Gruppo di amici. “Amore”, “tesoro”, uscite ricorrenti, contatti quotidiani. Una delle coppie decide di sposarsi. Arriva il momento degli addii al celibato e al nubilato. Il gruppo si scinde secondo l’identità di genere e sessuale.

I tre amici omosessuali del gruppo non vengono invitati né all’uno né all’altro. L’amica organizzatrice dell’addio al nubilato decide il da farsi con la sorella della sposa. In silenzio, a porte chiuse. Nessuno dei partecipanti eterosessuali chiede il motivo, il senso di quell’assenza. Nessuno dice niente. Le serate trascorrono serene, senza intoppi rispettando il rito previsto, quel che vuole la tradizione. Arrivano le foto. Felicitazioni.

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Questa storia è realmente accaduta. Tra amici, tra persone legate da rapporti più o meno intensi. In qualche caso rapporti decennali. Eppure nessuno ha provato a spezzare questa specie di ipnosi collettiva per cui gli amici gay (maschi) non sono stati ritenuti adatti né all’addio al nubilato, né a quello al celibato.

Imbarazzanti per i ragazzi (dei quali non condividono l’orientamento sessuale), fuori luogo per le ragazze (delle quali non condividono il sesso biologico).

Sicuramente per molte persone le tradizioni hanno un grande peso simbolico, ma è giusto che tradizioni e determinazione biologica contino più dell’amicizia?

 

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