Milovan Farronato, polemica gender nei confronti del nuovo curatore del Padiglione Italia alla Biennale

Elena Donazzan, assessore della Regione Veneto in quota Forza Italia con deleghe all’istruzione e alle pari opportunità, all’attacco di Milovan Farronato.

Milovan Farronato, 44enne piacentino curatore di mostre in mezzo mondo e insegnante di cultura visuale allo IUAV di Venezia, guiderà il Padiglione Italia alla prossima Biennale.

Una nomina diventata realtà nei giorni scorsi, per volontà del neo Ministro ai beni culturali Alberto Bonisoli, e incredibilmente andata incontro ad un’omofoba polemica a firma Elena Donazzan, assessore della Regione Veneto in quota Forza Italia con deleghe all’istruzione e alle pari opportunità.

Lei, pardon lui, è #MilovanFarronato: ieri è stato nominato dal Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli alla guida del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia 2019. Sì, avete capito bene. Lui è stato chiamato a rappresentare l’Italia alla Biennale d’Arte veneziana del prossimo anno: non al Carnevale di Venezia quindi, ma all’appuntamento culturale più importante per il Veneto e l’Italia tutta, lui sarà il nostro biglietto da visita verso le migliaia di visitatori internazionali che parteciperanno alla Biennale. Le foto tratte dal suo profilo Instagram (-> instagram.com/milovanfarronato) si commentano da sole: sia chiaro, ciò che fa nel privato non mi interessa. Ma posso dire che quando si deve rappresentare una Nazione servirebbe essere quanto meno… più autorevoli? Non so voi, ma io non ho parole!“.

Uno stato Facebook che ha dell’incredibile, per pochezza di argomentazioni e volgarità nel provare ad esprimerle. Travolta dalle polemiche, la Donazzan non ha ovviamente fatto un passo indietro, negando persino le proprie scuse a Farronato, che ha evitato reazioni di alcun tipo.

Come se fossero gli abiti indossati e i profili social a definire un curatore, e non la propria esperienza e le idee messe in campo. La signora Donazzan si chiede come possa Milovan ‘rappresentare una nazione’, mentre noi tutti, nel leggere queste indecenti dichiarazioni, ci domandiamo come possa lei indossare gli abiti dell’assessore con deleghe all’istruzione e alle pari opportunità in una qualsiasi regione di questo straordinario, strano Paese.