Biografie: Umberto II, gay re per un mese

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Lucio Lami è autore di un libro sull'ultimo re d'Italia che affornta la sua omosessualità: «Da testimonianze dirette, quest'aspetto della sua sessualità mi è stato esternato più volte».

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Lucio Lami, inviato speciale in mezzo mondo, noto soprattutto per le proprie corrispondenze dall’Afghanistan in guerra contro i sovietici all’alba degli anni Ottanta per il Giornale, è l’autore di "Il Re di Maggio", libro biografia su Umberto II, ultimo re d’Italia.

In un’intervista rilasciata a Marcello Staglieno del Nuovo.it, Lami racconta di come nel libro affronti anche l’argomento dell’omosessualità del sovrano. Lami ammette che Umberto II non gli parlò mai apertamente della sua omosessualità, ma, aggiunge, «essa risultava peraltro evidente in taluni suoi atteggiamenti, in sfumature della voce, negli stessi dolenti abbandoni nel parlare dell’Italia rievocando anni lontani. E nella stessa indeterminatezza, nella mancata fermezza che caratterizzarono le decisione sue, inclusa quella – l’ultima – nella scelta dell’esilio, in cui pure dimostrò dignità e coraggio».

Le ipotesi sulle tendenze sessuali di Umberto, tuttavia, vengono confermate anche da testimonianze dirette, «specie dall’attrice Milly che intervistai e incontrai più volte – riferisce Lami – Quest’aspetto della sua sessualità mi è stato esternato più volte. Milly mi disse che ogni loro rapporto era squisitamente platonico, e che Umberto si circondava di "donne dello schermo" (non intendo attrici, ma splendide creature che con la loro stessa presenza dovevano "schermare" la condizione sua). E organizzava le cose in modo che a quegli "incontri", sempre platonici, fossero presenti noti fotografi che poi facevano pervenire le relative immagini alla stampa, anche straniera, per accreditare l’immagine del "principe bello & galante". Un’immagine falsa, come anche in tal senso dimostrano i rapporti dell’Ovra, che pubblico nel libro, e lo stesso fascicolo dei Servizi sottratto, con altri, a Mussolini a Dongo: nel quale il principe (ribattezzato, alla piemontese, Stellassa ) risultava omosessuale. Tuttavia queste restano faccende sue, senza minimamente intaccarne la persona, che fu degna, elegante e con un profondo amore per l’Italia».

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