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Avanti il terzo

L’ostacolo più grande da affrontare in un trittico amoroso è rendersi conto che il superlativo assoluto lascia il passo ad uno relativo. Sono maggiori i pro o i contro quando si apre a un terzo?

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Prima che un tragico incidente facesse penetrare la tinta nero corvino dentro la calotta cranica lesionandone fatalmente i collegamenti sinaptici portandolo a fare dichiarazioni come "a me la fi** è sempre piaciuta", Renato Zero cantava di forme d’amore alternative e non convenzionali e se all’inizio "il triangolo no, non l’aveva considerato" qualche strofa dopo si convinceva di come "la geometria non fosse un reato".

Se tra due punti esiste una e una retta soltanto che li unisce, il triangolo ha invece ben tre punte che possono forarti e ferirti. A differenza di un cerchio non ruota e quindi farlo girare è ancora più complicato di quanto si riesca a fare in un rapporto a due soprattutto se si pensa di portare questo legame poliedrico anche al di fuori del letto trasformandolo in una vera e propria relazione sentimentale.

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Stiamo parlando della troppia che non è evidentemente un pesce di lago ottimo da fare al cartoccio ma un ibrido sentimentale a metà strada tra una coppia e un’ammucchiata.
Un argomento che non è certo un taboo neppure tra gli etero se pensiamo che dei rapporti sentimentali multipli e condominiali alcuni come i mormoni ne hanno fatto addirittura una religione e nel cinema, tanto per citarne giusto un paio, "Jules et Jim" di Truffaut e "The Dreamers" di Bertolucci hanno tentato di allargare l’intimità di coppia a una terza persona. Quindi nulla di contestabile a quanti credono nell’amore a tre, del resto anche il ben più tradizionale rapporto a due non sempre porta a rapporti sani e felici, quindi in un’ottica relativista, perché non provare?

Quello semmai che lascia perplessi sono le complicanze oggettive di un "trepporto". E se non fosse già abbastanza complicato trovarne e tenersene uno (che non sia una sòla), pensare di gestirne due ha dell’impresa titanica alla quale, quand’anche non la si condivida, almeno va accordata tutta la nostra deferente ammirazione.

Ma se imperscrutabile è il sentimento che tiene unite tre persone come fossero un sol corpo, molto più evidenti e curiosi sono invece tutti quegli aspetti pratici e quotidiani contro i quali una troppia è portata a confrontarsi. Alcuni di questi indubbiamente positivi (a San Valentino prendi doppio), altri meno (a San Valentino dai doppio).

Pensiamo anche al coinvolgimento dei familiari. È già logorante l’astio di una suocera che si vede rapito il figlio da un uomo, figurarsi quello di due che unite dalla stessa sorte avversa rischiano anche di coalizzarsi in una santissima alleanza contro il nemico comune. Ma quindi sono più i pro o i contro quando si decide di fare alzare dalla panchina un terzo giocatore?

Vantaggio: le triple in albergo costano meno. Svantaggio: accostare il letto singolo al matrimoniale ti fa rischiare di cadere nella fessura dei bordi e di farti più lividi che se venissi travolto da una slavina. Vantaggio: l’affitto di casa si divide in tre.
Svantaggio: quello che si risparmia lo si deve reinvestire pagando un falegname che faccia un letto a tre piazze su misura dal momento che neppure la sperticata filosofia liberale di Ikea credo sia ancora arrivata a progettare giacigli in formato accampamento.
Vantaggio: se una sera sei stanco puoi lasciare che gli altri due plachino i loro bollenti spiriti lasciandoti leggere un libro in santa pace. Svantaggio: la sera invece che i bollenti spiriti avvampano anche te hai bisogno di una scatola di Polase per reintegrare i sali la mattina dopo.

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Il fatto poi di introdurre e sancire l’unione a tre in parte dovrebbe mettere il rapporto al sicuro da eventuali rapporti extra coniugali, dal momento che quello che in genere si cerca fuori lo si è fatto parte integrante del menage, un po’ come coltivare un orto nel giardino di casa per non dovere andare a comprare la verdura al mercato. Ma come la noia nella coppia porta a cercare altrove un po’ di divertimento, anche il trittico non è garanzia di sollazzo e può iniziare a dare cenni di routine con l’aggravante che in questo caso le corna si diramano con progressioni geometriche degne di una tesi d’algebra.

Ma passando dagli esempi matematici a quelli grammaticali, l’ostacolo più grande da affrontare in un trittico amoroso è rendersi conto che il superlativo assoluto che caratterizza una coppia qui lascia il passo ad uno relativo. L’amara consapevolezza di non potersi mai sentir dire "sei l’uomo della mia vita", abdicando così a quel ruolo di protagonista assoluto e insostituibile che tutti desideriamo avere nella vita di chi amiamo. E’ il vivere costantemente nel pericolo che mettendo davanti agli occhi del nostro compagno un termine di confronto alternativo con cui misurarsi, si arrivi a una competizione non dichiarata ma inevitabile che rischia di trasformare la pietra di paragone introdotta nella coppia nella lapide tombale del rapporto.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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