Gli imbarazzanti alleati europei di estrema destra della Lega di Salvini

Siamo stati a Firenze per il convegno di Identità e Democrazia: gli alleati di Salvini alle Europee si scagliano contro gender, immigrazione e danno della "pazza" a Ursula Von der Leyen

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Matteo Salvini a Firenze per il meeting di Identità e Democrazia
Matteo Salvini a Firenze per il meeting di Identità e Democrazia
6 min. di lettura

La corsa verso le europee è appena cominciata e ad aprire i battenti è stato proprio Matteo Salvini con la convention di Identità e Democrazia, il gruppo europarlamentare di cui fa parte la Lega insieme ad altri partiti di estrema destra in tutto il territorio dell’Unione. Un evento sponsorizzato in pompa magna con molti esponenti dei vari partiti dell’ultradestra europea, ma con grandi assenze, come quelle di Marine Le Pen e di Geert Wilders, il neopremier olandese. L’inizio della corsa alle europee non poteva essere meno roboante, tra attacchi ai “burocrati” dell’Unione, paure di sostituzioni etniche e ideologia gender.

Siamo entrati alla Fortezza da Basso di Firenze per seguire l’evento, che, tra l’altro, si svolgeva in contemporanea con un’altra convention, quella di Florence Tattoo, per cui Identità e Democrazia ha dovuto ripiegare su un ingresso laterale. Accanto a Matteo Salvini hanno preso parte gli alleati europei, tra cui il Rassemblement National di Marine Le Pen, l’Alternative für Deutschland (AFD, il partito filonazista tedesco), il Freiheitliche Partei Österreichs (Fpoe) e il Partij voor de Vrijheid (PVV) di Geert Wilders, vincitore delle ultime elezioni in Olanda. Una compagnia di sovranisti e conservatori, appartenenti a un’ultradestra che fa della omobilesbotransfobia e della xenofobia una propria bandierina, che utilizza l’idea della sostituzione etnica per intimidire gli elettori e spingerli a votare per loro. Ma andiamo nel dettaglio e raccontiamo cosa è successo a questa “magnifica” convention dell’ultradestra nazionalista.

Tra i vari leader ed esponenti politici il più esplicito è stato George Simion dell’AUR (Alleanza per l’Unione dei rumeni), che ha voluto subito mettere in chiaro, citando Dante, il fatto che oggi “l’Europa è l’inferno”. Una presa di posizione forte, molto legata a quella che definisce la scomparsa della “matrice culturale comune, la matrice latina e cristiana” che la sinistra vorrebbe cancellare attraverso lo sfaldamento della famiglia naturale (proprio in quelle ore il discusso Generale Vannacci veniva nominato Capo di Stato maggiore ).

Per la destra radunata da Salvini a Firenze esiste soltanto la famiglia tradizionale, nella quale si utilizza il concetto di madre e padre, sarebbe in via di dissoluzione, a causa di una ideologia gender che vorrebbe recidere le radici della nostra cultura. Alle “perversioni” della sinistra e del movimento Lgbtq, si somma l’immigrazione, capace di sostituire le etnie delle varie nazioni. A volere tutto questo sarebbero proprio quei “pazzi, quei malati a Bruxelles, come Timmermans e Ursula Von der Leyen”.

Firenze Salvini destra
George Simion, leader dell’AUR, alla convention di Identità e democrazia di Firenze

George Simion non è l’unico a parlare di ideologia gender. A lui si accoda il polacco Roman Fritz del partito Confederation for the Polish Crown. Un partito sovranista, nazionalista e che ha come primo obiettivo la difesa della fede cattolica dall’agguato della sinistra e degli immigrati. È proprio lui a dire, per prima cosa, “definiamo il male con il male e diamo il buon esempio alle nuove generazioni” perché oggi il male è anche accettare “che la donna si possa presentare come uomo cambiando genere”.

Anche Roman Fritz, così come tutti gli altri esponenti che hanno preso la parola, parla di civiltà latina e di tradizione greco-romana. Termini che ricordano quella destra degli anni Trenta del Novecento che ha dato il via al nazismo, se non fosse per la vicinanza così forte alla fede cristiana. Una religione che sarebbe stata culturalmente sostituita da altri idoli, come l’ambientalismo e il liberalismo, stesse facce di un marxismo moderno.

A prendere la parola è, poi, Martin Helme del Partito Popolare Conservatore Estone. Anche l’esponente del partito più a destra della politica dell’Estonia parla di “distruzione dei connotati della famiglia tradizionale” che pure i “ciechi la vedono”. E qual è il punto principale che vogliono mettere in luce? Proprio il “transgenderismo”, perché “bisogna dire no alla migrazione di genere”. E, come tutti gli altri, bisogna dire di no “all’immigrazione, all’ambientalismo, al green deal”. Perché questi sono i mali del nostro presente, che mettono a repentaglio le radici e il benessere dei popoli europei.

Sul tema del gender sale sul palco anche Ashley St Clair, “giornalista” statunitense che parla di satira, di politically correct, di egemonia culturale. Negli Stati Uniti è conosciuta perché ha scritto un libro per bambini, “Elefants are not Birds”, contro la transizione di genere. Inoltre, fa parte di The Babylon Bee, un giornale satirico che fa della transfobia la propria cartina di tornasole. Si dichiara contraria alla censura, anche quando questa è completamente discriminatoria, come il caso paradigmatico che riguarda Rachel Levine, Assistente Segretaria per la Salute Usa, la donna trans che Biden ha scelto nel suo entourage e di cui si è sentito molto parlare per la contrarietà della destra e delle Terfs. The Babylon Bee, infatti, aveva pubblicato un tweet definendo Rachel come uomo e Twitter lo aveva censurato, chiedendo al giornale di toglierlo. Ma era il momento in cui Elon Musk stava acquistando il social e fu proprio Musk a chiedere che quel tweet non fosse cancellato. Ashley St Clair si congratula con il magnate statunitense e si scaglia contro tutta la sinistra e le piattaforme online che censurano gli attacchi alle persone trans. Inoltre, ringrazia Salvini e la destra italiana per la lotta verso il libero pensiero e la satira (naturalmente, basta che sia di destra).

Oltre al gender si parla di immigrazione, di sostituzione etnica. E qui la testimonianza più incisiva la offre la sindaca di Monfalcone, Anna Maria Cisint, che racconta le difficoltà e i problemi di ordine pubblico dovuti a un’immigrazione senza freni. La xenofobia sembra prendere il sopravvento e alcune dichiarazioni sembrano essere veramente eccessive. Si riferisce che un imam avrebbe detto “non ci interessa l’integrazione, ci interessa sostituirvi, con le nostre pance e le vostre leggi staremo poco a superarvi”. Frasi che continuano sugli stessi binari: “bisogna combattere ogni giorno contro la follia di un modello culturale diverso dal nostro, quello dell’islamismo più integralista che oggi è un pericolo per territori, cultura e libertà”.

Il Presidente del Rassemblement National al meeting di Identità e Democrazia
Il Presidente del Rassemblement National al meeting di Identità e Democrazia

Lo spettro dell’invasione è comune a tutti i presenti. E tutti si congratulano con Salvini, che definiscono “il capitano”, che è “pure finito a processo” per aver difeso i confini dell’Unione Europea con i Decreti Sicurezza. C’è chi si scaglia contro il concetto di asilo, chi definisce impossibile ogni integrazione, chi, come Tomio Okamura, leader del partito nazionalista della Repubblica Ceca, parla di “distruzione dell’Europa a causa dell’immigrazione di massa”, le fa eco Majbritt Birkholm del Dansk Folkepartei e Marine Le Pen che parla di “popoli come merci, dove è l’Europa a svilire l’Europa a causa dell’immigrazione e dove sono gli euroburocrati a decidere per noi”.

Alla fine parla Salvini, che tira le fila di tutto ciò che è stato detto. Come sempre si infarcisce tutto di retorica cristiana, si cita la Bibbia perché non è bastato che si dicesse “Laudato il Signore. Viva la cristianità. Dio Patria e Famiglia” (nonostante quest’ultimo sia anche lo slogan di Giorgia Meloni). È proprio il leader della Lega a parlare di Davide e Golia, di un gigante cattivo come l’Unione Europea che oggi ha troppi poteri, dove a decidere sono gli euroburocrati Ursula Von der Leyen (da qualcuno definita la persona più pericolosa al mondo) e Timmermans, dove la BCE di Christine Lagarde sta mietendo poveri. Si parla di riformare l’Europa, di farla tornare ad essere l’Europa dei popoli e di indebolirla, non di rafforzarla, di mettere in primo piano le nazioni.

Oggi Identità e Democrazia è il quarto partito all’europarlamento e potrebbe presto diventare il terzo, è quello che sperano i suoi membri. E, visto il successo che stanno avendo in Europa potrebbe anche essere vero. Matteo Salvini ha invitato i suoi a essere come Davide, a essere semplici, a essere immediati, a creare prima di tutto un’egemonia culturale che possa permettere di vincere. Quello che i leader della destra vogliono fare è ritornare ai confini, di qualsiasi tipo, creare confini nazionali, europei, dove nessuno possa entrare, per ristabilire le radici, contro la sostituzione etnica, contro l’invasione degli immigrati. E poi c’è un altro confine da non superare, quello dei generi, quello delle donne e degli uomini. La persona trans diventa l’emblema della caduta delle tradizioni e del buon senso, è la conseguenza del venir meno dei valori tradizionali e dei dogmi cristiani, perché Dio ci avrebbe fatto uomo e donna. Anche in questo caso, quando si dice “viva la famiglia”, non si dice a caso. Lo si fa contro una fantomatica ideologia gender, in cui si inseriscono tutti gli appartenenti al mondo Lgbtq. E se oggi i soggetti presi di mira sono prevalentemente le persone trans, allora è sempre più importante lottare insieme, contro la paura di questi ultraconservatori.

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Daniela Pessognelli 5.12.23 - 10:10

Mi sembra di vivere in un incubo,questi non sono esponenti politici,ma,sono dei pazzi pericolosi in libertà!!!!!

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