GAY SKINHEADS

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Un fenomeno che unisce due realtà apparentemente inconciliabili. Ma che solo di recente sono diventate antitetiche. Una questione di look o una confusione pericolosa?

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Di recente il nord-est italiano è diventato casa per gruppi neo-nazisti tra i cui nemici ci sono gli omosessuali. In Europa e anche in Italia ma di meno, il loro look è preso tale e quale da alcuni gay, non solo ma in capitali europee si radunano gruppi di così chiamati gay-skinheads. Le due cose in apparenza sono inconciliabili ma vediamo di capire questa realtà e come in altri casi chi ha copiato chi.

E’ comune pensare che i gay skin siano un adattamento inglese degli anni ottanta al clone gay leather americano, in realtà bisogna andare a vedere più indietro. Già alla fine degli anni sessanta, nella Londra popolare a sud del Tamigi si potevano trovare bar gay per skinheads e molti ragazzi che ci andavano, in gran parte adolescenti, non vedevano motivi di conflitto con la propria omosessualità.

Molti vedevano in questo modo di vestire un messaggio per urlare che gli omosessuali non erano solo deboli ed effeminati. All’epoca il look skin era sicuramente uno dei più forti che si poteva vedere in giro, un look popolare e maschile fatto di jeans attillati e con la svolta sopra stivali Dc. Martins usati prima di essere adottati dalla gioventù mondiale come simbolo di comodità e libertà; le magliette erano attillate e possibilmente polo della Fred Perry indossate con bretelle al posto della cintura classica; i capelli erano rasati a zero. Insomma il look skin che capita di vedere ancora oggi e che ancora nella sua forma basica non si è evoluto. Un look sexy e feticista studiato per fasciare e sottolineare determinate parti del corpo e che presto venne adottato da una certa pornografia maschile da un giornale chiamato London Boys e pubblicato nell’anno 1969.

Nella confusione dei movimenti giovanili dell’epoca non si riesce a risalire storicamente e onestamente a chi ha adottato questa uniforme per prima perchè contemporaneamente nacquero gruppi di skin nazisti e omofobi con esattamente gli stessi jeans, magliette, bretelle, Dc.Martins e taglio "cropped" di capelli.

I gruppi nazisti dell’epoca avevano visto in questa maniera di vestire il modo di accomunare giovani bianchi e delle classi popolari e costruire la propria task-force nelle strade dei grossi centri urbani, non solo era anche un messaggio visivo che si sposava a perfezione con la idea politica basata sulla brutalità, la forza maschile intesa come fisica e un contrapporsi alla classe nera che andava piano piano ad emergere.

Ancora oggi questa situazione non è cambiata minimamente e con il supporto di pubblicazioni riservate, fanzine e con gruppi musicali, gli estremisti nazisti fanno circolare le proprie idee e danno voce ad una classe suburbana arrabbiata che trova sfogo alla rabbia e valore di vita nel combattere a favore di niente se non contro ogni minoranza etnica e sociale, contro gli immigrati e gli omosessuali. La situazione invece per i gay skinheads non si è evoluta molto, principalmente è diventata una questione di immagine e di scelte sessuali; sporadicamente si sono costituiti soprattutto negli anni ottanta gruppi di estrema sinistra proprio nei frequentatori dei gay skin clubs ma non hanno mai trovato voce sostanziale nè politicamente nè nei movimenti tradizionali omosessuali a causa di una debolezza ideologica di base.

Oggi i raduni sono centrati su poche idee se non fosse solo per contraddire l’immagine più morbida dei gay, insomma una specie di adattamento al clone gay leather come si diceva prima. Una certa iconografia decisamente maschile nelle apparenze che serve a giustificare questo aspetto dell’essere omosessuale, l’aspetto bruto e mascolino che poi trova sviluppo anche in pratiche sessuali che sfociano nell’universo del sado-masochismo. Insomma i due gruppi non hanno punti reali di contatto ma generano confusione quando visti per le strade o quando usati nel cinema o presenti nei massmedia.

Basta pensare alla reazione al film Skin Flick di Bruce La Bruce dove uno skin nazista violenta un nero, reazione che ha visto in questo un messaggio paranoico e di politica razzista mentre come dichiarato più volte dal regista era solo immaginario pornografico, insomma una ripresa di quello che si vedeva negli anni sessanta su London Boys, una legittima fantasia gay dove skinheads fanno sesso fra di loro.

Politicamente non c’è niente da vedere ma dal momento che questa immagine skin è diventata popolare nei massmedia come appartenente ai gruppi di estrema destra, ha fatto gridare all’allarme che alcuni omosessuali si fossero presi la libertà di fare quello che volevano e avere comportamenti simili alle frange più razziste proprio perché oppressi nel passato. La realtà non è proprio così e il film in questione non c’entra niente, la realtà è più sottile e talvolta vergognosa per gli omosessuali in generale.

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