Perugia Pride: il comune revoca il patrocinio “Offende i credenti”

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Il clamoroso dietrofront a Perugia dopo le polemiche per la locandina con la madonna drag queen.

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Un passo indietro all’ultimo minuto quello deciso della giunta di Perugia, secondo cui “la caricatura dell’immagine sacra rompe il principio di rispetto dell’altro”.

Il comune guidato dal sindaco Andrea Romizi ha definito la revoca del patrocinio al Pride perugino “inevitabile e doverosa”, dopo che le denunce della destra locale avevano messo nel mirino la locandina della manifestazione per la rappresentazione di una madonna drag queen, tutto sommato castigata.

Per il comune di Perugia la scelta dell’Arcigay perugina Omphalos è “una ricerca di visibilità che non era oggetto di patrocinio”. Nel comunicato l’amministrazione Romizi spiega che “La provocatoria caricatura di un’immagine sacra – secondo quanto riporta Umbria24 – per i credenti costituisce una drastica rottura di quegli irrinunciabili principi di rispetto dell’altro, nei quali tutti dovrebbero riconoscersi […] La vera laicità, giova ricordarlo, non passa dalla legalizzazione della denigrazione dei simboli religiosi altrui ma pretende che ognuno sia pienamente rispettato nella sua scelta di credente o di non credente”.

Il sindaco tiene a precisare che “non si tratta di un atto ostile”. Secondo Arcigay però l’immagine contestata sarebbe solo un pretesto. Resta infatti sullo sfondo la vicenda che ha coinvolto il piccolo Joan e le sue due madri perugine, a cui il comune non ha concesso la trascrizione dell’atto di nascita. Sul caso è già stata rivolta al ministro Minniti un’interrogazione da parte di quattro senatori del Partito Democratico, perché siano tutelati i diritti del bambino.

“Siamo sconcertati dalla decisione del Sindaco Andrea Romizi – ha affermato Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos, secondo cui l’immagine della madonna in drag era stata ampiamente spiegata agli organismi comunali – siamo convinti che la locandina sia una mera scusa che copre anche il grande imbarazzo sul recente caso del piccolo Joan. Evidentemente abbiamo colpito un nervo scoperto dell’amministrazione comunale, che a parole si dice vicina a tutte e tutti, ma che nella realtà nei fatti si è dimostrata ostile alla comunità LGBTI”.

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