Lə infinitə Orlando che ci donano il caos non binario, utopico e liberatorio: intervista a Paul B. Preciado

Il racconto cinematografico collettivo di Virginia Woolf e di 25 persone che si avventurano nell'ignoto. Arriva nelle sale il capolavoro di Preciado: "Orlando, la mia biografia politica".

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Intervista a Paul B Preciado - My Biographie Politique
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Filosofo, scrittore, pensatore, attivista, Paul B. Preciado dice di sé:

Non sono un uomo. Non sono una donna. Non sono eterosessuale. Non sono omosessuale. Non sono nemmeno bisessuale. Sono un dissidente del sistema sesso-genere. Sono la molteplicità del cosmo racchiusa in un regime epistemologico e politico binario che grida di fronte a voi“.

Dal 28 Marzo nelle sale italiane “Orlando, my biographie politique“, film con cui Paul B. Preciado decostruisce il concetto stesso di biografia, e nel quale l’Orlando di Virginia Woolf fluisce nelle testimonianze di 25 persone trans-generazionali, coinvolte dal filosofo nel racconto gioioso e pulsante della propria sfida alla violenza del potere normativo e all’oppressione dell’assegnazione di genere. Lə Orlandos di Preciado/Woolf si avventurano nell’ignoto, e soffiano, a chi avrà il privilegio di godere di questo gioiello visivo e pop di filosofia queer, un anelito di caos, o – per usare le parole di Paul durante l’intervista – uno slancio di utopia.

Il film è una piccola rivoluzione anche in termini di scomposizione della struttura documentaristica cinematografica. È prodotto in lingua francese dai franco-tedeschi di Arte, e distribuito in Italia da Fandango. In fondo a questa pagina il modulo per gli inviti omaggio di Gay.it

Abbiamo incontrato e intervistato Paul B. Preciado a Milano.

Lə infinitə Orlando che ci donano il caos non binario, utopico e liberatorio: intervista a Paul B. Preciado - PAUL B PRECIADO ©Marie Rouge - Gay.it
Paul B. Preciado

Paul, cosa intendi per biografia politica?

Virginia Woolf ha usato questo titolo: “Orlando, a biography”, e non è un caso. Non ha scritto “Orlando, a novel”, ma “Orlando, a biography”. Una biografia, quella di Orlando, che attraversa 300 anni e nel quale lə protagonista, nel mezzo della storia, cambia genere. La storia di Orlando è assimilabile al vissuto della comunità LGBTIAQ+. Avrei potuto persino scrivere “Virginia Woolf for us”, riferendoci alla nostra community. E non per imprigionare Woolf nell’identità lesbica, ma perché Virginia semplicemente non era a proprio agio con la sua identità. Per me è evidente che lei all’epoca si sentisse minoranza: minoranza psicologica, minoranza di genere, minoranza sessuale. Per questo ha scritto “Orlando, a biography”. E non è un caso che abbia scritto altre due biografie: quella di un cane (‘Flush’, 1933 ndr) e quella di uno scrittore (‘Robert Fry’, 1940, ultima pubblicazione di Woolf ndr).

Va bene, ma perché questa biografia è politica?

Una biografia è sempre una storia individuale, ma una vita è una storia costruita socialmente e politicamente. Orlando fu pubblicato nel 1928. All’epoca poteva apparire una specie di Frankenstein di Mary Shelley, un romanzo fantasy. Ma non era fantasy, era realtà. E questa è un’affermazione politica, perché finché non ti affermi, non esisti. È importante dire “Noi esistiamo, non siamo una fantasia politica”. Dunque non si trattava di un fantasy politico (come in effetti è Frankenstein), ma di una biografia politica.
Per moltə di noi, la vita è possibile attraverso la fiction. Ecco perché questo libro è importante per me. Se appartieni a una minoranza politica, la fiction è cruciale per la tua sopravvivenza. La storia di cui tu hai bisogno per sopravvivere nella società non ti sarà data dalle leggi, dalla scuola: devi trovarla nella fiction, nella letteratura, nella poesia. E questo è quello che è accaduto a me con Orlando di Woolf. Ero teenager quando lo lessi nei primi anni ‘80, ma sono natə negli anni ’70, e in Spagna eravamo di fatto ancora sotto un clima fascista e fortemente conservatore (la dittatura di Franco fu deposta nel 1975 ndr), e dico questo soprattutto per i più giovani, che possono trovarsi ancora oggi in società come quella attuale italiana, e chiedersi cosa può dare loro la società per sopravvivere alla società stessa. Devono trovare una storia e la storia che trovai io fu quella di Orlando di Virginia Woolf.

Orlando, my biographie politique di Paul B. Preciado
Orlando, my biographie politique di Paul B. Preciado

Chi ti fece scoprire quel libro?

Sono andato in una scuola di suore. Non so perché – ridiamo insieme – le suore inclusero Orlando nella lista dei libri suggeriti. Forse alcune di loro facevano parte della nostra comunità? Chi lo sa? In fondo, essere una suora è anche un po’ ribellarsi al genere, rifiutare il matrimonio e l’idea di essere madri. Ad ogni modo: ho scoperto questo libro ed è diventato da subito per me molto più importante della Bibbia o di qualsiasi altro libro scientifico. Ero già un bambino trans e non binario, sebbene non ne avessi coscienza, non se ne parlava all’epoca, ma a scuola i professori dividevano le classi in ragazzi e ragazze, e io restavo nel mezzo. Quando scoprii “Orlando, a biography”, fui colpitə dal fatto che non fosse un romanzo, ma una biografia. Qualcosa di reale in cui identificarmi. Mi dicevo: “Se questa è la biografia di una vita, allora la mia vita è possibile”. Il libro diventò una specie di talismano, lo portavo sempre con me in quegli anni.

E oggi ne hai fatto un film sulla tua vita: dunque la tua vita è quella di Orlando?

Quando con il produttore di Arte iniziammo a discutere l’ipotesi di fare un film sulla mia vita, il libro – senza rendersene conto, Paul parla di Orlando di V. Woolf come “The Book” – tornò da me a suggerirmi che la mia vita non era iniziata il giorno della mia nascita, non era iniziata con un reperto medico, la mia vita non era iniziata con un atto amministrativo di assegnazione di genere! La mia vita era iniziata con una fiction. In qualche modo Virginia Woolf ha scritto la mia vita, prima che io nascessi. È una cosa affascinante, e non è accaduto solo a me. Ognunə di noi deve trovare la narrazione a cui appartiene e poi riscriverla, come ho fatto io con il film. Non importa quale sia la storia a cui appartieni, prendila e riscrivila.

Lə infinitə Orlando che ci donano il caos non binario, utopico e liberatorio: intervista a Paul B. Preciado - Orlando my biographie politique 3 - Gay.it
Orlando, my biographie politique

Nel film, oltre ai 25 Orlando che intrecciano le proprie testimonianze alla biografia di Woolf, ci sono Marsha P. Johnson, una delle più combattive attiviste dei moti di Stonewall nel ’69, e Coccinelle, prima persona transgender di Francia, che tu definisci rispettivamente le Orlando del 1969 e del 1958. Lə Orlandos sono sempre esistitə!

Sì! E infatti Virginia ha scritto una biografia collettiva! Vedi, io adoro mia madre, ma Coccinelle è stata molto più importante nella mia vita. Lei è la mia vera madre, la mia antenata, come lo è Marsha, e dobbiamo conoscere i nostri antenati, è grazie a loro se costruiamo pienamente la nostra vita, perché se io oggi sono sopravvissutə, è grazie a loro.

In questi giorni un politico di estrema destra italiano ha definito Macron come “femmineo”: un episodio imbarazzante per noi italiani. Ma vorrei chiedere a te: cosa pensi della privacy che i politici chiedono sempre per la propria vita privata, pensando alle nostre democrazie ovviamente, e non a Putin o Xin Jinping.

Vita privata? Chi ha diritto alla vita privata? Un bambino bullizzato a scuola ha una vita privata? La privacy è un privilegio di chi ha una posizione di egemonia. Se sei un maschio eterosessuale, la tua privacy è al sicuro, non devi parlare di te per difenderti e sopravvivere, e questo perché la tua vita privata è perfettamente in regola con la norma. Appena però ti discosti dalla norma, immediatamente la tua vita privata è argomento di discussione pubblica. Discussioni tra psicologi, discussioni sui media eccetera.
Tuttavia dobbiamo fare attenzione. Come saprai, c’è stato un momento in cui l’outing di figure pubbliche è stato utilizzato come arma di lotta dal movimento (anni ’80 e primi ’90, negli USA ndr). Ecco, oggi io non credo molto in questo strumento, anzi ho seri dubbi a riguardo. E non per la sua intrinseca violenza, in fondo la violenza di genere è ovunque, ma perché l’outing è un’arma basata su una tecnica omofobica e transfobica. Questo è un tema importante oggi, per il movimento LGBTIAQ+: dobbiamo porre attenzione a come utilizziamo le nostre identità omo, trans e femminili quando denunciamo i nostri avversari. Non penso che sia giusto utilizzarle per accusare qualcunə.
La vostra presidente (Meloni ndr) ha brandito alcune identità come sono una donna, sono una madre, sono cristiana, ma non è la stessa cosa essere una donna, madre e cristiana povera senza documenti e una donna, madre e cristiana presidente del consiglio. Sono queste le trappole delle identità politiche.

Macron?

Chi lo sa quale sia l’orientamento sessuale o di genere di Macron? Non so se hai visto che in Francia ci sono stati anche commenti sull’ipotesi che sua moglie Brigitte sia una donna trans. Certo, noi saremmo felicissimi di questo – what a dream, diciamo insieme – ma in verità il punto è un altro: Brigitte non è una donna trans, è soltanto una donna più anziana di suo marito e questo è insopportabile per la normatività di genere, secondo cui un uomo di potere deve avere una donna più giovane al suo fianco. Quindi no, non sono interessatə alle questioni di genere o di orientamento sessuale di un soggetto politico, ma alle sue politiche. Cosa sta facendo per tutelarci dalla violenza di genere e da quella per orientamento sessuale? E diciamo anche un’altra cosa, possiamo?

Prego.

L’eterosessualità è un regime politico, ma questo non significa che non possano esserci persone LGBTI+ totalmente omotransfobiche.

Da uomo gay mi chiedo se l’omosessualità non sia stata in passato un rifugio per tantə Orlandos?

Quando Virginia scrisse Orlando era il 1928 e non c’erano differenze tra l’essere trans ed essere omosessuali: erano contro natura e tanto bastava. Gli omosessuali maschi erano considerati donne in corpi maschili, dunque c’è stato un tempo in cui gli omosessuali erano nella posizione delle persone trans. Ora penso che l’omosessualità sia stata normalizzata, certo ci sono ancora violenze omofobiche e norme da approvare, ma dopo gli anni ’40 il genere e la sessualità sono stati separati, anche in termini scientifici – pensiamo a Kinsey – e in termini legali. E questo è stato cruciale.

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Orlando, my biographie politique

Esistono un’identità omo e un’identità etero?

Non penso, non credo nell’identità gay o in quella etero. E non sono interessato in generale a sentirmi un uomo trans etero o gay, sono un uomo trans. Più che all’identità, sono interessato alla de-identificazione. C’è un enorme potenziale politico nella de-identificazione di te stesso. E questo vale per chiunque. L’abbiamo capito osservando le identità politiche (de-identificarsi da identità come sono una donna, sono una madre ecc.). Ora che sono un uomo trans per esempio adoro nuotare nella gay culture, è meraviglioso, mi piace da morire. Ma è piuttosto interessante talvolta anche nuotare al largo da essa.

In fondo siamo tuttə molto di più di un’identità. Nel film moltə Orlandos spiegano che la metamorfosi porta a diventare molte cose. Che la transizione non è un approdo, ma un’avanzata in un territorio ignoto. L’indefinitezza è una conquista intellettuale, ma come può diventare una costruzione politica? Ci attende il caos?

Il caos è uno spazio potenziale per la libertà. È incredibile come temiamo il caos più della violenza. Abbiamo paura della libertà, più che della morte. Siamo totalmente addomesticati, normalizzati. Abbiamo tutti paura del caos, ma non ci curiamo del fatto che siamo sottomessi al regime della violenza.
Invece io sono molto interessatə proprio a quel caos, a ciò che arriva non dalla reazione alla violenza, ma a ciò che arriva dall’utopia. Pensa alla comunità LGBTI+ nel ventesimo secolo. Tutto ciò per cui abbiamo combattuto aveva a che fare con la conquista della normalità: il matrimonio, l’adozione, i figli. Naturalmente i diritti devono essere uguali per tutti ed è giusto lottare per questo. Ma ora secondo me siamo giunti a un punto diverso. È il momento di dire alle persone etero e normali: Che ne dici di essere libero dalla normatività di genere?

Pensi che davvero siamo vicini a questo?

Per molto tempo abbiamo chiesto di non essere discriminati, penso che ora sia il momento di invitare tuttə ad unirsi alla rivoluzione che abbiamo iniziato e che non può essere completa senza il resto della società, e non solo la comunità LGBTIQ+.

 

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Nel film c’è un momento di liberazione inscenato con una canzone ironica che esalta la chimica e la farmacologia. C’è il rischio che la comunità sia manipolata dalle multinazionali farmaceutiche?

Non più di quanto già accada ad altre comunità. Pensa all’Aids, o alle pillole contraccettive. Sì, i nostri corpi sono laboratorio anche per le multinazionali del profitto. Per l’Hiv oggi è ancora così e anche per le pillole contraccettive. Come dicevamo prima, è interessante osservare lo shift tra chi consideriamo come normali e noi LGBTI+. Qualcosa di simile è accaduto durante il Covid. Tutta la popolazione è diventata il nuovo oggetto di interesse dell’industria farmaceutica, che aveva in mano la chimica per controllare la vita e la morte. Un virus ora interessava tutta la popolazione, a cui sarebbe stato interessante chiedere “Come ci si sente a essere relegati, forzatamente reclusi, obbligati ad assumere farmaci?”. Per rispondere alla tua domanda, non siamo obiettivo di profitto delle case farmaceutiche più di quanto non lo fossimo e non lo siamo già per altre questioni.

Cosa pensi di questa guerra in corso ai bloccanti per la pubertà in persone adolescenti? Sono farmaci considerati salva-vita, ma alcune frange neo-fasciste starnazzano cose tipo “non mettete le mani sui bambini”.

Non voglio star qui a fare lo spot della molecola bloccante o il moralizzatore che raccomanda la pillola. Ma voglio dire questo. Dobbiamo avere timore delle tecnologie di costruzione del genere, e non delle tecnologie che ci permettono di abbatterli! E dobbiamo puntare l’attenzione sul fatto che a ogni ragazzina di 13 anni viene somministrata la pillola, anche se non lo chiede, perché questo le è stato assegnato dalla normatività di genere. È il solito path della normalizzazione del corpo femminile. Come è evidente, fanno già costantemente ciò che vogliono rispetto a questo. Quello che non accettano, è quando le molecole vengono usate per un atto di auto-determinazione. Perché l’autodeterminazione è il loro vero nemico. Negli anni ’60 negli USA si scatenò un dibattito simile perché tutte le donne americane prendevano la pillola. Il tema non è il genere, ma l’uso politico del corpo. Non hai il diritto di usare il tuo corpo come vuoi. Il pensiero di destra vuole che tu usi il tuo corpo come dicono loro.

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Orlando, my biographie politique

Il film è strutturato – possiamo dirlo? –  in un fluire non binario: la realtà delle testimonianze dellə Orlandos di ogni generazione si mescola al racconto di Orlando di V.Woolf, e in certi momenti non capiamo se stia parlando Woolf o una delle persone protagoniste del film. Fiction e realtà non sono definite e non sono distinguibili. È magnifico, voglio proprio dirtelo. E c’è un momento in cui Virginia Woolf mette becco sul contemporaneo del digitale: stupendo!
Il superamento del binarismo di genere è la premessa per il superamento di molti binarismi?

Non è la premessa. A livello epistemologico il processo della conoscenza è basato sul binarismo e lo è da molto tempo. Non penso che dovremmo problematizzare il binarismo in quanto tale.

Io sento questa particolare esigenza.

Lo capisco. Ma vedi, in fondo è vero: c’è il giorno e c’è la notte. Il problema è storico e culturale: abbiamo associato alla notte ciò che è oscuro, cattivo e sbagliato, e al giorno ciò che è buono, come per esempio il lavoro. Dunque dipende dall’uso politico che abbiamo fatto e facciamo dei binarismi. E nella realtà, a dirla tutta, non ci sono giorno e notte, il tempo scorre continuamente. Se dividiamo la realtà in sistemi binari, perdiamo la complessità delle cose. Quando ho iniziato il film, per me questo punto era fondamentale. Volevo che lə Orlandos parlassero la lingua di Virginia Woolf. Il mio producer era scioccato, pensava che la lingua di Woolf fosse troppo letteraria.

E quindi li hai adattati?

No! I testi di Woolf, sono esattamente come li ha scritti Woolf. Lə Orlandos hanno continuato a giocare con i suoi testi, recitare e recitare e recitare, provare e riprovare, fino a quando tutto si è accordato e il tono letterario di Woolf non era più così dissonante dalle realtà di ogni Orlando.

Lə infinitə Orlando che ci donano il caos non binario, utopico e liberatorio: intervista a Paul B. Preciado - Amir Bailly - Gay.it
Orlando, my biographie politique

Hai creato un’estetica narrativa cinematografica non binaria: sei unə pazzə scatenatə. Nel film si dice con forza questo: la poesia ha il potere di cambiare il nome alle cose.

La poesia è un’arma politica. Ecco perché io sono uno scrittore. Ed ecco perché ho fatto io il film, non ho chiesto a un film maker. Penso che la poesia sia per la lingua, ciò che le battaglie politiche sono per i cambiamenti sociali. Per noi minoranze, la poesia è come una forza. Davanti alla lingua degli psicologi, degli psichiatri, dei legali, puoi usare la forza della poesia. E infatti: anche la poesia non è definibile, appartiene all’indefinitezza.

Cos’hanno da raccontare lə tantə Orlando a chi Orlando non è?

Quando ho iniziato a lavorare al film non pensavo all’audience. Ero immerso nel lavoro con lə miə 25 Orlandos. E ovviamente il mio producer mi chiedeva a chi fosse rivolto il film – sai, è una specie di esercizio di marketing – ma io non ci pensavo. Poi abbiamo iniziato a portarlo in giro e ho capito, vedendo le reazioni a New York, a Roma, a Berlino, che il film parla all’Orlando che è ancora vivə in te. A quella parte poetica che è ancora viva in te e che non è stata uccisa dal fatto che magari sei padre o madre o gay. Orlando vive in ognunə di noi come una chiamata per la libertà, una chiamata per avventurarci in territori ignoti.

Giuliano Federico

 

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Orlando, my biographie politique , il poster

 

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