CHI HA UCCISO PASOLINI

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Ne parla Guido Calvi, che ha rappresentato la famiglia del poeta al processo: 'Pier Polo è stato vittima di una cultura virilista'. 'Le associazioni gay si costituiscano parte...

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MILANO – Quel ‘fagotto’ straziato di sangue e violenza, trovato da una donna alle prime ore del 2 novembre 1975, resti esanimi del corpo di Pier Paolo Pasolini, torna ai nostri occhi, alla nostra ribellione, dopo una nuova verità di Pino Pelosi in Tv.

“Non sono stato io a uccidere ma tre sconosciuti con accenti marcatamente meridionali”, dichiara l’ex ragazzo di vita. Poi spiega i silenzi, gli anni di carcere, le minacce; basisce gli avvocati Guido Calvi e Nino Marazzita, presenti in studio. In qualche maniera, Pelosi torna a trascinarci nell’Italia delle trame e dei misteri, studiati e messi in pratica da servizi deviati dello Stato. L’uomo dal trentennale silenzio apre un vaso di pandora dove, forse, potrebbe esserci di tutto.

Senatore Guido Calvi, lei conosceva Pasolini?

Sì, lo conoscevo benissimo. Quando ero studente universitario, negli anni ’60, organizzai una serie di conferenze e invitai anche Pasolini per parlare di letteratura e cinema. Quella sera lui venne alla Casa della Cultura e fu immediatamente aggredito da un gruppo di fascisti. Fu lui stesso a inseguirli mentre la polizia rimaneva inerte a guardare. Fu così che vidi per la prima volta Pier Paolo.

Che verità sono le due versioni, a distanza di anni, del Pelosi?

Una è falsa e una è vera. L’ultima ha confermato quanto abbiamo sostenuto nella memoria conclusiva e quanto da me detto nell’arringa finale. Infatti il primo giudizio condannò Pelosi per omicidio volontario in concorso con ignoti.

Si è detto di un incontro, la sera del 1° novembre ’75, tra Pasolini e ignoti per il furto del film “Salò”.

Citti ha lanciato questa idea che non è irragionevole. Io progettualmente sto agli atti. Si deve partire dal fatto che sul luogo c’erano altre persone; dalle parole pronunciate si evince che fu un’aggressione politica, quasi identica a quella che negli anni ’30 colpì un altro grande poeta spagnolo, assassinato dai fascisti. Chiaro?

Chiarissimo

Bene! L’omicidio politico è nel fatto che quella voce di Pier Paolo non doveva essere più sentita, per quello che diceva. Lui era isolato e in questo entra anche la questione della sessualità. In una cultura fascista, virilistica, omofobica, certamente necessitava punire Pier Paolo politicamente e anche perché era un omosessuale dichiarato. Era un obiettivo preciso di certi personaggi: è lì che bisogna cercare gli eventuali assassini.

Può ricordare ai tanti giovani omosessuali cos’era l’Italia dei tempi di Pasolini?

Un’Italia così terribile che, rileggendo i giornali dell’epoca, anch’io rimango sconcertato e mi domando come abbiamo fatto a superare quella stagione. Allora difendevo Valpreda nel processo di Piazza Fontana; in quegli anni il processo veniva continuamente interrotto, spostato e ancora interrotto. Nel ’74 c’era stata la strage di Brescia, poi quella dell’Italicus: c’era una aggressività della violenza fascista che era anche stragista e terrorista.

Vi erano anche terribili violenze sessuali.

Ha ragione. Dalla destra emergeva questa radicata cultura del virilismo e del combattere il diverso. Ecco allora le aggressioni a omosessuali, a Franca Rame, alle donne del Circeo dove al processo sostenni che la matrice culturale era nella inconfessabilità della loro latente omosessualità.

Violenze che hanno toccato gangli dello Stato se, nell’inchiesta di Guido Salvini sull’eversione nera, si parla di omosessualità usata come arma dall’Ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno.

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Certamente, basti pensare a quello che è successo nei Servizi che raccoglievano dossier sugli aspetti della sessualità di noti esponenti politici.

E ricattavano.

Erano i fascicoli Sifar che venivano utilizzati per ricatti politici.

continua in seconda paginaPuò entrarci ‘l’affaire’ Pasolini?

Credo proprio di sì, perché era questo il terreno culturale in cui nasceva quella violenza. Non dimentichiamo che Pasolini era attaccato da destra e da sinistra, solo che essendo il più grande intellettuale italiano del ‘900 reggeva benissimo la polemica.

Ci dia serenamente una valutazione sugli anni in cui il Pci non solo non difese Pasolini dalla terribile accusa di pedofilia ma lo cacciò a causa della sua omosessualità.

Il Pci era anch’esso immerso in questa cultura omofobica che avvolgeva tutti. Ci sono voluti ‘colpi mortali’ per far morire quella cultura e, devo dirle che anche oggi ci sono ancora questi segni di violenza sessuale, perché gli stati culturali sono sempre lenti a maturare. Perché dico che occorre far luce? Perché vuol dire capire il perché di quell’assassinio e perché ognuno di noi rifletta sulle ragioni di quella morte.

Quali sentimenti ha provato nel difendere la madre di Pasolini?

Quando si aprì il processo, la madre era ammalata e nessuno le disse quello che era accaduto a Pier Paolo. Io i rapporti li ebbi con la nipote Graziella, la parente più prossima a Pier Paolo.

Quali furono i maggiori errori nell’inchiesta. Si parlò di un carabiniere, Sansone, che fece dei nomi.

Errori se ne fecero a iosa, ma io non credo che si debba trovare nella piccola criminalità comune la risposta. Non si uccide Pier Paolo Pasolini così: potrebbe essere la mano armata ma, non vi è dubbio che il disegno era molto alto, se non addirittura istituzionale.

Cosa ha provato nel vedere con noi quelle foto del corpo massacrato di Pier Paolo?

Le ho viste una infinità di volte. Pensi: non avevano guardato le foto. Una notte Faustino Durante, il nostro perito, mi chiamò e corsi da lui perché aveva fatto una scoperta incredibile: vedemmo il corpo attraversato da pneumatici e così il Pelosi fu condannato.

Ci sarà una nuova indagine: come intende procedere?

Domani (oggi per chi legge) andrò dal Procuratore. Vediamo cosa e come possiamo muoverci.

Mi risponda da uomo di legge. Vi è possibilità per un’associazione omosessuale, tipo Arcigay, di costituirsi oggi parte civile?

Grande idea. A oggi, tecnicamente è difficile. Tuttavia, credo che il tentativo deve essere fatto. Poi, magari, respingeranno la costituzione di parte civile. Tenga conto che, in questa fase, non è possibile perché non ci sono imputati; ma se ci fossero si può fare. D’altronde le associazioni ecologiste fanno così in tanti casi.

Sarebbe un grande atto di testimonianza.

Certo, indubbiamente la questione che pone mi sembra estremamente interessante.

Che significato potrà avere oggi, sapere chi ha violato la vita di Pasolini?

Una importanza straordinaria. Occorre ripensare a quella fase storica del nostro Paese, scoprire quei lati lasciati volutamente oscuri. Non basta l’accertamento storico ma un accertamento giudiziario mi sembra importante.

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Movimento Omosessuale.

di Mario Cirrito

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