USA, l’impero romano è caduto a causa degli omosessuali secondo lo speaker della Camera Mike Johnson

Repubblicano, ultraconservatore, amico di Donald Trump e omofobo dichiarato, Mike Johnson è oggi il nuovo volto della Camera dei Rappresentanti.

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L’Impero romano è caduto per il dilagante comportamento omosessuale”. È con queste parole che il neo-eletto speaker della Camera negli Stati Uniti, Mike Johnson, ha scelto di presentarsi al mondo in un’intervista con la CNN.

Repubblicano, ultraconservatore, amico di Donald Trump e omofobo dichiarato, sarà il volto della Camera dei Rappresentanti a partire dallo scorso 25 ottobre fino a data da destinarsi.

Le recenti rivelazioni, messe in luce da un’inchiesta della CNN, hanno portato all’attenzione pubblica il suo passato controverso, che svela anche una collaborazione con un gruppo il cui fine dichiarato era la conversione delle persone omosessuali.

Questo aspetto del suo curriculum emerge in un periodo delicato, dove i temi dell’inclusione e la questione LGBTQIA+ sono al centro di accesi dibattiti negli Stati Uniti,

Le frasi pronunciate da Johnson in una intervista radiofonica del passato rievocano teorie storicamente infondate e discriminatorie, come quella che attribuisce la caduta dell’Impero Romano a un presunto degrado morale correlato all’omosessualità.

Johnson, che sostiene la tesi secondo cui l’omosessualità non sia una condizione innata ma acquisita, ha esternato in passato paragoni e commenti che oggi suscitano sconcerto e indignazione. Ma non abbastanza da impedirgli di assumere uno dei ruoli più importanti nella gerarchia politica statunitense. 

L’equiparazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso a unioni interspecie rappresenta uno degli esempi più eclatanti delle sue posizioni, che ora sollevano questioni spinose e potrebbero generare frizioni anche all’interno del suo partito, il Grand Old Party.

Se le recenti affermazioni di Johnson gettano luce su un personaggio che suscita dibattiti e perplessità, è esplorando il suo passato che emergono elementi ancor più inquietanti.

La carriera politica di Mike Johnson, fervente sostenitore della criminalizzazione dell’omosessualità

La traiettoria politica di Johnson è costellata da una ferma adesione a principi ultraconservatori, che hanno in modo significativo modellato il suo percorso e consolidato la sua carriera politica.

Laureatosi presso il Paul M. Hebert Law Center della Louisiana State University, Johnson ha dapprima intrapreso la carriera di avvocato, durante la quale ha difeso attivamente le leggi sulla sodomia e la criminalizzazione dell’omosessualità.

Il suo operato presso l’Alleanza per la Difesa della Libertà (ADF) lo ha visto protagonista della stesura di un amicus brief in opposizione alla storica decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Lawrence v. Texas, che nel 2003 ha sancito l’incostituzionalità delle leggi statali che criminalizzavano l’omosessualità.

Inaugurando il suo mandato alla Camera dei rappresentanti della Louisiana nel 2015 e proseguendo verso il Congresso nel 2016, Johnson ha perpetuato un’impronta conservatrice marcata, esprimendosi contro l’esito delle elezioni presidenziali del 2020 vinte dal democratico Joe Biden e a sostegno del presidente uscente, il Repubblicano Donald Trump.

Il suo ruolo di leadership all’interno del Republican Study Committee e la vicepresidenza della House Republican Conference hanno contribuito a cementare la sua reputazione di stratega e ideologo all’interno del suo partito. La sua elezione a portavoce è avvenuta in un contesto di tumulto e cambio di leadership, con l’estromissione del suo predecessore, Kevin McCarthy.

Mentre Johnson assume questa nuova, prestigiosa carica, restano le ombre di un passato politico e professionale che non mancano di sollevare interrogativi e preoccupazioni, soprattutto tra gli attivisti e i membri della comunità LGBTQIA+, che si trovano ad affrontare le possibili ripercussioni delle sue storiche posizioni ideologiche.

La crociata di Mike Johnson contro la comunità LGBTQIA+

Il curriculum di Johnson parla da sé. Nel suo ruolo di presidente del Republican Study Committee, il neoeletto speaker ha più volte veicolato una visione della società che marginalizza le persone LGBTQIA+ dal pieno godimento dei diritti civili, esprimendo esplicitamente critiche e avallando misure legislative contrarie alla tutela dei diritti fondamentali.

Il suo disegno di legge Stop the Sexualization of Children Act del 2022 – che si basa sulla teoria più volte confutata del grooming – mirava a inibire qualsiasi riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere nell’area pubblica, un’azione che ha richiamato la controversa legge “Don’t Say Gay” della Florida.

Senza contare le sparate qua e là, commenti dal tono aspro e dal contenuto fortemente critico nei confronti dell’omosessualità, che Johnson ha definito un “stile di vita pericoloso” e una minaccia per il “sistema democratico”.

Johnson si trova adesso di fronte all’impegnativa responsabilità di rappresentare l’intera popolazione statunitense in una posizione istituzionale di grande rilievo, che impone un approccio equanime e neutrale. Ciononostante, il suo background e le dichiarazioni pregresse alimentano incertezze e inquietudini riguardo alla sua effettiva capacità di salvaguardare i valori di parità e inclusione, pilastri imprescindibili in ogni società che si proclami democratica.

L’influenza della Chiesa Battista sulle posizioni ideologiche del nuovo speaker della Camera statunitense

In diversi contesti, Johnson ha sistematicamente associato la sua attività politica a un discorso che trova fondamento nelle sue convinzioni di battista del sud, assumendo sovente posizioni nettamente opposte alle battaglie per i diritti civili e l’equità sociale.

Questo fervore religioso si è concretizzato in un conservatorismo estremo che influisce profondamente sulle sue vedute riguardo a una molteplicità di questioni, estendendosi dalla politica sociale fino alla governance delle istituzioni pubbliche.

I riflettori si sono accesi su Johnson in particolare durante il periodo delle elezioni del 2020 negli Stati Uniti. Nella tumultuosa scia che ha seguito la vittoria di Joe Biden, Johnson si è schierato a favore di Trump, difendendo l’integrità del presidente sconfitto e sollevando questioni sulla legittimità del processo elettorale.

Le sue affermazioni, successivamente ritrattate nel 2022, hanno rivelato una certa tendenza alla promozione di teorie del complotto e hanno suscitato profonde preoccupazioni riguardo alla stabilità della democrazia americana.

Johnson si è anche opposto più volte al diritto d’aborto, diventando primo promotore dell’iniziativa che ha poi portato all’abrogazione della Roe V Wade. Nel 2017, proclamò che qualsiasi procedura di interruzione volontaria di gravidanza non dovesse essere coperta dalle assicurazioni sanitarie.

Posizioni controverse anche in ambito di cambiamento climatico: in netto contrasto con il consenso scientifico, Johnson ha più volte messo in discussione il ruolo dell’attività umana nei cambiamenti climatici, dimostrandosi critico nei confronti di iniziative come il Green New Deal e le energie rinnovabili, nonostante l’evidenza scientifica e la crescente pressione pubblica per un’azione decisiva.

Johnson ha assunto posizioni particolarmente delicate anche in politica estera, mostrandosi a favore di politiche migratorie ancora più stringenti, criticate per il loro carattere discriminatorio e deumanizzante. 

In seguito alla sua partecipazione a un viaggio in Israele, Johnson descritto l’esperienza come “l’avverarsi di una profezia biblica, sollevando interrogativi riguardo alla sua capacità di ricoprire un incarico pubblico in maniera laica e neutrale.

Queste sue dichiarazioni hanno anche generato una fugace polemica sulla sua stabilità mentale, evidenziando le preoccupazioni di alcuni settori dell’opinione pubblica riguardo alla forte influenza delle sue convinzioni religiose sulla sua condotta politica.

Se fin’ora Johnson è sempre apparso un combattente solitario in una crociata ultraconservatrice, emerge oggi un segnale preoccupante: le sue visioni sembrano trovare terreno fertile in un contesto statunitense che, a un anno dalle elezioni presidenziali, si sta mostrando nuovamente ricettivo a simili inclinazioni ideologiche.

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