Cinque anni di prigione al neonazista russo che torturava i gay

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Torturati, umiliati, forse uccisi, di certo spinti al suicidio: Martsink in prigione.

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Condannato a cinque anni di carcere. E’ la sentenza emessa contro Maxim Sergeyevich Martsinkevich, estremista russo colpevole di avere torturato e costretto alcuni adolescenti gay a fare coming out. L’uomo era stato arrestato a Cuba lo scorso gennaio . Maxim Sergeyevich Martsinkevich, noto per essere il violento leader del gruppo “Occupy Pedophilia” attirava le sue vittime in finti appuntamenti. Una volta in trappola, i giovani omosessuali venivano torturati e le torture filmate. I video venivano poi pubblicati sui social network, soprattutto su VK.com, il più diffuso in Russia. Bagnate con l’urina, costrette a usare sex toy, forzate a spogliarsi e bere l’acqua dal WC: così le vittime di Martsinkevich e dei suoi complici venivano ritratte e umiliate pubblicamente per il solo fatto di essere gay.

Si sospetta che almeno uno dei ragazzi sia morto per via delle torture, mentre un altro si è suicidato lo scorso agosto perché non aveva sopportato l’umiliazione e la costrizione a rivelare il proprio orientamento sessuale.

Martsinkevich è anche accusato di avere istigato e incitato l’estremismo pubblicando i video delle sue torture, ma questa accusa non è stata inclusa nel processo che lo ha visto condannare per le violenze inflitte.

Il neonazista non sarà l’unico a dovere rendere conto delle sue azioni. Altri appartenenti alla sua organizzazione sono attualmente sotto processo per avere commesso “diversi crimini in violazione di vari articoli del codice penale”.

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