Unioni civili: c’è la mediazione, si va verso la “stepchild ristretta”

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Vertice ieri di Renzi e Boschi coi capigruppo PD. Un'ipotesi è la "stepchild ristretta"

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Ieri si è tenuto il tanto atteso vertice tra il Premier Matteo Renzi, la Ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi ed i capigruppo del Partito Democratico a Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda. Il tema non è tanto la velocità con cui approvare le unioni civili – Renzi ha infatti ribadito che vuol farle al più presto possibile, fosse solo perchè più volte le ha annunciate con grande enfasi -, ma l’adozione del figlio del partner ed i conseguenti diritti da dare al bambino cresciuto in una coppia omogenitoriale, nel caso in cui venisse a mancare il padre o la madre biologica ma anche nel corso della sua vita. E prende corpo l’ipotesi della cosiddetta “stepchild ristretta”.

Voi sapete che io sono a favore della legge sulle unioni civili così com’è, con la stepchild adoption, però i parlamentari del Pd discutano, varrà la libertà di coscienza“, avrebbe ribadito Matteo Renzi nel vertice mattutino a Palazzo Chigi con la ministra Maria Elena Boschi: «Il governo non intende toccare palla, non forzerà». Il Premier si è tranquillizzato dopo i segnali arrivati dal Vaticano di non “battezzare” il Family Day annunciato – ma non ancora confermato – per il 30 gennaio: Papa Francesco vedrebbe le unioni civili come il male minore rispetto ad una fuga in avanti sul matrimonio gay ed avrebbe detto ai suoi di frenare qualsiasi “imprimatur” sull’iniziativa dei cattointegralisti annunciata per fine gennaio (cattointegralisti che, peraltro, va ricordato, rappresentano una sorta di rumorosa “minoranza interna” nella Chiesa Cattolica e a volte anche esplicitamente contro il suo pontificato). Quindi si va avanti. Ma come? E quale compromesso sulla stepchild?

L’ipotesi dell'”affido rinforzato”, avanzata da una ventina di senatori tra cui l’intraprendente Rosa Maria Di Giorgi – la cui presenza sui media dicono che abbia un po’ scocciato il premier, nonostante lei sia di rigida fede renziana -, è sul tavolo ma su di questa si sono abbattuti non solo gli strali del movimento LGBT (tra cui il no estremamente ben motivato del giurista Schillaci, da noi interpellato), ma anche seri dubbi di incostituzionalità. Pare quindi definitivamente tramontata, o quanto meno da superare. E poi quale mediazione è possibile con la pattuglia dei venti senatori democratici senza perdere il voto “a sinistra” dei 5 stelle e dei SEL che, come abbiamo dimostrato un mese fa con una dettagliata analisi, è assolutamente necessario? Certa è anche un’altra cosa: il Premier non è disposto a minare troppo la compattezza del Partito Democratico, anche alla luce dei toni troppo accesi dello scontro tra ala battagliera Cristiana Alicata, renziana, lesbica dichiarata, consigliera dell’ANAS, e l’europarlamentare Silvia Costa.

Luigi Zanda, capogruppo in Senato, in una intervista stamani a La Repubblica, parla di inserire nel ddl Cirinnà, last minute, un esplicito ed ulteriore divieto sull’utero in affitto: “Se nella legge sulle unioni civili serve ribadire il divieto dell’utero in affitto, lo faremo”, ha dichiarato senza mezzi termini. Soluzione posticcia, fosse solo che all’articolo 12, comma sesto, della legge 40 del 2004 tale divieto è già scritto a chiare lettere: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. Ribadisce Zanda: “L’Italia deve insistere e rendere quanto più effettivo possibile il divieto. Ma avendo molta attenzione a non discriminare o peggio punire i bambini comunque nati”. E sulla maggioranza Zanda conferma: “L’unica maggioranza politica è quella tra i gruppi che votano la fiducia al governo. Per quelle norme che prevedono la libertà di coscienza e persino il voto segreto bisogna cercare di tutelare la maggioranza, però può accadere che vi siano voti in dissenso. In tutti i gruppi al Senato sono presenti opinioni diverse sulle unioni civili e le adozioni”. Quindi, in sostanza, si cerca l’unità della maggioranza politica, ma se non c’è – e non c’è né ci può essere, come ben sappiamo – si può andare oltre.

La soluzione sul tappeto pare essere quella della “terza via”, cioè di una soluzione mediana tra stepchild adoption come è attualmente nel ddl Cirinnà e l'”affido rinforzato”. Una sorta di uovo di Colombo, cui alcuni giuristi pare stiano alacremente lavorando. Si sta studiando, da quel che ci risulta, una sorta di “stepchild ristretta”, un legame simile a quello dell’affido che dopo alcuni anni o in presenza di alcuni fatti ben precisi – quale la morte del genitore biologico – si trasformerebbe automaticamente in adozione. Un modo per non riconoscere, dicono fonti parlamentari bene informate, una sorta di “diritto alla genitorialità” alle coppie omosessuali maschili, ma che comunque sani il più possibile i difetti già più volte rilevati nella proposta dell'”affido rinforzato”. Se e quando questa proposta verrà formalizzata non lo sappiamo: sicuramente a farlo non sarà il governo, ma probabilmente Micaela Campana, che presiede la cabina di regia bicamerale del Partito Democratico sulle unioni civili. Basta solo attendere pochi giorni: il 26 gennaio, data in cui il ddl Cirinnà eventualmente emendato arriverà in aula al Senato, in fondo è dietro l’angolo.

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