Perché ho amato, amo e amerò per sempre Keanu Reeves

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Keanu Reeves ha compiuto 52 anni ieri: ecco ciò che è stato il suo mito per chi ha vissuto gli Anni 90.

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Insomma, quando mi hanno detto “tra poco è il compleanno di Keanu Reeves, scrivi un pezzo su quegli anni“, per poco mi prendeva un coccolone. Avevo quasi dimenticato, in questa età indefinita prima dei 50, che cosa ha significato avere 20 anni e viverli con un coetaneo come Keanu. E se si parla di Keanu, non si può non pensare al suo amico, quel River Phoenix di cui tra poco cade l’anniversario della morte. River era un’altra cosa, era un James Dean maledetto, bruciato dalle droghe in pochi anni. Invece Keanu era lì, per tutti noi adolescenti gay che lo vedevano in My Own Private Idaho di Gus Van Sant e non riuscivano a farcene una ragione che un attore così maledettamente a suo agio nel ruolo di escort etero, che non si fa problemi ad andare con uomini, potesse non essere davvero quello che era nel film.

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Intendiamoci, tra il pubblico femminile e quello gay era una guerra all’ultimo ormone. Ha passato più tempo lui a denunciare alla polizia decine di ragazze stalker che si facevano trovare nude nella sua stanza da letto che noi gay degli Anni 90 a raccogliere foto, poster e articoli di giornali che venivano conservati come santini. Ricordo ancora con quale coraggio adolescenziale andai in un negozio di jeans della provincia veneta a chiedere (la parola esatta è “supplicare”) di darmi il poster di una pubblicità con lui in primo piano, in jeans e torso nudo.

Ma immagino che per uno come Keanu la vita fosse un casino, soprattutto se sei talmente bravo da fregartene dei film che fai. Sei un bravo escort in quello di Van Sant, poi sei un bravo buddha con Bertolucci, poi fai il salvatore dell’umanità nella trilogia di Matrix e sei talmente sensuale che i due registi decidono entrambi di diventare donna. Sono ovviamente ironico, ma se dovessi lavorare anni accanto a uno come Keanu probabilmente farei qualunque cosa per piacergli, tette comprese. Infine l’angelo vendicatore in Constantine, sensuale e maledetto a tal punto da convertirmi alla possibilità di un’aldilà popolato da angeli così belli, passando per l’innamorato di Sandra Bullock in un paio di film improbabili.
Ecco, con uno bello e sfacciato così non si può stare assieme per manifesta inferiorità. Ne sa qualcosa il povero (si fa per dire visto che è il 200esimo nella lista degli uomini più ricchi al mondo) David Geffen che, più o meno nel ’90, quando aveva la mia età, incontrò Keanu, che all’epoca aveva vent’anni e diventò suo amico e mentore. Ora, indipendentemente da tutti i rumors e i pettegolezzi, pensate cosa deve aver passato a livello ormonale quel quarantenne gay dichiarato quando diventa amico di un angelo simile. Geffen era sopravvissuto all’improbabile relazione con Cher ed era appena stato canzonato a livello mondiale da Carly Simon con la sua “You’re So Vain“, ispirata proprio da lui. Ecco, uno così incontra Keanu. La mia solidarietà al miliardario, che da allora si consola con scialbe copie ventenni di Reeves (guardare le foto dei suoi amori successivi per credere). I tabloid dell’epoca dicono che si sarebbero sposati in un’epoca dove il matrimonio gay era una bestemmia contro dio e contro l’umanità. E stiamo parlando di soli vent’anni fa.
David Geffen.
David Geffen.
Tutto questo per dire che Keanu, il mito, non ha nulla a che fare con l’uomo, che non conosceremo mai. Sappiamo che anche gli angeli piangono disperati per la perdita di una figlia (la sua, Ava Archer, morì due giorni dopo il parto), ma oltre questo di Keanu non sappiamo nulla. Lo celebriamo lo stesso, perché la sua bellezza ci ha reso vivi e capaci di sognare amori impossibili.
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