L’età dell’Horror: una coppia di danzatori gay per sconfiggere la paura

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La paura fa fuggire o fa immobilizzare: i danzatori de "l'Età dell'Horror" tentano, attraverso un intenso rapporto tra i propri corpi, di affrontare insieme la paura.

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«La danza contemporanea è indefinibile, proprio perché esiste nel momento presente. Neppure io so definire cosa sia: proprio per questo il mio lavoro è un’opera di ricerca». Questa è la prima frase che Riccardo Buscarini mi ha detto per rasserenarmi a riguardo della mia difficoltà di scrivere di un tema così liquido. Tra un lavoro di regia e la preparazione di un nuovo spettacolo, Riccardo mi ha raccontato la sua Età dell’HorrorÈ un’opera ancora in lavorazione, in via di definizione, sotto studio dal suo stesso creatore. Horror non inteso strettamente come stile narrativo, ma «come orrore, un misto di disgusto e paura, emozione primaria dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo di fronte ad una situazione di pericolo».

I protagonisti scelti per incarnare quest’opera da Riccardo Buscarini – recensito dal The Guardian, dal The Telegraph, da Vogue e dal The Times – sono una coppia di danzatori maschi, una coppia che vive una relazione d’amore nella vita quotidiana: «ho scelto due amici che stessero insieme per incarnare al meglio la complicità da mettere in scena. Una coppia gay, perché dentro alla mia opera riverso la mia esperienza autobiografica, che traduce la paura dal mio punto di vista». Un punto di vista non scevro di elaborazione artistica.

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Riccardo Buscarini, come detto, utilizza un vero e proprio metodo di ricerca del movimento, ricerca iniziata durante la residenza coreografica a Bassano del Grappa nell’aprile 2016 e che è continuata al Mediterranean Dance Centre di San Vincenti in Croazia. In questa seconda esperienza si è formata la traccia che guiderà l’opera nelle sue due successive fasi di sviluppo. Qual è il risultato di questa ricerca artistica?

«La paura è una delle emozioni primarie che più ha a che fare con il movimento, con l’aspetto cinetico della vita. La paura fa fuggire o fa immobilizzare. I danzatori de “l’Età dell’Horror” tentano, attraverso un intenso rapporto tra i propri corpi, di affrontare insieme la paura». A questo punto del racconto vi starete chiedendo quanto io abbia capito di questo lavoro, probabilmente. Credo che il messaggio incarnato dalla metafora della danza tra i due protagonisti sia potente: in una società come la nostra, dove la paura è divenuta moneta sonante della politica, dove i Trump e i Salvini sfruttano la paura per il proprio tornaconto personale, lo stare uniti, compenetrarsi, affrontare insieme l’orrore del nostro tempo, sia l’unica via per non ritrovarsi da soli. Soli e sopraffatti.

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Il lavoro di ricerca di Riccardo Buscarini non è finito. L’opera andrà in scena nel 2017, ma mancano ancora due fondamentali passaggi. Il primo sarà a Londra al The Place, mentre il secondo a Milano. A termine di entrambe le sessioni verrà presentato al pubblico il risultato della ricerca. Il 15 ottobre si potrà assistere alla sessione di danza che il coreografo terrà alle 20 presso il PimOFF, aperta al pubblico e gratuita.

Per sostenere il progetto, che vede impegnato il giovane coreografo italiano in questo periodo, si può fare una donazione alla pagina di crowdfunding a questo link. Tra le ricompense, una sessione d’improvvisazione su Skype con Riccardo e la lettura dei tarocchi da parte di uno dei due danzatori. Ma, sopratutto, la consapevolezza di aver contribuito alla creazione di un’opera d’arte.

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Photo credits: Andi Bančić

 

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