Se lo Speciale Spiagge di Gay.it rischia di “spaccare il paese”

L’avviso contro la possibile omofobia diventa “follia lgbt” e un “ricatto ai gestori”.

Gay.it ha pubblicato qualche giorno fa, come ogni anno di questi tempi, il suo speciale spiagge . Ben 112 spiagge sparse in tutto lo Stivale che per frequentazioni consolidate nel tempo sono classificabili come gay o friendly. E fin qui, niente di strano, come sapete.

Il fatto è che la home page dello speciale contiene un disclaimer che ci sembrava doveroso inserire. Un avviso che ha suscitato la reazione indignata di qualcuno che ha accusato “i siti di informazione gay” di volere “spaccare il paese” (addirittura!) perché in realtà l’Italia è “uno dei paesi più gay friendly al mondo” (come dimostra senza ombra di dubbio la totale parità garantita per legge alle persone lgbt, no?). Ma andiamo con ordine. Si legge del disclaimer che accompagna lo Speciale Spiagge: “ATTENZIONE: La mancanza nel nostro paese di una legge contro l’omofobia rende alcune delle località menzionate in questa guida potenzialmente rischiose per l’incolumità delle persone LGBT. Pertanto raccomandiamo attenzione e prudenza e consigliamo di denunciare eventuali episodi spiacevoli alle forze dell’ordine”.

Qualunque lettore, imbattendosi in uno “Speciale spiagge gay”, potrebbe essere indotto erroneamente a pensare che si tratti di spiagge esclusivamente gay. Le cronache estive, inoltre, non hanno mai lesinato episodi di omofobia verificatisi proprio in riva al mare, ogni anno. Ultimo, in ordine di tempo, il caso di due ragazze cacciate da una spiaggia catanese per essersi scambiate qualche carezza. Ma non sono mancati anche gli episodi di violenza e le aggressioni. E’ noto a tutti, poi, che l’Italia non ha una legge che condanni l’omofobia (c’è un testo in attesa di essere discusso al Senato, sulla cui efficacia si potrebbe discutere a lungo. Ma questa è un’altra storia) che possa fare da deterrente contro eventuali aggressioni fisiche o verbali. Ecco le ragioni per cui abbiamo deciso di avvisare i naviganti, come si dice.

Tutto questo al signor Maurizio Elia Spezia sembra un’esagerazione infondata al punto da portarlo a scrivere un post per il sito Losai.eu nel quale parla di “ennesima follia lgbt”, oltre che di “discriminazione nei confronti degli etero” riscontrabile nella definizione “spiagge gay”.

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Secondo Spezia “‘le persone LGBT’ sono convinte che la Famiglie italiane vanno in spiaggia non per rilassarsi e stare in compagnia, sia mai, ma per perseguitare o attentare all’incolumità delle ‘persone LGBT’ che evidentemente frequentano le spiagge con dei cartelli indosso che recitano ‘IO SONO UNA PERSONA LGBT’, siamo alla follia pura”. Non sappiamo che conoscenza abbia, Spezia, delle questioni legate alla comunità lgbt e sinceramente sembra che abbia poca conoscenza anche delle spiagge dove non è difficile intuire, anche da piccoli gesti e attenzioni, se due persone siano semplicemente amici o amiche o se, invece, si tratti di una coppia.

E nessuno ha scritto da nessuna parte che le famiglie (con la F maiuscola, sia chiaro!) italiane si dilettino in battute di caccia, ma che l’Italia abbia un problema di omofobia che non esclude le spiagge e neanche le famiglie è innegabile. Basta fare una ricerca veloce su internet (non nei nostri parzialissimi archivi, per carità) per rendersene conto. Parlare, poi, di “assurdi ricatti” ai gestori delle spiagge rasenta una visione complottista delle cose al pari di quella di chi si sente minacciato dalle scie chimiche. E’ evidente che Spezia non si è preso la briga di curiosare nello speciale perché altrimenti si sarebbe reso conto che le spiagge attrezzate presenti sono pochissime, tutte dichiaratamente gay-friendly, e gestite da persone che non si sentono minacciate dal nostro avviso.

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Un attacco del tutto gratuito a quello che vuole essere, ed è, semplicemente un modo per ricordare ai nostri lettori che il nostro paese è pieno di spiagge meravigliose, bagnate da un mare invidiabile, ma anche che questo non è sufficiente a fare della totalità dei loro frequentatori delle persone accoglienti e friendly. Ma siamo sicuri che i nostri lettori hanno compreso perfettamente il senso del nostro disclaimer.

Ah, per inciso: non basta, signor Spezia, che un gay o una lesbica non rischino la galera per il loro orientamento sessuale per definire un paese “uno dei più gay friendly del mondo”.

di Caterina Coppola