Sei gay? Te lo dico da come cammini

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Uno studio darebbe basi scientifiche a quello che tutti facciamo ogni giorno più o meno inconsciamente: riconoscere l'orientamento sessuale di una persona solo da indizi visivi. Al radar...

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Ancheggiare con i fianchi o far ciondolare le spalle è sufficiente anche all’osservatore poco attento per identificare l’orientamento sessuale di qualcuno. Ad affermarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Personality and Social Psychology.
 
Gli osservatori, però, possono essere in grado di definire con precisione solo l’orientamento degli uomini; con le donne il discorso cambia, e diventa più difficile una classificazione ad occhio. Ma quello che secondo i ricercatori diventa davvero interessante è il meccanismo mentale che scatta quando qualcuno vede una persona particolarmente effemminata o totalmente maschile. Anche nella persona con la mentalità più aperta, infatti, si innescano alcuni stereotipi.
 
«Questo è importante per comprendere la percezione, le congetture e i pregiudizi – ha detto il capo delle ricerche Kerri Johnson, assistente di comunicazione all’ University of California di Los Angeles -. Una volta che sei sicuro della sessualità di una persona, tutto viene schermato da questa idea.»
 
Johnson e i suoi colleghi hanno applicato dei sensori di movimento, come quelli usati nei film per ricreare le animazioni, ai fianchi e alle spalle di otto volontari, quattro donne e quattro uomini, la metà dei quali omosessuali. I sensori hanno catturato solo i movimenti, senza prendere in considerazione elementi fuorvianti ai fini della ricerca come i capelli o i vestiti.
 
I ricercatori, poi, hanno filmato i volontari mentre camminavano, su un tapis roulant  a varie velocità, e hanno mostrato il filmato a 150 studenti universitari, cui era stato chiesto di determinare l’orinetamento sessuale di ciascuno. Gli uomini gay, camminando, facevano oscillare leggermente le anche e gli osservatori sono stati prcisi nell’indovinare la sessualità degli osservati in poco più del 60% dei casi.
 

«C’è una ragione per pensare che le persone gay non possono nascondere la loro omosessualità – ha detto Michael Bailey, professore di psicologia della Northwestern University– . Non credo che sia un modo volontario dei gay di agire. Credo piuttosto che sia un atteggiamento spontaneo, innato o che acquisiscono in età molto giovane osservando qualcuno di riferimento del sesso opposto, ad esempio in famiglia».
 
Le ricerche come quella di Johnson tendono a dare una spiegazione scientifica al cosiddetto "radar gay" che gli stessi gay presumono di avere e che suggerisce loro se una persona sia o meno gay semplicemente da alcuni indizi visibili. Quanto alla camminata delle ragazze lesbiche, si è osservato che muovono leggermente le spalle avanti e indietro: Johnson lo ha definito una versione meno esagerata dello stile "Arnold Schwarzenegger". Ma quando si tratta di identificare il loro orietamento sessuale molto rimane affidato al caso.
 
«Nella nostra società, alle donne è permessa una maggiore libertà d’azione – ha detto Johnson -. Sono capaci di agire in maniera mascolina, e ricoprire ruoli tradizionalmente mascholini. E questo fin dagli anni ’60. Siamo in una società che permette alle donne di fare questo e esaltiamo le donne che lo sanno fare – ha continuato – Invece, puniamo gli uomini che adottano comportamenti femminili». Johnson scherza sul fatto che viene spesso definita "men’s lbber", ovvero simpatizzante di una specie di movimento di liberazione degli uomini, ma si augura che il suo studio possa fornire le basi per esplorare i pregiudizi riguardo ai generi.

La ricecatrice ha anche tenuto a precisare che i risultati delle sue ricerche non mirano a rendere più visibile qualche gay velato, ma semplicemente capire come si muovono gli uomini gay. «Se sappiamo come gli uomini usano gli indizi visivi per classificare gli altri, può essere utile capire cosa succede e come reagiscono con le altre persone» ha detto Johnson .
 
Una valutazione troppo veloce potrebbe significare che l’osservatore sta associando una persona agli stereotipi, ad esempio a quello che vuole che un gay non sia mascolino come un etero.
«Anche se abbiamo identificato solo incosciamente l’orientamento sessuale di una persona, ciò può influire su come la trattiamo» dice Gerulf Rieger, studioso di psicologia alla Northwestern University. Rieger ha lavorato a ricerche simili che studiano come le persone identificano l’orientamento sessuale degli altri in base a pochissime informazioni.

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