco, e Monica Cirinnà, senatrice Pd, ha confessato di cullare quel sogno.

monica cirinnà
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L’avevamo scritto giorni fa. Occhio, perché la senatrice Monica Cirinnà sta tastando il terreno per un’eventuale candidatura a sindaca di Roma. Tra un anno scadrà il primo e ultimo quinquennio di Virginia Raggi, a meno che lo statuto 5 Stelle sui due  mandati massimi non venga ritoccato, con il Campidoglio alla ricerca di un nuovo inquilino. La madre delle unioni civili, moglie di quel Esterino Montino che è già sindaco di Fiumicino, ha rotto gli indugi dalle pagine di FanPage.

Se mi dovessi candidare il mio slogan sarebbe ‘non cerco gli amici ma i migliori’. Io sono convinta che a Roma non vince una persona da sola e non la governa una persona da sola. Tu la sfida la vinci se presenti davvero una squadra già fatta, i migliori. Il mio sogno è avere delle primarie vere, dove a correre siano i migliori che il nostro mondo può mettere in campo: Carlo Calenda, Massimiliano Smeriglio, David Sassoli e perché no anche Monica Cirinnà. Se sono una gara di facce non sono interessata. Se sono solo una gara di facce continueremo a perdere voti e a non recuperare quell’elettorato deluso. Ci sono se noi facciamo le primarie delle idee e ci diamo questi 5 massimo 10 punti che abbiamo in comune con il campo largo del centrosinistra a Roma. Non vince il PD da solo, non vince la sinistra da sola, si vince e si torna a governare la città se le primarie diventano il laboratorio di Roma 2020-2050, se torniamo ad avere una visione.

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Senatrice dal 2013, la Cirinnà è entrata in consiglio comunale a Roma nel lontano 1993, al fianco di Francesco Rutelli, e qui è rimasta per 20 anni: altre tre volte con i Verdi (1997, 2001, 2006) e infine nel 2008 per il Partito Democratico. Anni in cui Roma era a guida centrosinistra.

Sono stata 7 anni con Rutelli e 7 anni con Veltroni nei governi più che belli che hanno rilanciato la città. Ho imparato che le squadre vere sono quelle che non temono l’ombra tra di loro, un bravo sindaco è ancora più bravo se il suo assessore è più bravo di lui in una materia. Io conosco i miei limiti e ad esempio sull’urbanistica avrei bisogno di una figura in grado di sostenermi, mentre sui diritti e le povertà no perché sono il mio pane quotidiano.

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