NON SOPPORTO L’AMBIENTE GAY

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La Jena è alle prese con un caso diffuso: un omosessuale che non si riconosce nella 'comunità'. "Sono tutti dolcegabbanizzati". E, lei, giù duro: "Rivedi i tuoi parametri!".

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Caro Fabio, sono Gianni e ti scrivo piu’ per fare delle osservazioni che per qualche mio problema. La situazione e’ questa: io ho 24 anni e pur essendo gay (e vivendo tranquillamente la cosa in se’, senza trionfalismi e con naturalezza) non riesco a sopportare (mi rendo conto che non e’ il massimo come espressione ma insomma…) il cosiddetto “ambiente gay”. Mi spiego: non riesco ad accettare il fatto che il 99,9% degli omosessuali si rassegnino, anche molto allegramente, ad essere esattamente nel modo in cui gli “altri” vogliono che siano; in altri termini secondo me scatta un meccanismo di ‘autorappresentazione’ da parte dei gay che li porta a immedesimarsi in un ruolo assegnato a priori e essere prima gay e poi persone.
Io mi sento gay, ma innanzitutto mi sento ‘io’, mi sento me stesso, con tutto il casino che puo’ comportare il fatto che non mi rassegnerò mai a vedermi non tanto etichettato, quanto etichettabile. Capisci cosa intendo? E’ la stessa rabbia che provo nel vedere i ragazzi etero che “fanno” gli etero, o le ragazze che “fanno” le fighe perche’ cosi’ bisogna fare e cosi’ va il mondo. Tu mi dirai: fai come credi e comportati come ti senti, giusto?, e fin qui ci siamo. Il problema pero’ scatta a questo punto: perche’ essendo un gay ‘anomalo’ (come dice Aldo Busi, “non troppo normale come gay”), faccio una fatica enorme ad avere amicizie gay e mi trovo molto piu’ d’accordo con ragazzi etero, che sanno della mia omosessualita’, piuttosto che con gay. Quando sto con i miei amici etero mi rendo conto che posso essere me stesso, parlare di quello che mi pare, anche di politica o di calcio oltre che di cazzate; i gay che ho conosciuto (saro’ io sfigato ma insomma, proprio pochi non sono…) avevano come unici argomenti di discussione: ragazzi (in modo maniacale, peggio che delle ragazzine adolescenti), abbigliamento e look in generale, locali, discoteche, per non parlare dei gusti musicali dove preferisco stendere un velo pietoso. Io voglio poter essere gay e frequentare i centri sociali, avere amici punkabbestia, bere la birra per strada e fumare seduto a terra, e non essere costretto a ‘dolcegabbanizzarmi’ per vivere la mia omosessualita’ (ne’ a fare il leather man tutto borchie e cinghie, anche in questo caso come da cliche’ e da copione).
ERGO: nel cosiddetto mondo gay non mi caga ormai piu’ nessuno (praticamente), i miei contatti sono ridotti al minimo, e ormai (sara’ che sono diventato fobico, non dico di no!), appena conosco un ragazzo gay la cosa che riesco a fare prima e meglio e’ litigarci e farmi odiare. Insomma, mi sento una specie di straniero in patria, mentre invece ‘altri’ ambienti (quello dell’universita’ o di amici con cui mi vedo, o di altri amici che ho conosciuto in mezza Europa) sto benissimo, mi sento a mio agio e perfettamente integrato pur essendo dichiaratamente gay. Questo mi fa incazzare come una iena, perche’ lo percepisco come una cosa limitante non solo per me stesso, ma anche per la ‘comunita’ gay’ in se’, che a conti fatti e’ una delle piu’ selettive e discriminatorie, e piena di obblighi sociali e riti iniziatici (peggio di un’associazione segreta… non e’ che aveva ragione Proust a dire che gli omosessuali sono una vera massoneria?) ai quali bisogna uniformarsi se non si vuole esserne esclusi del tutto. E questo a Milano, dove vivo, quindi non oso immaginare in posti piu’ piccoli o provinciali. O magari li’ e’ meglio, non so. Non so se e’ chiaro il senso delle mie parole, spero di si’, vorrei sapere tu che ne pensi in merito. Ciao!

Carissimo Gianni, è chiarissimo il senso delle tue parole. Trovo la tua lettera molto interessante e spero che le tue osservazioni possano aprire un dibattito e, soprattutto, far riflettere…
Veniamo subito al punto. Non ti trovo particolarmente “diverso tra i diversi” sai? anzi credo che tu sia più gay di tanti altri, e questo nel bene nel male! E’ vero esistono, è inutile negarlo, dei modi di “essere gay” più comuni di altri, esistono dei gruppi più uniformati, più riconoscibili (spesso sono d’accordo con te: anche più detestabili!). Questo però non ha dato a nessuno il brevetto su come deve essere il vero, l’autentico gay. Il copyright su questo, fortunatamente non è stato concesso, quindi, arrivando diritti diritti alla meta: Ma che te ne frega di come si comporta una parte!!!????
Hai indovinato Gianni, ti dirò anche di essere te stesso. Sì, perché comunque, anche se come frase è inflazionata, va sempre bene, si mette su tutto (un po’ come il nero per l’abbigliamento) e ci credo fermamente, ne ho fatto la mia bandiera, la mia filosofia. Per quanto riguarda la tua percentuale (il 99%) dei gay che si adeguerebbero allo standard, diciamo quelli che non sopporti, mi sembra un po’ alta… Nemmeno Emilio Fede quando parla degli italiani che hanno votato Berlusconi arriva a tanto!! E allora? allora credo più in una tua seconda affermazione: sei stato un po’ sfigato negli incontri! Sì, caro Gianni perché la situazione non è proprio così. Ci sono tanti tipi di gay, tanti modi di esserlo, tante realtà. Ce n’è sempre una in più di quelle che tu credi. Tutto sta nel trovare le persone più vicine a te, quelle in cui ti riconosci di più, quelle con gli stessi interessi, spesso gli stessi punti di vista. Non puoi partire subito con un “esame d’ammissione al club Gianni” appena conosci una nuova persona!! Non sei certamente l’unico che si trova stretto in un cliché, ma credo che tu non sia nemmeno l’unico che quel cliché se lo sceglie come metro di paragone.
E poi basta con questa storia che uno si trova meglio con gli etero, uno con i gay, l’altro con i portoghesi, l’altro ancora con i buddisti… ci si trova bene (o male) con UNA persona, punto e basta! Le persone sono persone, cazzo! Gay, etero, bianchi, neri, ecc ecc. Lo so che è il Festival dei luoghi comuni, ma a volte è necessario farci una visitina a questo Festival… E’ anche normale Gianni, che tu voglia più amici gay per il semplice fatto che con loro (con noi…) hai in comune molte cose del tuo essere, della tua vera essenza. Le minoranze hanno le stesse radici (anche se vestite in modo diverso… dal leather al fashion), hanno vissuto le stesse sofferenze e, soprattutto, gli stessi diritti (spesso negati!!!). Ma da qui arrivare a quella che Proust chiamava la “massoneria gay” ce ne passa!! E lo dico con un po’ di rammarico, credimi. In Italia la massoneria gay, la “lobby” come molti la chiamano, proprio non esiste. Questo è il Paese degli individualisti, dei signori “faccio come voglio io e solo per me” e questo, chiaramente, vale anche per i gay. Una mini lobby esiste negli Stati Uniti, Paese dell’associazionismo, dei clubs, delle fondazioni. Fanno meno fatica di noi a riconoscersi sotto la stessa bandiera.
Credo che dovrai rivedere un po’ i tuoi parametri. Non i tuoi ideali o il tuo stile di vita, solo le modalità per riconoscere le persone da frequentare, non è difficile Gianni. Vedrai che anche a Milano troverai amici gay ad hoc. A proposito non c’entra il luogo dove vivi. I gay in questo sono globalizzatissimi. Ovunque gli stessi schemi, gli stessi stereotipi ma, allo stesso tempo, tanta diversità e fantasia. Questa è una delle cose che mi piace nei gay: siamo tutto ed il contrario di tutto!
Baci
Fabio

di Fabio Canino

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