Contro Madre Teresa di Calcutta

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Etica della sofferenza, proselitismo aggressivo, fondamentalismo religioso, rifiuto dei diritti umani: ecco i lati più disturbanti della santa.

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L’anno scorso, il 4 settembre 2016, Madre Teresa di Calcutta è stata canonizzata da Papa Francesco. È diventata santa. È ora possibile rivolgerle ufficialmente preghiere e chiedere la sua intercessione per ottenere grazie e miracoli.

La canonizzazione della religiosa l’anno scorso ha radunato in Piazza San Pietro oltre centomila fedeli, mentre altre centinaia di migliaia hanno seguito la cerimonia da Via della Conciliazione e dagli spazi limitrofi. 13 capi di Stato e di governo, tra cui il primo ministro indiano, erano presenti alla cerimonia più importante del Giubileo della Misericordia. Una cerimonia, tra l’altro, trasmessa in mondovisione nei cinque continenti, con oltre 120 emittenti televisive collegate.

Perché Madre Teresa è una vera e propria star del cattolicesimo moderno e merita questo e altro. È una delle poche donne ad essere arrivate, a suo modo, ai vertici della Chiesa. Il suo processo di beatificazione prima e di santificazione poi, ha seguito, tra l’altro, un iter privilegiato, “una corsia preferenziale” qualcuno l’ha definita. Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, questo il nome della religiosa di origine albanese, ha avuto una carriera straordinaria, che l’ha portata a essere la donna più famosa del mondo. È diventata, anche a livello popolare e ben al di fuori degli ambienti ecclesiastici, il simbolo del bene, della bontà, della carità. È diventata un’icona. Una Madonna contemporanea, più vecchia, più radicale, più estrema.

Ancora molti però non conoscono i lati in ombra della sua figura. Lati inquietanti, profondamente disturbanti. Per alcuni giornalisti, scrittori, ricercatori universitari, documentaristi – l’opera classica “contro” la benefattrice dell’umanità è il piccolo La posizione della missionaria di Christopher Hitchens – Madre Teresa fu, infatti, ben altro. Fu essenzialmente una fondamentalista religiosa e un’attivista politica, una predicatrice aggressiva e retrograda, una frequentatrice di dittatori e delinquenti.

Per molti questa è una verità inaccettabile, oltraggiosa. Eppure, a voler osservare da vicino la parabola esistenziale e umana di questa donna, noi non ci sentiamo poi così scandalizzati. Madre Teresa fu un’integralista, una cristiana particolarmente fervente e chi si occupa un po’ di queste cose ha ben chiaro che sovente l’essere cristiani esemplari significa salutare l’etica, prendere commiato dal senso morale, da quella cosa così piccola e impotente che è il cercare di essere persone perbene, perché i grandi disegni della Provvidenza necessitano di maniere forti, a volte necessitano di portare il male sulla terra, affinché si produca del bene in cielo, nell’invisibile.

INDIA. Mother Teresa. 1989. Mother Teresa at her refuge of the Missionaries of Charity in Calcutta. During prayer. Mother Teresa is the leader of the Missionaries of Charity (Nirmal Hridaya/Pure Heart) Order which is located in Calcutta.They were founded by in 1957 when she ran a home for the dying and destitute Nirmal Hriday in the Kalighat suburb of Calcutta.In 1979 she was awarded the Nobel PEACE PRIZE, and has continued to travel the world in charitable efforts to expand her Missionary of Charity to other countries outside of India. She was born on the 27th August 1910 in Skopje (Yugoslavia) her maiden name is Agnes Gonxha Bajaxhiu.

LA PERVERSA ETICA DELLA SOFFERENZA

Madre Teresa non curava gli ammalati. Li accompagnava verso la morte utilizzando la retorica della Passione di Cristo: amate la vostra sofferenza, poiché questa vi avvicina alla Croce. E così le sue Missionarie della carità di Calcutta, nel piccolo ospizio per moribondi, seguivano regole precise, volute dalla stessa Teresa. Nonostante le tantissime donazioni, l’operato dell’ordine fondato dalla santa (ormai possiamo dire così) si caratterizzava per la poca igiene, la quasi totale assenza di medici e personale sanitario competente, l’uso minimo di farmaci e antidolorifici. Gli aghi venivano usati molte volte su persone diverse. Non c’è tempo, dicevano le suore, non è importante. Madre Teresa non voleva curare, voleva splendere alla luce del dolore. Degli altri. Già, perché al momento del bisogno, per i suoi problemi di cuore e di vecchiaia, andò a curarsi nella migliori cliniche americane.

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“C’è qualcosa di meraviglioso nel vedere i poveri accettare la propria sorte, sopportandola come se si trattasse della Passione di Cristo. Il mondo ha parecchio da guadagnare dalla loro sofferenza”, diceva. Il punto che le stava più a cuore non era quindi l’assistenza dei sofferenti: ciò che soprattutto le importava era la promozione del culto (sadico?) basato sul dolore e la morte. Quelli gravemente ammalati morivano tra indicibili sofferenze – la Madre pare permettesse al massimo l’aspirina o qualche altro blando rimedio, anche per i malati oncologici in fase terminale – quelli che arrivavano da lei invece con patologie non gravi, finivano per rimetterci la pelle. Un ragazzino di quindici anni con problemi gastrointestinali giunto una volta dalla santa, non venne portato all’ospedale: “Se faccio così per uno, devo farlo per tutti”, disse. Madre Teresa impose regole ferree di austerità e povertà: faceva buttare via mobili, letti, poltrone. Il che significava che i moribondi doveva morire male, senza comfort, mentre lei, condividendo quella stessa povertà (“povera tra i poveri”), ne usciva come un’eroina, come appunto una santa. Una domanda morale e quasi teologica sorge a questo punto: la rinuncia alla vita e alla gioia, l’etica della sofferenza, se è un’opzione accettabile e rispettabile quando viene scelta per se stessi, che valore ha quando viene imposta? È umano, è santo, costringere un moribondo a morire male per appagare le proprie pulsioni spirituali?

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