Anzianità in Villa Gaya? Sì, con gli inservienti brasiliani

La vecchiaia è il tabù per eccellenza della popolazione gay. Ma immaginare come sarebbe il nostro futuro in un'ipotetica Villa Gaya che ci accoglie durante quegli anni rende la pillola meno amara.

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Ultimamente impiego sempre più tempo a dare la caccia con le pinzette ai peli bianchi della barba che aumentano vertiginosamente ogni giorno che passa.

Fintanto che potrò, continuerò in questa operazione certosina e nevrotica di occultamento delle prove di una vecchiaia ormai incipiente ma quando farlo mi porterà ad avere buchi di pelo troppo evidenti, dovrò semplicemente accettare il mio ingresso nell’età della discrezione, volgarmente definita come terza, e la raderò via del tutto.

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Proprio mentre mi spiluccavo via dalle guance i peli albini, stavo pensando a come possa essere la vecchiaia per un gay. Al di là dei problemi di prostata e la pericolosa ostinazione a voler vestire ancora come al ballo delle debuttanti, consideravo che l’impossibilità politica e sociale di formarsi una famiglia ci costringerà tutti ad accettare la mancanza di cure e attenzioni che solitamente gli anziani sono abituati a ricevere dai figli. Per carità, nessuno dice che si debba procreare con la speranza che poi la prole diventi il bastone della propria vecchiaia ma la consolazione di avere figli che si prendano cura di noi è una possibilità negata per la stragrande maggioranza degli omosessuali. Certo, soli non lo saremo mai. Se avremo ben investito nelle amicizie, ce le porteremo fino alla tomba come forma alternativa di famiglia ma le mie preoccupazioni sono dovute a limiti di ordine pratico perché avendo amici coetanei la vedo dura che a 80 anni avranno la forza di togliermi la padella da sotto il sedere quando inizierò a sbavare confondendo il cane per mia sorella.

Quindi mi stavo chiedendo: perché qualcuno non pensa ad aprire un ospizio per gay? Ovviamente "ospizio" è un termine orrendo che darebbe fastidio alle vellutate orecchie di un gay, anche centenario, e quindi sarebbe più opportuno sostituirlo da un eufonico "resort" o, con una buona dose di ironia, Villa Gaya. Magari una bella masseria nel sud d’Italia, vicino al mare, clima temperato, stanze climatizzate e soprattutto servito da assistenti qualificati, dalle livree succinte e attillate, reclutati tra gli aitanti ventenni emigrati in Italia dall’esotico Brasile.

Del resto investire sul proprio futuro affrontando la retta grazie al frutto di anni di versamenti in pensioni integrative non sarebbe di gran lunga una scelta migliore piuttosto che disperdere i propri risparmi in mercenari incontri d’amore che con l’età avanzata sostituirebbero allo sfizio di una sera una cronica necessità?

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Anzi, forse sarà proprio in queste oasi felici che potremo incontrare finalmente l’amore vero. A quel punto della nostra vita la sindrome del "c’è di meglio" avrà ceduto il passo alla consapevolezza de "l’ultima spiaggia" e sebbene limitati nelle evoluzioni sessuali da protesi all’anca o ingombranti cateteri, la benedetta losanghina blu ci assicurerà comunque orgasmi fino all’età di Matusalemme. 

Come mi ci vedrei bene a passeggiare nel suo parco lussureggiante vagheggiando dei bei tempi andati, vantandomi con gli altri ospiti delle conquiste di gioventù come veterani che si pavoneggiano dei nemici abbattuti in guerra.

Mi aspetto anche la presenza di un fitness center, più come mausoleo dell’ossessione del corpo che fu, dalla quale finalmente ci saremo liberati e una discoteca perché tra 30 anni potremo sperare di ballare Lady Gaga diventata per allora un mito della musica revival. Alimento infatti la speranza che, anche se con una cannula d’ossigeno conficcata nella narice, avremo ancora sempre la voglia di divertirci e senza più vivere lo stress del “piacere ad ogni costo, rimorchiare ad ogni costo”, ci godremo serenamente quegli scampoli di vita che ci restano davanti.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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