PECORARO SCANIO: "LIBERTA’ DI UNIRSI’"

Intervista al leader Verde: "Basta con la pruderie sessuale: le unioni civili servono a risolvere problemi materiali di persone che stanno insieme, e possono così avere maggiori diritti"

E’ stato il primo politico italiano a dichiararsi bisessuale, e lo ha fatto da ministro, mentre nell’agone politico imperversavano le polemiche del Gay Pride romano dell’anno 2000. Alfonso Pecoraro Scanio è stato eletto, lo scorso dicembre, presidente dei Verdi, una formazione che in più occasioni si è dimostrata particolarmente attenta ai diritti delle persone omosessuali. Ci è sembrato quindi inevitabile sentirlo sull’argomento della tutela delle coppie di fatto, riportato alla ribalta dall’annuncio, fatto dal ministro Maroni, di una prossima proposta di legge sulla famiglia a firma di Umberto Bossi che non rivolgerà nessuna attenzione alle unioni al di fuori del matrimonio.

Onorevole, qual è la posizione dei Verdi rispetto alla tutela delle coppie di fatto?

I Verdi hanno provato anche in precedenti legislature, ad andare avanti con proposte simili al PaCS francese, e abbiamo presentato, sia alla Camera che al Senato, le nostre proposte sulle "unioni civili". La nostra posizione è molto netta: noi riteniamo che in uno stato laico, in cui si applica il principio di libertà, debba esserci la possibilità per i cittadini di contrarre rapporti interpersonali non soltanto nella modalità del matrimonio che, peraltro, noi non disconosciamo. Non abbiamo mai messo in alternativa le unioni civili alle famiglie; per noi la famiglia è qualcosa che fa parte innanzitutto della tradizione del nostro paese, quindi come difendiamo i prodotti tipici, difendiamo anche la famiglia. Non abbiamo retaggi anti-familiari, vecchio stile, dovuti a posizioni ideologiche. Molto pragmaticamente riteniamo che in una società moderna esista il diritto del cittadino ad avere anche altri rapporti, quindi a poter stare insieme, visto che la Costituzione tutela il cittadino come individuo e nelle forme associate. Il cittadino tutelato come forma associata, non riguarda solo l’associazionismo, ma riguarda tutte le modalità in cui il cittadino decide di avere dei rapporti.

Quindi si tratta di una proposta che riguarda tutte le forme di convivenza, siano esse omosessuali o eterosessuali.

La proposta di legge da noi presentata all’inizio dice "anche dello stesso sesso", quindi riguarda senz’altro anche le coppie gay. Tuttavia, le convivenze non sempre devono avere a che fare per forza con una relazione affettiva o sessuale. Il concetto secondo noi è che il rapporto affettivo non è vincolato al rapporto sessuale. Inoltre lo stato non deve indagare nel letto del cittadino. Secondo una logica seria, di uno stato liberale, le analisi dello stato restano fuori della porta delle case delle persone. L’unione civile non è un modo di svalutare l’istituto familiare, ma semplicemente di avere un’altra formula di rapporto civile, una formula che ha una possibilità al di là del valore religioso che pure è importante nel matrimonio; ma non è detto che ogni cittadino debba contrarre il matrimonio religioso o il matrimonio civile basato sul modello del matrimonio religioso. Le unioni civili sono delle forme più flessibili, e che potrebbero essere utilizzate anche prima del matrimonio. Nessuno vieta che una persona dopo che ha avuto l’unione civile, essendosi trovata bene, possa sposarsi. L’unione civile ha il vantaggio di essere un modello flessibile e accettabile anche da chi difende giustamente la famiglia, o da chi addirittura pensa che quello sia l’unico modello, perché non è una forma che pretende la parificazione totale. E’ regolamentata da norme diverse che danno diritti economici e altri diritti uguali, ma con qualche differenza: per esempio, nel progetto di legge, la risoluzione di un rapporto di unione civile è molto più semplice rispetto a quello che oggi è la risoluzione di un matrimonio.

Che cosa risponde agli omosessuali che chiedono la parificazione tra unione omosessuale e matrimonio tradizionale, sul modello della legge olandese?

Io ritengo che come aspettativa è assolutamente plausibile; se vogliamo però avere una cosa realizzabile ad oggi in Italia, è meglio concentrarsi sull’unione civile. Il problema non è quello – credo io – di avere una fotocopia nella realtà gay, del matrimonio. Mi sembra che oggi il problema sia quello di avere la possibilità dell’unione civile come un requisito di libertà. Una libertà, oltre tutto, pensata non solo per le coppie omosessuali, ma per tutti i cittadini. Io credo che questa sia un’ulteriore possibilità; la società sarebbe più debole se avessimo semplicemente una riproduzione del matrimonio con una procedura molto stretta, e privassimo di una opportunità più flessibile i cittadini nella loro generalità, omosessuali, bisessuali, eterosessuali, per qualsiasi "comunione di vita materiale e spirituale perdurante", come le chiamiamo nella legge, legando i due temi dell’affetto e della convenienza.

Anche Luca Volonté, del Ccd-Cdu, ha commentato l’iniziativa di Bossi dicendo che è necessario tutelare anche le coppie di fatto, e annuncia una proposta di legge in merito. Per l’approvazione di queste proposte, c’è una possibilità di trovare una maggioranza trasversale, tra rappresentanti degli schieramenti di governo e di opposizione?

Io spero che ci sia una consapevolezza trasversale sull’argomento: e questo sarà tanto più facile quanto più questa diventa non una battaglia ideologica, ma una battaglia di libertà, quindi non una battaglia "contro" le normative della famiglia. Noi non siamo contrari a che ci siano delle norme sulla famiglia: una famiglia con tre o quattro figli a carico, è giusto che sia aiutata. Detto questo, non si vede perché per aiutare la famiglia, non si possa riconoscere ad altri, che non scelgono la via tradizionale della famiglia, di poter avere una normativa sulle unioni civili che sia ugualmente utile. Se questa viene vista come una conquista in aggiunta a quello che è il compito che molte forze politiche hanno preso a sostegno della famiglia, probabilmente si riesce ad ottenere una maggioranza trasversale. Se invece tutto viene giocato in chiave di vecchie ideologie, si rischia di rimanere alla bandierina. Io non ho nessun problema – per esser chiaro -se il Ccd-Cdu presenta una norma sulle unioni civili di questo tenore, quindi elastico e flessibile come quella da noi proposta, a votarla. Purché sia presentata così, e non sia soltanto la tutela della coppia di fatto che sta insieme da anni, o solo legata alla relazione eterosessuale, e non anche alle coppie di fatto omosessuali, o comunque alle "unioni civili" diciamo a-sessuali. Dobbiamo smontare questa pruderie sessuale: le unioni civili servono a risolvere problemi materiali di persone che stanno insieme, dividono spese, e possono così avere maggiori diritti. Se il Ccd-Cdu riesce a capire che occorre consentire a tutti, anche a chi non è religioso o a quelli che non la pensano come noi, di avere degli strumenti di legge che li tutelino, allora forse facciamo una scelta avanzata. E’ un po’ come per i profilattici: io ho fatto una proposta di legge per diminuire i costi dei profilattici, dicendo a tutti quelli che sono cattolici che anche chi teorizza la castità dovrebbe però sviluppare un atteggiamento di amore tale da consentire anche a quelli che non praticano la castità di tutelarsi la salute.

La senatrice di Forza Italia Grazia Sestini, sottosegretario al Welfare, sentita qualche giorno fa da Gay.it, sostiene che le coppie gay non possono essere tutelate perché sono "contro la legge di natura". Cosa risponde a questa posizione?

Che è una posizione anti-europea. Noi siamo in Europa, e in Europa non c’è solo l’euro, ma ci sono anche diritti ormai riconosciuti a tutti, e che saranno riconosciuti a tutti coloro che avranno tra loro un rapporto di affetto.

A proposito di Europa, in molti paesi dell’Unione ci sono politici gay dichiarati; recentemente un ministro norvegese ha anche sposato il suo compagno. In Italia, lei è stato l’unico politico che, in periodo di World Pride, abbia fatto qualche ammissione in questo senso. Quanto dovremo aspettare per avere anche in Italia dei politici dichiarati, e cosa impedisce che questo avvenga?

Non riesco a fare una previsione. Probabilmente c’è anche l’influenza di un certo retaggio che viene dalla Chiesa Cattolica. Ma credo che le cose stiano cambiando. Io stesso, quando ho dichiarato, in risposta a una domanda, che ritenevo che la libertà sessuale, la bisessualità fosse una forma abbastanza naturale umana, francamente non ho ricevuto molti attacchi: in parte ho detto qualcosa di molto diffuso, e le uniche critiche mi hanno invitato a una maggiore privacy, come a dire che queste cose le si poteva pensare ma non era giusto dirle. Mi sembra ora che siamo arrivati al punto in cui sempre di più sarà normale che le persone, se interrogate, si espongano: io non ritengo che la categoria del sesso debba essere rilevante nella attività politica. La mia battaglia è che ognuno abbia la libertà di fare quello che vuole, dopo di ché francamente una persona la stimo intelligente, incapace, rappresentativa o meno a seconda di quello che sa fare in politica e delle cose che produce. Non ritengo che qualcuno che ha una o un’altra preferenza sessuale sia peggiore o migliore di altri, e credo che a questo bisognerebbe arrivare.