Martin Mazza, il re del porno spagnolo: dall’Opus Dei ai set hard

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Dai pranzi con la principessa, al jet set del porno iberico: intervista a Martin Mazza

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Da anni considerato il miglior attore porno gay di tutta Spagna, il 16 maggio Martin Mazza ha ottenuto ufficialmente questo titolo, in una cerimonia organizzata dalla casa di produzione Hardkinks al Club Attack di Madrid. In occasione di questo premio, siamo volati fino alla capitale castigliana per parlare con Mazza, che ci ha fatto una sorpresa, e si è presentato all’incontro, nel quartiere di Chueca, con Jonan García, quello che lui definisce il nuovo astro nascente della pornografia gay europea. Ma di Joan vi parleremo nella seconda parte di questa intervista, fra qualche giorno.

Viagra, anabolizzanti, bareback

Martin, hai pubblicato un’autobiografia a soli 29 anni. Avevi già tanto da raccontare?

Ero entrato nel mondo del porno da sei anni, e mi è stato chiesto chiesto di raccontare la mia esperienza. “Storia di una pornostar” è stato il primo dei miei tre libri, oggi è ancora considerato bestseller. Poi ho pubblicato “Aperto 24 ore” e “Quando tutti dormono”, ma con meno successo.

È abbastanza scioccante sapere che provieni da una famiglia dell’Opus Dei…

I miei nonni erano molto cattolici, ed i miei genitori erano affiliati all’Opus Dei. Sono cresciuto ed ho avuto un’educazione secondo le loro regole. Dopo aver studiato pubblicità ho iniziato a lavorare per Globus, azienda dell’Opus Dei. Mi occupavo di interior design e più tardi sono stato direttore artistico di diverse riviste.

La tua famiglia era anche molto amica di quella del dittatore Franco.

Mia madre era una marchesa. Guarda questa foto: al matrimonio di mia zia, poco tempo fa, ero seduto con la sorella del re, la principessa Margherita di Borbone e delle Due

Una famiglia del genere, però, non deve aver preso bene la tua professione.

Al principio no. A 16 anni, quando gli dissi che ero gay, fù uno shock per loro, non riuscirono ad accettarlo. Per due anni andavo via di casa e tornavo fino a quando, a 18 anni, presi e andai a Londra. Poi tornai in Spagna, volevo studiare. Dopo gli studi, iniziai a lavorare e a fare una vita normale. Mio padre aveva già accettato che fossi gay, potevo presentargli i miei genitori, uscivamo insieme. Fino a quando gli dissi che facevo l’attore porno. Quello è stato un vero shock.

Sei in contatto con loro?

Mia madre è morta un’anno fa. Con mio padre e con la matrigna il rapporto ora è fantastico. Sono medici, e gli racconto tutto. Se, ad esempio, durante le riprese di una scena si rompe il preservativo, li chiamo subito, e mi dicono cosa devo fare.

Come ti sei avvicinato al mondo del porno?

Lavoravo per un’azienda dell’Opus, qui a Madrid. Due palle! Avevo una paga decente, però accanto a me sedevano dei cinquantenni che mi facevano pena: avevano passato tutta la vita in azienda. Seduti ogni giorno, facendo i layout delle riviste. Mi chiesi se volevo veramente passare la vita chiuso in un ufficio, dalle 7 del mattino, fino a tarda sera. Parlai con quello che allora era il mio fidanzato, e gli dissi che volevo fare un film porno. Scoppiò a ridere, mi disse che nessuno mi avrebbe mai preso.

Scrissi alla signora Chi Chi LaRue, che è una delle produttrici di porno di maggior successo. A quel tempo era la direttrice di Falcon. Mi invitò a Los Angeles. Si trattava di venire, riprendere una scena, e tornare a casa. Ma rimasi lì per ben tre mesi. Fare porno era così facile, e si guadagnavano tanti soldi.

Hai dovuto pagarti il viaggio da solo?

No, pagò tutto lei. Ma erano bei tempi. Ora già non si fà più.

Al giorno d’oggi, invece, è un business fare porno?

Lo è solo se del tuo nome riesci a fare una marca. Non si fanno soldi solo con i film, ma anche con le ospitate in discoteca. Ci sono, poi, marche che decidono di patrocinarti: aziende di intimo, oppure qualche marca di proteine e anabolizzanti. Non è importante essere bellissimo o muscoloso, l’importante è piacere alla gente. Negli Stati Uniti è molto più facile vivere di porno che in Europa.

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Farsi un nome oggi, però, non deve essere facile.

È complicato. E poi, non è possibile farlo da un giorno all’altro. Per chi inizia, vivere di solo porno è impossibile. Dopo circa quattro anni, quando ci si crea un nome sul mercato, e si ha un gran seguito, è già un’altra cosa. Devi avere un buon manager ed una rete di contatti, e mantenerli e svilupparli.

Rocco Siffredi dice sempre che gli attori porno di oggi sono una schiappa, perchè lui è l’unico a lavorare senza Viagra.

Se lo dice lui, e se veramente riesce a farlo, complimenti. Ma ho i miei dubbi.

Dici che sia necessaria per tutti, in questo campo?

Se si registrano delle scene amatoriali, spesso non è necessaria. Sei eccitato, e il tutto dura 45 minuti al massimo. Ma se parliamo di grandi produzioni, quelle che durano anche cinque ore, la cosa migliore è prendersi un Viagra. Anche perchè, facendolo, non devi passare delle ore di stress, pensando se il tuo pene sia in tiro oppure no, e ti puoi concentrare sull’esecuzione della tua scena, e sentirti sexy.

Chi fa spettacoli dal vivo, poi, usa il Caverject, un liquido che viene iniettato con una siringa nel pene. Ti garantisco che il 90% dei ragazzi gay che fa spettacoli lo prende.

Tu, poi, sei abituato a iniettarti siringhe in diverse parti del corpo.

Si, spesso mi faccio delle iniezioni di mesoterapia, per eliminare i grassi e dimagrire. È un modo per gestire più velocemente il mio corpo, ed avere una buona immagine durante le riprese.

Ho letto da qualche parte che queste iniezioni contengono liquidi prodotti per essere iniettati in animali.

Esatto. C’è, ovviamente, bisogno di fare dei severi controlli medici, per essere sicuri di non rovinare il fegato.

Fa impressione.

È vero, quando lo inietti nel tuo grasso, la sensazione è strana. Ma si usa moltissimo. E poi, con me, funziona un casino!

Ci sono anche dei liquidi che, iniettati, fanno diventare il pene più grosso?

Non esiste nulla di simile. Al massimo la chirurgia plastica. Esistono, però, delle bombolette, per persone impotenti, o chi ha avuto problemi muscolari al pene. Queste bombolette lo fanno gonfiare. Sono appena state lanciate sul mercato, e conosco già due attori porno che le usano..

I nomi?

Se lo dico, mi ammazzano!

Cambiamo tema, che è meglio! Dicevi che farsi un nome nel porno oggi non è facile. Cosa consiglieresti a chi sta iniziando adesso?

Ho invitato a quest’intervista anche un altro attore, Jonan García, che ha appena iniziato, e che è una grande promessa del porno. Qualche giorno fa abbiamo fatto un film insieme. Il mio consiglio, per Jonan e per tutti i ragazzi nuovi, è di sapere che si tratta di un lavoro del quale si può vivere. E di svolgerlo con responsabilità, come qualsiasi altro lavoro. C’è una domanda specifica, ed il regista vuole che la tua esibizione sia la migliore, in modo tale che la gente torni a rivedere il tuo video. Perché oggi, al tempo di internet, si può sapere subito se un video piace o meno, dipendentemente dal numero di click che ha avuto. Non importa che tu sia alto un metro e mezzo, che tartagli, o che vedi male da un occhio. La cosa più importante è essere interessanti, e far ottenere al video il maggior numero di visualizzazioni.

E Joan, l’astro nascente? Restate su Gay.it per leggere la sua intervista.

di Dino Geromella

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