GAY LIFE 5 – EMILIA ROMAGNA

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La regione dove "l'amore osa dire il suo nome".

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Anche escludendo Bologna, capitale storica del movimento gay italiano, si resta stupiti da quanti gay in Emilia-Romagna vivano tranquillamente la propria omosessualità alla luce del sole, senza nascondersi e senza paura. E’ pur vero che forse ancora la maggioranza degli omosessuali non ha fatto un coming out completo e che alcuni timori restano, ma al contempo bisogna ammettere che è stato difficile, a differenza che in altre regioni, trovare un solo omosessuale che cercasse di nascondersi a tutti conducendo una doppia vita. Si può dire quindi che si respira un’aria diversa in Emilia-Romagna.

Due ragazzi che si tengono per mano per strada non suscitano scandalo, al massimo qualche risatina, e questo non è solo dovuto al fatto che nel nord Italia la gente è un po’ più distaccata (

Mattia Belletti – qui accanto in foto – dice che " in generale, ignora la cosa semplicemente, del genere: "d’altronde sono fatti suoi"), ma ad una effettiva maggiore accettazione. Beppe B. pensa che "tutti sarebbero disgustati, ma li invidierebbero perché la gente è ipocrita e vedere due persone che non hanno paura dà fastidio; ma in fondo li ammirano e ne invidiano il coraggio", e mentre Riccardo P. ci racconta: "io l’ho fatto (tenersi per mano per strada, N.d.A.) e nessuno mi ha evitato, anzi! una madre alla figlia che stupita ha esclamato: "ma sono due ragazzi!" ha risposto, serafica: "Si vede che si vogliono molto bene!" Un mito!"

Oltre che per l’apertura dei suoi abitanti l’Emilia Romagna attira gente dal resto d’Italia anche per le possibilità di socialità che offre. Oltre ai famosi Kinki di Bologna e Classic a Rimini, quest’ultimo a volte amato a volte criticato (o per i prezzi, come Willy69, o come dice Marco B., in foto, perché "se la tirano troppo"), ci sono a Bologna il Pachito ed il Cassero, che è molto apprezzato. Molto gettonati sono inoltre, più distanti dal capoluogo, l’Hippopotamus a Parma, l’Ice a Piacenza e il Gold a Fiorenzuola d’Arda (PC). A Carpi poi c’è il Kalika, che ci dice Beppe B. il mercoledì in particolare è gay friendly, ed il Bar-Bi a Faenza.

Merita di essere menzionato il "Castello del Vescovo", bar Arcigay la domenica sera. Ce ne parla Riccardo P. "A parte i classici stereotipi, la gente è comunque estremamente aperta a livello di integrazione. Ad Arceto (RE), al Castello del Vescovo, ad esempio, la domenica è pienissimo ed il paese è molto piccolo, mai un atto di vandalismo o cose simili."

Parte del merito del clima di apertura dell’Emilia Romagna è senz’altro da attribuire alle associazioni omosessuali che hanno operato ed operano nella regione e che hanno saputo costruire un rapporto estremamente positivo con la popolazione omosessuale. Nessuno ha fatto commenti negativi. Per B (nella foto). "come tutte le associazioni, partono con buoni propositi poi si lasciano prendere dal gioco della politica, ma in generale, sono utili e molti esponenti sono ok". Per Federico P. (foto sotto), "almeno qualcuno combatte per nostri diritti", mentre Riccardo P. pone un distinguo: "quando sono finalizzate all’integrazione, alla voglia di informare su ciò che significa omosessualità oltre alle scelte sessuali, allora le reputo un associazionismo positivo (ci sarebbe bisogno di qualche azione di volontariato in più, secondo me), quando invece scadono nell’organizzazione di serate a tema o al semplice raccogliamoci tutti lì, noi uguali tra i diversi, mi fanno scappare da ridere… o da piangere!"

L’efficacia del lavoro dell’associazionismo gay si misura anche con il grado di informazione sulla prevenzione dell’AIDS. La maggioranza degli intervistati annovera infatti i volantini delle associazioni tra le sue fonti di informazioni sulla malattia, informazioni che sono corrette e precise, tanto che spesso sembra di parlare con persone che abbiano fatto una decina di corsi di formazione sull’argomento. Alla conoscenza però non corrisponde la pratica. Marco B. "Quando ero single mi è capitato più di una volta che al momento di infilare il preservativo l’altro diceva "no grazie". Io però non gli ho dato retta e il preservativo l’ho usato lo stesso". Riccardo P. dice "Non ci si può mascherare dietro al non lo sapevo… a volte l’informazione, per motivi culturali e religiosi ha complicato le spiegazioni per non usare termini chiari ma giudicati troppo forti. Comunque sia, le informazioni sono arrivate, ma molti ancora sgranano gli occhi se chiedi di usare un preservativo! Pensano che si tolga qualcosa al rapporto. Sembra quasi siano più spaventati dal preservativo che non dalla malattia!"

Infatti Vanni, in foto, aggiunge: "C’è poca informazione, soprattutto poca informazione per gay senza falsi moralismi".

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