SESSO E TERRORE IN RETE

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Mi ha scoperta. Non so come ha fatto ma mi ha scoperta. Ho trovato una sua lettera nella posta, mi chiama troia, ora sa dove abito. Che faccio...

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Un rumore sordo come un colpo contro la parete. Ho un sussulto ma poi penso al vicino , a quest’ora di sicuro intento a preparare la cena da consumare solo, davanti alla televisione. Uova sbattute e salame, una volta mi ha detto, mi preparo quasi sempre la stessa cosa la sera. A volte tonno e cipolla. Non ricordo come venimmo in argomento, io gli sorrisi senza replicare. Il rumore viene senz’altro dalla sua casa. Eppure ho famigliarità con i suoi tonfi, i fruscii, avverto persino un lieve russare, di notte. Lo sciacquone , la doccia, tutti quello che accompagna le nostre giornate si percepisce nitidamente attraverso queste pareti di cartone. Soprattutto quando si è soli e i rumori sono sempre gli stessi. Ci facciamo compagnia senza quasi mai incrociarci sul pianerottolo.

Ma sono ansiosa questa sera. Cerco di non pensarci e la paura ritorna, improvvisa, ci penso e la mente si affolla di pensieri cupi.Ho trovato un biglietto delirante di Mad Joe nella buchetta della posta, ritornando dalla spesa.

Non potevo crederci. Continuo a guardarlo con l’espressione inebetita.

Ero ansimante e sudata, il supermercato stava per chiudere, c’erano due ragazzi che si attardavano al reparto frutta e tre signore in fila alla cassa coi carrelli pieni fino all’orlo. Ho girovagato con l’aria di una sonnambula fra le corsie col mio carrello e intanto osservavo da dietro le vetrate il mondo delle 19 e 30 placido al bar, per l’aperitivo. Ho arraffato quattro cose giusto per non rimanere con il frigorifero vuoto, e senza niente da bere. Tornando a casa ho sbirciato la buchetta come faccio sempre e ho visto una strana busta gialla e lunga, con il nome e l’indirizzo scritti col normografo. Mi è venuto un brivido. Appena a casa, senza neanche appoggiare il sacco della spesa, col cuore in gola e col fiatone l’ ho aperta coi denti, dilaniando uno dei lembi. Dentro c’era un foglio di quaderno, di quelli a quadretti grandi che usano i bambini in prima elementare.

"Ti ho trovato troia!" Solo questo, e in fondo un cappello da cow boy come quelli che usa durante i collegamenti in web cam. Non poteva essere vero. Forse uno strano scherzo della mia immaginazione, una allucinazione trasportata sulla carta, la pianta carnivora in arrivo. Ma era vero.

Non è possibile che stia accadendo a me, io mi sono sempre sentita invulnerabile, ho sempre saputo come trattare certa gente, non è possibile che abbia scoperto dove abito, è un altro dei miei incubi, questa lettera non esiste….

Esiste eccome.

Eccola.

Faccio fatica anche a guardarla.

La lascio sul tavolo, in un cesto di paglia.

Mi ripeto che devo controllarmi, non è il caso di abbandonarsi alla paura, so come difendermi, posso chiamare mia madre o una amica a dormire qui, ho una porta blindata, nessuno cercherà di entrare, oppure posso andare da mio fratello o in albergo, o qualcosa altro. Per proteggermi, per sfuggire a questa minaccia, ci deve essere una soluzione, per forza….

Non faccio niente, sono come paralizzata e mi ritornano in mente gli avvertimenti di Marcello.

"E’ un mondo di gente strana, malata che usa la rete perché ha problemi a instaurare rapporti veri con le persone. Si nascondono e si presentano diversi per rubare confidenze, intimità. Alcuni sono capaci di tutto. Devi essere molto cauta."

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"Nessuno sa dove sto"

"Credi sia difficile trovarti?

"Non sono sull’elenco"

"Ma non è sufficiente! Basta un amico alla compagnia dei telefoni. Devi tutelarti, finirai per venire a vivere con me , lo so , e oltre a te dovrò convivere anche con la tua tecnologia. E lo sai che la odio"

"Lo so, e non riesco a capire come fai a vivere e lavorare senza neanche un cellulare. Ad usare il computer solo per scrivere. Se familiarizzassi un po’ di più con questi strumenti ti farebbero meno paura. Ma non mi accadrà niente, amore, non ti devi preoccupare"

Lo rassicuravo senza troppa convinzione, pensando a quel suo lato oscuro, quella sua venerazione per le prostitute, per quella inquietante capacità di eccitarsi fino al parossismo facendomi mimare una situazione di amore mercenario. Proprio tu, pensavo, cerchi di mettermi in guardia?

E invece Mad Joe mi ha trovato. Proprio lui, il pazzo, quello che mi ha obbligato notti intere ad ascoltare macabri deliri. La lettera non è stata spedita ma consegnata a mano. Quindi è arrivato sotto al mio portone, ha aspettato che qualche vicino entrasse oppure ha finto di consegnare della pubblicità e ha deposto la lettera nella mia cassetta. O forse ha chiesto a qualcuno di farlo per lui. Non lo so, non so più niente, sono confusa. Mangio un pezzo di pizza alle acciughe, lo infilo in gola per riscaldarmi, poi un bicchiere di coca cola, la finestra del bagno è aperta, dio mio, vado a chiuderla, controllo le altre, appoggio una sedia alla porta, abbasso le persiane della sala, spalmo di maionese un pezzo di pane poi vado a vomitare con le mani appoggiate alla tazza del gabinetto. Senso di sollievo momentaneo ma la paura ancora addosso, viscida e schifosa. Giro tutta la casa con un coltello in mano. Frenesia e terrore per ogni brusio che proviene dalle case dei vicini, per ogni scricchiolio sinistro. Poi mi siedo, decido di calmarmi. Devo.

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