“Avatar”, un’esperienza visiva fantasmagorica

Lo spettacolare kolossal 3D di James Cameron ammalia per gli straordinari effetti visivi e sonori ma è anche un inno all’accettazione di ogni diversità. Già superato il miliardo di dollari d’incassi.

Che meraviglia, Avatar. Davvero un’esperienza fantasmagorica, visiva e sonora, il nuovo attesissimo film di James Cameron, dodici anni dopo Titanic, in grado di riconciliare con un’idea di cinema innovativa proiettata verso orizzonti tecnologici ma anche espressivi mai sperimentati prima. All’uscita del cinema dopo 162 minuti di versione originale – forse un pò troppi, anche se lo spettacolo rutilante non li fa pesare – sembra davvero di esserci stati sul rigoglioso pianeta Pandora e di sentire ancora l’arcano linguaggio dei selvaggi alieni bluastri Na’vi (ma siamo all’IMax 3D Arena Plaza di Budapest, il più grande cineplex ungherese, e l’incomprensibile lingua magiara sembra la stessa!).

La forza del kolossal più costoso della storia del cinema – 237 milioni di dollari per la realizzazione ma, compresi gli investimenti di lancio, arriva a toccare un tetto compreso tra i 400 e i 500 – sta indubbiamente in una spettacolarità adrenalinica senza pari: non tanto nella visione stereoscopica tridimensionale che non aggiunge molto agli effetti di profondità già riscontrati in Up o Coraline quanto alla sorprendente capacità di ricreare un intero mondo digitale incredibilmente verosimile con movimenti di macchina quanto mai fluidi ed elaborati in cui lo spettatore viene magicamente immerso anche grazie agli avvolgenti effetti speciali sonori.

Ma l’avventura fanta-apocalittica dell’ex marine paraplegico Jake Sully (il belloccio Sam Worthington, purtroppo meno espressivo del suo avatar!), inviato nel 2154, per sostituire il fratello deceduto, sul lussureggiante pianeta Pandora e trasformato in abitante Na’vi grazie a un bio-esperimento genetico è anche un inno all’accettazione di ogni diversità: l’avatar di Jake dovrebbe infiltrarsi tra gli alieni per carpire segreti sui preziosi giacimenti minerari dell’introvabile unobtanium che renderebbero Pandora l’obiettivo di prossima colonizzazione da parte degli umani ma si innamora dell’indigena Neytiri (Zoe Saldana), la quale faticherà non poco a far accettare ai suoi simili la presenza dello straniero.

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La società dei Na’vi, perfettamente armonizzata con la natura, è tratteggiata in maniera piuttosto gender: sia i maschi che le femmine dai profili piuttosto simili hanno capelli avvolti in lunghe trecce, corpi affusolati e snelli, pelle lucida e glabra. Tra i soldati umani, per lo più guerrafondai e monolitici, spicca una risoluta elicotterista dai modi lesbo-butch, la spiccia Trudy Chacon, interpretata con piglio deciso dalla Michelle Rodriguez di Girlfight.

Ma il personaggio con più spessore risulta la strepitosa dottoressa idealista Grace Augustine interpretata dalla stellare "Lady Alien" Sigourney Weaver, con un debole per l’irrinunciabile sigaretta e una sardonica capacità di ironizzare su tutto (nel film doveva chiamarsi Grace Shipley ma ha cambiato il nome troppo simile alla sua leggendaria Ripley).

Sorprendenti le creature fantastiche che popolano la colorata fauna di Pandora, dal pericoloso e ruggente predatore Thanator ai draghi alati Bansheeray che si possono addomesticare una sola volta nella vita, unendo la treccia energetica dei Na’vi alle loro lunghe antenne tubolari.

Se narrativamente la struttura dell’ipertecno-fiaba ambientalista di Cameron è piuttosto convenzionale e somigliante alla disneyana Pocahontas, non si può non rimanere abbagliati dalla folgorante fotografia dell’italoamericano Mauro Fiore e dai suoi giochi di luce colorata (sensazionali il cosmogonico albero della vita e le meduse aeree luminescenti). In tre settimane Avatar ha già raggiunto nel mondo il miliardo di dollari di introiti e probabilmente Cameron batterà se stesso superando l’1,8 raggiunto da Titanic (per ora è il quarto in assoluto come ricavi: gli altri titoli sopra i nove zeri sono Il Signore degli Anelli: il ritorno del re e I pirati dei Caraibi). Da noi uscirà il 15 gennaio ma indubbiamente è già avatarmania.