DENTRO IL PORNOGAY

Bologna. Viaggio nella maggiore casa di produzione di film hard omosex in Italia. Parla Franco Minnelli, capo dell’azienda: Ecco come i ragazzi italiani arrivano sui set del porno.

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BOLOGNA. La maggior casa di produzione di porno gay italiana ha sede a Bologna. La All Male Studio (i suoi video sono in vendita anche su Gayshopping.it, clicca qui) ha i suoi uffici in un seminterrato di un lindo condominio vicino al centro.

Un ambiente asettico, bianco, senza neanche un poster oseè, ma con molti raccoglitori e schedari. Padre padrone dell’azienda è Franco Minnelli, un tenero signore di mezza età dallo sconsiderato amore per il cinema d’autore: Pasolini, Ivory. Art director è Stefano, giovane ex regista, che ha abbandonato gli studi televisivi per fare del porno un lavoro a tempo pieno.

«L’Italia è un mondo particolare per chi voglia operare nel porno gay» attacca Franco.

In che senso?

In Italia quello che ci rovina non è il Papa. E’ Giorgio Armani.

Prego?

Tutti i ragazzi belli e con uno straccio di fisico vogliono andare a sfilare per Armani. Cominciano a sedici – diciassette anni a farsi pagare il book dalla mamma. Prima si faceva solo con le ragazze, ora anche con i maschi. Spendono sette o otto milioni in un’agenzia di modelli e a ventidue anni il massimo che hanno combinato è una sfilata in mutande alla fiera della castagna. Magari diventano cubisti, ma arrivano da noi quasi sempre di ritorno da esperienze semi-fallite come modelli.

Tutti?

Con le debite eccezioni. Studenti che lo fanno per piacere, avanzatempo fra un esame e un altro.

Vuol dire che in Italia non abbiamo professionisti del porno?

Direi di no. Negli Stati Uniti invece sì. Tutti questi ragazzi palestrati che stazionano in spiaggia dalla mattina alla sera, cosa vuoi che sognino? Di lavorare nel porno! In effetti c’è anche un problema di organizzazione. Noi non ce la sentiamo di aprire anche un’agenzia di attori hard, per curare la loro immagine, mandarli in giro a fare le serate e assisterli nel lavoro.

Perché?

Non vogliamo essere responsabili di quello che può combinare il ragazzo. Se in discoteca si viene a sapere che quello che balla sul cubo è anche un attore porno, molti vorranno andare a toccare con mano. Se il ragazzo è anche un po’ scafatello, magari si mette pure a provocare. Non vogliamo stare a preoccuparci di quello che potrebbe succedere dopo.

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Quanto guadagna un attore di porno gay?

Anche nulla! Chi cento, quattrocentomila lire, qualcuno di più, qualcuno non ha alcun interesse alla quantità del compenso. Lo fanno per puro esibizionismo. E noi non abbiamo produzioni enormi nelle quali ci possiamo permettere di pagare fior di compensi.

Sono tutti ragazzi gay?

In maggioranza sì. Poi c’è qualche etero confuso. Per loro è una sorta di secondo coming out. Ma devono essere consapevoli che quando fanno un film, questo rimarrà per sempre, non è pensabile tenere all’oscuro genitori, colleghi ed eventuali mogli o fidanzate.

Dove vengono reclutati?

In discoteca, principalmente. Quando sanno di un casting vengono da soli e si propongono.

Nessun ragazzo da marciapiede?

No, non ne abbiamo bisogno

Qual è il volume di affari del porno gay in Italia?

Bisogna subito fare una distinzione: aziende con partita iva e sede in Italia, che operano in Italia e aziende straniere, con caratteristiche societarie straniere che trasmigrano in Italia per girare, perché l’immagine italiana all’estero tira. Aziende italiane che operano nel porno saranno al massimo due o tre, inclusi noi.

In Italia è vietato girare film porno, ma è perfettamente legale commercializzarli e distribuirli. Come vi regolate con le riprese?

Innanzitutto noi non giriamo scene porno in esterni. In esterno al massimo si possono vedere due ragazzi che si baciano o si abbracciano. Per gli interni possiamo andare anche all’estero, poi questa è un domanda alla quale preferisco non rispondere, da regista e produttore di film porno. La legge c’è, ma viene sistematicamente disattesa.

Qual è il vostro target?

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Qual è il vostro target?

Bisogna parlare di target di produzione. Noi promuoviamo l’immagine del maschio italiano. Non lo stereotipo italiano del pizzaiolo. Ci piace utilizzare ragazzi belli e normali. Altri registi operano diversamente. Per esempio la tedesca Kazofilm, che usa esclusivamente skin heads come attori.

In America i porno sono high budget. I vostri video che standard hanno?

Li definirei medium budget. Siamo partiti in sordina e adesso abbiamo già una ventina di titoli. E’ chiaro che non si possono buttare tutti i soldi. Il fattore principe per il successo è la sorpresa, non la qualità di immagine. Ci sentiamo un underground di lusso.

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Che cosa fa alzare i costi in un film porno? I compensi degli attori?

Non direi proprio. Casomai i compensi dei tecnici, della produzione, del set in generale. Un porno ha un tempo determinato per le riprese, che sia un giorno, una settimana o due. Tutto deve essere concluso in quel lasso di tempo. E poi il porno, per usare il vecchio proverbio, è come il maiale: non si butta via nulla. Le scene tagliate vengono usate in altri video. Gli americani danno a ciascun attore una camera singola in albergo.

Noi no e non usiamo nemmeno i fluffers, si aiutano gli attori. Sai cos’è un fluffer?

Coloro che tramite stimolazione orale provocano erezioni a chi ne ha bisogno per interpretare una scena?

Esatto.

Quali controlli sanitari fate prima di girare un video?

Nessuno. Tanto se mi portano un certificato dell’altro ieri, chi mi garantisce che non sia in corso una fase – finestra dell’HIV? Si scopa con il preservativo, cari. A parte la venuta in bocca. La comunità gay è stata massacrata dall’Aids ed il pubblico vuole azioni con sesso protetto.

Quale attenzione dedichi alla sceneggiatura intesa come storia?

Abbastanza. Ma chi prende un porno vuol vedere i cazzi, inutile farsi illusioni. Diciamo che prima si sceglie la location, poi si scrive la storia. A me piacerebbe anche fare un film porno con una bella trama, ma costerebbe troppo. In futuro, magari.

Quali sono i generi che vendono di più?

Noi non facciamo indagini di mercato. Spetta al distributore. E non vendiamo solamente in Italia.

Ma ci saranno titoli più gettonati. Per esempio quanto tira il sado – maso?

Il SM è un genere che appartiene alla cultura leather. Io ho girato solo un video Dark Italia, così per fare un esperimento. E’ andato anche discretamente. Ma devo ammettere che la mia estetica ha una forte connotazione sado – maso. Uso spesso situazioni fuori del comune, come bondage, capezzoli tirati e pissing. La pipì in bocca non è considerata fetish.

Ogni attore ha la sua specializzazione?

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Direi che un ragazzo, quando viene al casting, esprime le sue preferenze. Faccio questo, questo no, questo forse.

Quali sono i limiti?

La legge italiana ammette lesioni al consenziente, tali da non costituire danno permanente al fisico. Le botte, le frustate, le mollette da bucato sui testicoli sono autentiche e lasciano segni veri.

Dopo gli attori i registi. Siete tutti gay?

Alcuni etero si sono provati a girare porno gay. Ma la sensibilità è diversa e non hanno avuto molto successo. (Un’eccezione esiste: un intellettuale sotto pseudonimo che costruisce locations d’autore. Suo è un video con una finta coppia di sposi in un ambiente di degrado metropolitano. Davvero una firma prestigiosissima – n.d.r.). Lo stesso dicasi per il genere bisex con due uomini gay e una donna. Lo spettatore omosessuale non vuole nemmeno vedere l’ombra di una donna.

A proposito di donne: le lesbiche nei porno sono un articolo per gli etero.

Non ci sono lesbiche nei porno. Sono ragazze etero che fanno le lesbiche. Anzitutto mancano ragazze omosessuali registe o fotografe hard. Anche se sinceramente non so quanto potrebbe essere redditizio investire sul porno saffico. Le lesbiche che conosco preferiscono il biglietto in curva per Milan – Inter, piuttosto che un video con sesso esplicito.

Quali sono i canali di distribuzione di un video?

Il Porno Shop è quello privilegiato. Subito dopo viene l’acquisto via Internet ed in ultima battuta le edicole, quando una cassetta esce dal mercato. Adesso in edicola arrivano anche titoli recenti, non più il vecchiume di una volta. La cosa non mi piace affatto. In edicola vanno tutti, bambini compresi e non mi sembra giusto che chi entra per comprare Repubblica, il Corriere o Topolino venga aggredito da immagini esplicite, non richieste.

Immagina di avere un budget senza limiti. Chi contatteresti come protagonista di un film, sempre che accetti?

Raf prima di tutti: volto stupendo il resto non so. Luca Carboni, che è bolognese come me. E Luca Barbarossa. Mentre Stefano ti risponderebbe Eros Ramazzotti. Sono solo fantasie, spero che nessuno di loro mi denunci.

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di Paola Faggioli