Il viaggio di Giada e Iris continua: benvenuto Giulio, il fiore più bello sbocciato nelle avversità

Poco meno di un anno fa, le @mammeamodonostro iniziavano il loro percorso verso la maternità in Spagna. Oggi, il loro sogno è diventato realtà. Come sta andando?

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Iris, Giada e Giulio | Foto di @federica_marchi_fotografie
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L’Italia si trova a un bivio cruciale nella lotta per l’uguaglianza e i diritti civili, in particolare per quanto riguarda le famiglie arcobaleno. Mentre il dibattito politico si infiamma e le leggi stentano a tenere il passo con le realtà sociali in evoluzione, le voci delle persone direttamente coinvolte offrono una prospettiva unica e potente sulla questione.

Un anno fa, avevamo aperto una finestra sulla vita di Iris e Giada – aka @mammeamodonostro – allora agli albori del loro viaggio verso la maternità, condividendo le loro aspettative, timori e la determinazione nel costruire la loro famiglia arcobaleno in Italia.

Oggi, torniamo a incontrarle, questa volta con una nuova prospettiva, arricchita dalle esperienze vissute, dagli ostacoli superati e dai momenti di gioia travolgente che hanno contraddistinto il loro percorso fino alla nascita di Giulio a gennaio di quest’anno. 

Il loro racconto ci porta dentro la realtà di due madri che, oltre a navigare le gioie e le sfide universali della genitorialità, devono anche fare i conti con ostacoli legali e burocratici che rendono il loro percorso più arduo, dall’accesso alla procreazione medicalmente assistita all’estero, alle complesse procedure per il riconoscimento legale di entrambi i genitori.

INTERVISTA

Che ne pensate di quello che sta succedendo in politica qui in Italia, soprattutto per quanto riguarda le famiglie arcobaleno?

Non lo neghiamo, la situazione politica italiana ci preoccupa. Ci preoccupa soprattutto come personaggi politici con eco mediatica possano diffondere messaggi d’odio e di discriminazione in nome di un’ideologia, senza dare ascolto a ciò che la psicologia e le scienze pedagogiche affermano da anni. Ovvero che non esiste una sola famiglia, ma esistono tante famiglie e la nostra è una sola delle tante possibili.

Dal punto di vista sociale, le persone sono molto più avanti della politica che purtroppo, anche con la proposta di legge Varchi (che vuole rendere la GPA reato universale ndr) e con l’affossamento del DDL Zan fa enormi passi indietro. Se la politica osservasse la società e le sue esigenze, non esiterebbe ad approvare delle leggi che possano tutelare i diritti dei figli e figlie delle famiglie arcobaleno.

La prima difficoltà è il fatto che in Italia una coppia omosessuale non può ricorrere a PMA quindi siamo dovute andare all’estero (in Spagna) con tutte le difficoltà a questo collegate. Una volta poi nato Giulio l’ostacolo più grande è quello del riconoscimento legale di entrambe noi come suoi genitori.

Ad oggi la situazione italiana prevede come unica strada “sicura” quella dell’Adozione in Casi Particolari (la famosa Stepchild Adoption) un percorso emotivamente ed economicamente impegnativo, ma soprattutto discriminatorio, in cui il genitore intenzionale (nel nostro caso Iris) chiede l’adozione del proprio bambino.

>> QUI LA GUIDA ALLA STEPCHILD ADOPTION di Gay.it in collaborazione con Rete Lenford

Adozione che viene concessa, previa autorizzazione del genitore riconosciuto, dopo un’indagine dei servizi sociali. L’altra possibilità, per nulla certa, è invece quella del riconoscimento da parte di sindaci illuminati, ma dopo la circolare Piantedosi oltre ad essere pochissimi i primi cittadini che fanno il riconoscimento, è molto probabile l’impugnazione da parte della Procura.

Le famiglie arcobaleno sono famiglie come tutte le altre, ma fino a quando entrambi i genitori non sono riconosciuti legalmente, sono discriminate. Vi facciamo un esempio concreto. Se non sono riconosciuta legalmente non posso richiedere il congedo parentale (i 10 giorni di congedo lavorativo che si richiedono alla nascita).

Quindi si prendono ferie, si chiedono permessi che non è detto vengano concessi. Quindi la domanda è: perché un papà può richiedere 10 giorni pagati dallo Stato per stare a casa con suo figlio o figlia appena nato/a, mentre io devo prendere ferie? Chi me li restituisce quei giorni con mio figlio e mia moglie se non ho la possibilità di chiederle o non mi vengono concessi? Questo è solo un esempio, ce ne sarebbero tanti altri.

Qual è stata la vostra esperienza nel diventare mamme sia durante il percorso di PMA che oggi, dopo la nascita del piccolo Giulio? Come avete affrontato le sfide quotidiane come i cambi di pannolini, le notti insonni e l’alimentazione del bambino?

Sbagliando. Come tutti i genitori alla prima esperienza!

Giulio appena nato è stato ricoverato per una settimana e fin da subito abbiamo capito che questo ometto avrebbe stravolto le nostre vite. A casa i compiti sono distribuiti più o meno equamente: Giada lo allatta al seno, Iris è l’addetta al cambio pannolini. Sicuramente mamma Giada è quella più impegnata e stravolta in questa prima fase, ma mamma Iris cerca di darle una mano facendosi carico di tutto il resto (c’è la gestione della casa, Kora, la nostra primogenita a quattro zampe da portare fuori, il lavoro). Insomma, la quotidianità di tante altre famiglie.

L’arrivo di Giulio è stato atteso da tutti i nostri amici e familiari con trepidazione! I nonni sono già innamorati e gli amici ci hanno davvero dimostrato la loro vicinanza! La nostra vicina novantenne si è commossa quando le abbiamo suonato per farglielo conoscere… Ci è capitato proprio ieri, un signore che vive nel nostro quartiere ha visto Iris con Giulio in fascia e gli ha chiesto se fosse suo perché non l’aveva vista incinta.

Gli abbiamo raccontato e dopo qualche minuto di esitazione ha esordito “che fortuna avere due mamme!. Questi sono esempi di vita, certo ci saranno sempre persone che senza conoscere giudicano la nostra vita, ma crediamo che le persone che ci conoscono davvero, che conoscono le nostre famiglie, facciano davvero fatica a giudicarci negativamente.

Come gestite l’equilibrio tra le responsabilità lavorative e familiari? C’è stato un impatto significativo sulla vostra carriera dopo la nascita del bambino?

Giada quando è rimasta incinta aveva un contratto in scadenza che non le è stato rinnovato. Non sapremo mai se la motivazione è stata la gravidanza, ma sicuramente è stata una decisione aziendale che ci ha messo un po’ in difficoltà. Cogliamo il positivo di tutto questo: non ha l’obbligo di tornare a lavorare allo scadere della maternità e potrà stare con Giulio fino a quando decideremo di mandarlo all’asilo.

Cosa vorreste dire ad altre coppie che stanno considerando la procreazione medicalmente assistita o che stanno iniziando il loro viaggio come famiglia arcobaleno?

“Ragazze, abbiate pazienza perché è un percorso lungo, in salita e va affrontato un passo alla volta!”.

È quello che ripetiamo a tutte le persone che ci contattano sulla pagina @mammeamodonostro per chiederci informazioni o supporto psicologico. La scienza ci mette a disposizione questa bellissima possibilità, ma ovviamente i percorsi sono diversi, ogni corpo è diverso e anche la mente gioca un ruolo fondamentale. Quindi, ribadiamo sempre l’importanza di un supporto psicologico durante questo percorso, sia per affrontare gli eventuali esiti negativi, sia per vivere con più consapevolezza ogni step.

Quali sono le vostre speranze per il futuro del vostro bambino e per le famiglie arcobaleno in Italia?

Noi speriamo in un’Italia (e in un Mondo) in cui l’orientamento sessuale, o qualsiasi altra caratteristica personale, non sia motivo di discriminazione. Sogniamo un’Italia in cui due donne o due uomini se lo desiderano possano sposarsi (non solo unirsi civilmente) e possano essere riconosciuti entrambi come genitori all’arrivo di un figlio/figlia.

Sogniamo un’Italia in cui ogni uomo o donna sia libero di essere ciò che è, senza paura di subire alcun tipo di violenza o discriminazione di tipo omobitransfobica.

E così cresceremo Giulio, libero d’essere, e di amare, chi vuole.

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