Città del Messico: quando le apparenze ingannano

Dicono che la capitale del Messico sia pericolosa, inquinata e arretrata. Invece la situazione sta cambiando rapidamente. Approvate le convivenze, anche quelle gay. E c’è pure un quartiere tutto rosa.

Paure, dubbi, timori, preoccupazioni? Devo ammettere che mi sembrava da incosciente arrivare a Città del Messico, la seconda città più grande del mondo (dopo Tokio) senza un minimo di contatti, conoscenze e informazioni. Mi dicevano di una città pericolosa, inquinata, caotica… eppure le sorprese sono state tante. Il taxi in trenta minuti e in orario di punta (erano le 18) mi ha condotto in albergo. Fortuna? Arrivo nell’unica guest house gay della capitale e il proprietario, Oscar, mi accoglie con molta disponibilità. Mi assegna una bella camera in cui posso introdurre ospiti senza restrizioni, mi dà una mappa della zona gaia e tutte le dritte di cui ho bisogno. Sono stanco e vado a riposare. Il lungo viaggio e 7 ore di fuso orario si fanno sentire, la sera non esco, mi rifarò l’indomani che è venerdì. Ma alle sei del mattino non ho assolutamente sonno. La camera è silenziosa. Un mio amico messicano che studia in Italia mi aveva consigliato di non avventurarmi da solo. Ad esempio bisogna diffidare dei tassisti e contattarli per telefono o alla stazione (sitio) autorizzata, mai per strada. Che fare?

La mia spregiudicatezza ha il sopravvento e all’alba perlustro il quartiere zona Rosa. Ci sono i 7eleven aperti tutta la notte, faccio colazione e un po’ di turismo nelle calli,inconsueto data l’ora. Giungo fino al lungo viale del Paseo de la Riforma, punto nevralgico della città. Tutto procede bene e rincuorato me ne torno in albergo più disteso. Non sono stato aggredito, non sono incappato in delinquenti o narcotrafficanti, ma non ho nemmeno fatto incontri interessanti.

E l’inquinamento? Certo la posizione della città non è favorevole perché si trova in una conca circondata da vulcani e montagne che non agevolano la circolazione delle nubi. Ma sono capitato nell’inizio della stagione delle piogge,quasi tutti i giorni una pioggerellina purificava l’aria e il problema non l’ho vissuto a pieno. Molto peggio ad esempio Il Cairo. Quanto all’inquinamento acustico, calle Marsillia dove ho alloggiato è una via silenziosa, sembra di stare in un tranquillo paese di villeggiatura. Che piacere farsi frullare un cocktail naturale alla frutta esotica nei pressi di un chiosco. La zona Rosa è un quartiere che recentemente si sta sviluppando come area gay e lesbica. Alla fermata del metro Insurgent decine di ragazzi e ragazze stazionano facendo salotto, il clima è piacevole e molte sono le coppie gay che si fanno coccole, si abbracciano, si baciano in pubblico, sotto gli sguardi indifferenti degli altri passanti e della polizia.

Nessun problema. E quello che mi colpisce è l’affiatamento tra i giovani omosessuali e le lesbiche, anche minorenni, ma già convinti della loro gaiezza: si danno appuntamento sin dal primo pomeriggio al Cabarétito, locale aperto dalle undici del mattino e indirizzato alla nostra comunità.

In calle Londres, Genova, Amberes e Florencia e dintorni è un continuo succedersi di locali gay, discoteche, bar, boutique e perfino un cinema culturale Glbt. Prendo la metro, la trovo comodissima, mai un’attesa superiore ai due minuti al costo di 2 pesos la corsa (15 centesimi di euro soltanto!). La mia prima tappa è il centro storico, lo Zócalo. Qui c’è la plaza de la Constitucion, forse la più grande del mondo, centro degli eventi, della politica, delle manifestazioni e degli incontri. C’è la Cattedrale, il Templo Mayor, il Palacio Nacional, il Mercado e vari musei.

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Passeggio, osservo e ammiro oltre agli edifici anche i ragazzi che trovo veramente interessanti, anche se non mi considerano per

nulla e questo non mi succedeva a Rio e nemmeno a Tunisi. Forse sto invecchiando oppure i muchacho sono più riservati con i turisti? Tutta la giornata in giro a piedi. Visite alle chiese, ai musei, una passeggiata nel vicino parco Alameda e non poteva mancare l’ingresso al Palacio de Bellas Artes. Per mangiare ci sono tante opportunità, ho preferito utilizzare le catene di ristorazione Vips e Saborns e non mi posso lamentare.

di Felix Cossolo dalla redazione di Clubbing