Breve storia del porno, dall’illegalità alla consapevolezza

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Era la fine degli anni '60 quando Lasse Braun, regista hard italiano, decise di prendere a schiaffi il perbenismo e sdoganare il porno. Ora, i porn performer gay...

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^1Oggi che la pornografia è davvero a portata di mano, è strano pensare che fosse illegale ovunque fino al 1969, quando la Danimarca – per prima – aprì le porte alla libera rappresentazione del sesso esplicito. Quello che sono in pochi a sapere è che buona parte del merito di quello che accadde in Danimarca, per poi estendersi al resto del mondo, era di un regista italiano che – in quegli anni – divenne una vera e propria leggenda del mercato clandestino. Il suo nome era Lasse Braun, e per lui la pornografia era una questione di principio. Non si trattava solo di un affare promettente, ma soprattutto di un’istanza di libertà e un’arma da sferrare contro il moralismo e il bigottismo che incatenava la società occidentale degli anni 60. La sua strategia si basava sulla legge di mercato: rendere cioè popolare il materiale pornografico a livello di massa in modo che la legalizzazione diventasse inevitabile. Lasse Braun sostiene ancora che «la pornografia sia al centro della più grande rivoluzione culturale dello scorso secolo», e in effetti non ha tutti i torti. Questo ragionamento, applicato alla comunità gay, acquista particolare valore.

Probabilmente, se negli Usa la pornografia gay non avesse contribuito (a partire dalle riviste clandestine degli anni ’50) a creare una massa critica di persone consapevoli della propria identità sessuale, un vero e proprio movimento gay non avrebbe trovato un terreno solido in cui affondare le proprie radici. Anche per questo la pornografia, intesa come fenomeno sociologico, viene considerata parte integrante della cultura gay in senso lato.  Non è un caso se, proprio in questi giorni, la morte del porn performer Jack Wrangler è stata messa in primo piano dalle maggiori testate gay del mondo. Infatti, partecipando ad alcuni dei primissimi film hard gay degli anni ’70 (un periodo in cui esporsi era tutt’altro che facile), era unanimamente considerato una vera e propria icona del movimento di liberazione omosessuale (tant’è che proprio lo scorso anno è stato celebrato da un documentario).

D’altra parte anche i porn performers di oggi vengono considerati qualcosa di più che semplici ragazzi che si prostituiscono in video. Basti pensare che il giovane (ma già strafamoso) porn performer Brent Corrigan ha recentemente partecipato, con un piccolo ruolo, anche in Milk. Da notare che i cameo di porn performers più o meno famosi sono sempre più frequenti anche nel cinema propriamente gay (quello che in Italia non arriva mai nelle sale). Giusto per fare un esempio ricordiamo Another Gay Movie e Another Gay Sequel, che – nonostante il tono assolutamente demenziale e l’umorismo volgarotto in stile American Pie – sono dei piccoli condensati di cultura gay pop contemporanea. A questo punto non dovrebbe stupire più di tanto il fatto che su Amazon.com sia andata esaurita in poco tempo la prima edizione di How to be a Gay Pornstar, il manuale scritto dal pluripremiato regista hard Mike Donner che spiega – fra il serio e il faceto – come fare carriera nel settore. Questo libro è stato scritto anche con l’apporto dei performers Dean Phoenix, Justin Wells e Rod Barry, ma nonostante quello che si potrebbe pensare non è una celebrazione idealizzata della categoria "attore gay hard". Tutt’altro.

Tant’è che sconsiglia di intraprendere la suddetta carriera a quanti non sono disposti a mettersi in gioco sul serio e a crederci davvero. Ovviamente il libro si rivolge a chi aspira a una carriera hard nel senso pieno del termine, e non a tutti quelli che si fermano a qualche  partecipazione occasionale in video semi amatoriali. Questo libro, però, in realtà non infrange nessun tabù: l’editoria internazionale, e in particolare quella anglofona, da diversi anni ha ampie sezioni dedicate a tutti gli aspetti della sessualità gay nel senso più letterale del termine (dalla manualistica più specifica ai kamasutra gay). Curiosamente l’editoria italiana non ha mai dato spazio a questo tipo di prodotti (preferendo pubblicare solo i suoi corrispettivi etero), e a tutt’oggi in lingua italiana non si trova alcun testo di questo tipo. Segno che negli Usa la liberazione omosessuale è una realtà, mentre in Italia non è mai arrivata sul serio?

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di Valeriano Elfodiluce

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