Torino: folto pubblico per la Rabbina Aiello

Successo di pubblico per l’incontro con la rabbina Barbara Irit Ariello che ha spiegato i concetti base dell’Ebraismo Progressivo e la sua apertura nei confronti dell’omosessualità.

TORINO – Successo di pubblico per l’incontro ‘La dottrina ebraica in ordine all’omosessualità ed alla coppia gay e lesbica’ con la rabbina Barbara Irit Aiello presso l’associazione che si occupa di malattie mentali ‘Spazzi – la Locanda degli Arrivanti’. Hanno organizzato TorinoPride e l’associazione Davide & Gionata. Una cinquantina di persone ha seguito attentamente la dottoressa italoamericana mentre introduceva i principi dell’Ebraismo Progressivo, ovvero quella corrente riformata dell’ebraismo particolarmente attento agli aspetti etici, nato in Germania tra il Settecento e l’Ottocento, sviluppatasi soprattutto negli Stati Uniti dove conta l’80% dei sei milioni di ebrei. Nelle sinagoghe riformate si riconoscono pieni diritti agli omosessuali e in alcune di esse le coppie gay possono regolarmente sposarsi al cospetto di un rabbino e adottare figli. Molti rabbini e rabbine omosessuali vengono ordinati ogni anni dal Seminario Rabbinico Americano.

«Sono originaria di Serra Stretta, vicino a Platania (in provincia di Catanzaro, n.d.r.), paese fondato da alcune famiglie ebraiche con nomi siciliani: Aiello, Mascaro, Scalise e Fazio» ha raccontato la Rabbi Aiello. «In quel tempo ben il 54% della popolazione calabrese era ebraica. Sono cresciuta nella sinagoga ortodossa di Pittsburgh, in Pennsylvania. Ho ricevuto l’ordinazione a 51 anni. Attualmente insegno nella congregazione come fanno gli uomini. Ci sono circa 400 rabbine donne nel mondo: negli Stati Uniti, in Canada, Australia e Inghilterra. La prima in assoluto fu Regina Jonas in Germania (nel 1935, n.d.r.), morta nei campi di deportazione nazisti. La prima rabbina donna americana, Sally Priesand, è una mia amica ed è stata ordinata nel 1966. La nostra religione ha varie correnti: quella ortodossa, che conta circa l’11% di ebrei, quella conservativa, ‘Masorti’ in ebreo, circa il 4%, poi quella riformata, detta ‘progressiva’ in Europa, e quella ricostruzionista. Non abbiamo una gerarchia con vescovi e papi. Non abbiamo dogmi ma abbiamo la parola della Torah: ‘Ascolta Israele, c’è un unico Dio pieno di compassione e amore per tutti’. La corrente progressiva crede che ogni persona, ebreo o non ebreo, abbia qualche volta nella vita dubbi sulla propria fede. Siamo legati alla tradizione ebraica ma l’importante è partecipare alla vita della società in cui si abita. Nell’ebraismo progressivo una parola che ci rappresenta è ‘parità’: tra padre e madre, uomo e donna, eterosessuale e omosessuale. Nel 1500 il saggio Rav Isserles ha scritto molte leggi importanti su questo argomento. Spesso l’ebraismo ortodosso considera l’omosessualità una scelta sbagliata, contro la normalità. Se la religione ortodossa è la ‘Coca-Cola’, noi però non siamo ‘la Coca-Coca Light dell’ebraismo’: c’è una ragione molto seria.

Questi cambiamenti sono stati dati dalla scienza al mondo, noi dobbiamo confermarli. È possibile per un gay dire al rabbino di essere omosessuale e non ricevere una reazione negativa: è una nostra responsabilità di rabbini non permettere l’omofobia e garantire il rispetto, siamo sempre aperti nei confronti dei gay. Le nostre scritture dicono che il ‘beshert’, il nostro destino, ci porta a cercare «la metà della luce in un’altra persona», non indica uomo o donna. Anche la celebre frase del Levitico 18:22 “non avrai rapporti con uomini come avrai con donne: è abominio” in realtà contiene una parola che non c’è nella Torah: non si tratta di abominio ma di ‘deviazione dalla strada naturale’. Come il versetto: “un uomo non metterà mai una veste da donna” ha causato problemi anche a me, poiché l’abito da rabbino, il ‘Taled’, è da uomo. In realtà la parola delle scritture, etimologicamente, indica una proibizione contro l’idolatria, non una limitazione a uomini o donne. Anche riguardo a Sodoma e Gomorra non c’è una proibizione esplicita contro l’omosessualità. I due rotoli della Torah che solleviamo con due mani simboleggiano la storia della nostra religione e la spiritualità: in tutta la Torah non c’è una parola che sia pro o contro i rapporti gay».