Una nuova amica, ma è Romain Duris: “Non volevo fare la drag queen”

Anteprima stasera al Massimo di Torino del curioso dramma gender di François Ozon.

È il primo dei cosiddetti ‘eventi di avvicinamento’ al Togay, il rinomato cinefestival torinese la cui trentesima edizione si terrà dal 29 aprile al 4 maggio presso il Cinema Massimo del capoluogo piemontese. Proprio in questo storico tri-sala sotto la Mole Antonelliana, si inaugura stasera alle 21 “Verso il TGLFF: il festival prima del festival” con l’anteprima dell’insolito dramma gender dai contorni fiabeschi Una nuova amica dell’eclettico e prolifico regista francese François Ozon, in uscita nelle sale italiane giovedì prossimo grazie a Officine Ubu. Avevamo visto a novembre in Francia questo curioso film tra Almodóvar, Hitchcock e lo Xavier Dolan di Laurence Anyways sul travestitismo come ricerca della propria identità, sessuale ma non solo, attraverso un transfert amoroso dettato da un lutto improvviso: David (Romain Duris) si trova ad allevare da solo la figlia neonata dopo la morte della moglie Laura (Isild Le Besco). La migliore amica di quest’ultima, Claire (Anaïs Demoustier), scopre non senza sconcerto che David si traveste in privato da donna ma ne viene attratta, scatenando la gelosia del marito Gilles (Raphaël Personnaz). Potete trovare la nostra recensione a questo link.

“Il film è il libero adattamento di un breve racconto di quindici pagine di Ruth Rendell – spiega il regista – molto simile sia nel tono sia nello spirito alla serie televisiva Alfred Hitchcock Presenta. Nella serie, una donna scopre che il marito dell’amica ama travestirsi segretamente da donna […].

La morte e il conseguente lutto, che non erano presenti nel racconto breve, permettono al pubblico e a Claire di capire il comportamento di David prima di accettarlo. Questa è l’idea chiave dietro la scena con il flashback di David che, per confortare e dar da mangiare alla sua bambina, indossa la camicia della moglie defunta e il suo profumo. L’idea mi è venuta da una conversazione con Chantal Poupaud, regista di Crossdresser, un documentario sui transessuali, molto interessante perché esplora i rituali giornalieri della trasformazione; la depilazione, il trucco, nascondere la barba, eccetera. Chantal ha molta familiarità con questo contesto, quindi le ho chiesto di parlarmi di alcuni dei travestiti che aveva conosciuto. Mi raccontò di uno di loro che aveva la moglie molto malata. La donna sapeva che stava per morire e aveva quindi deciso di sparire dalla vita del marito. Per farla rivivere, lui ha sentito il desiderio di indossare i suoi vestiti e ha così cominciato a travestirsi regolarmente. Sono rimasto affascinato da questa storia e l’ho trovata commovente.

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Finalmente avevo trovato la chiave per adattare e scrivere la mia storia. […] A un certo punto ho scritto una dichiarazione d’intenti che era leggermente ironica: ‘Il mio obiettivo è che tutti gli uomini corrano fuori dal cinema e vadano a comprare calze di nylon, trucco e vestiti,

non per le mogli, ma per loro stessi!’. I produttori avevano paura che questo avrebbe abbassato gli incassi. Ma il mio obiettivo era in realtà quello di far scoprire agli uomini il mondo del travestitismo in maniera gentile, con humour e delicatezza. Con l’idea che non avremmo mai preso in giro i personaggi, ma li avremmo accompagnati nel loro viaggio, sempre identificandoci con loro in maniera empatica”.

Riguardo ai protagonisti, François Ozon motiva così le sue scelte: “Ho fatto provini con numerosi attori, facendo provare loro parrucche e trucco per vedere che aspetto avrebbero avuto come donne, se poteva funzionare. Era anche un’opportunità per mettere alla prova il loro desiderio di essere femminili. Romain si è messo in evidenza, non solo perché risultava essere la donna più bella, ma perché irradiava gioia nel travestirsi. Gli veniva così naturale. Ha accolto senza ironia o distacco il piacere fetish di mettersi le calze o i vestiti. Avevo già notato questo in lui nella sua giocosa e raffinata interpretazione della canzone Lola di Jacques Demy nel film Dix sept fois Cécile Cassard di Christophe Honoré. Il suo desiderio di interpretare David-Virginia era così forte che non potevo non scegliere Romain. Claire è un personaggio complesso di cui seguiamo il punto di vista. È soprattutto un testimone della metamorfosi di David-Virginia. Non ha molti dialoghi, è il suo viso che ci dice di più del suo percorso personale; dei suoi desideri, delle sue paure, delle sue bugie a Gilles e a se stessa. Ho fatto audizioni a moltissime attrici per questo ruolo ma Anaïs è emersa rapidamente come una delle più interessanti da dirigere nella posizione di osservatrice. C’è sempre qualche espressione sul suo viso, nei suoi occhi. Durante il provino con Romain si è messa chiaramente in evidenza. Per il film le ho chiesto di cambiare il colore dei suoi capelli. Secondo me ha la carnagione tipica di una rossa. Volevo dare risalto ed enfatizzare le sue lentiggini. Io e il direttore della fotografia Pascal Marti abbiamo anche lavorato molto sui colori autunnali. I capelli rossi si abbinano bene con il nostro schema di colori. Nella scena del nightclub era importante vedere tramite gli occhi di Claire mentre scopre quest’ambiente per la prima volta. Mi sono ispirato alle atmosfere dei locali notturni agli inizi degli anni ’80. Allora, persone di differente ceto sociale ed età si mischiavano più facilmente nella comunità gay. Era prima dell’arrivo dell’AIDS, tutto sembrava possibile, cosa che ora non esiste più. Il casting di questa scena era fondamentale. Volevo mostrare i visi, la bellezza di queste persone. È il cuore del film, un momento di benessere e comunione, in cui la coppia ‘anormale’ formata da Virginia e Claire è completamente accettata senza alcun giudizio. Quando ho scritto questo attimo sospeso, ho pensato a due scene di film melodrammatici che amo: la festa dell’amico del giardiniere in Secondo Amore di Douglas Sirk, dove improvvisamente l’amore tra i due protagonisti sembra possibile; e la visita alla nonna in Riviera nel film Un Amore Splendido di Leo McCarey.

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Per quanto riguarda Raphaël Personnaz, inizialmente lo incontrai per il ruolo di Virginia. In teoria, fisicamente è più facile immaginare lui come donna che Romain, ma non funzionava. Quando l’ho chiamato per dirgli che non lo avrei preso per il ruolo di Virginia, ma che mi sarebbe piaciuto offrirgli il ruolo di Gilles, lui ha esclamato immediatamente: ‘Fantastico! Preferisco Gilles, non mi sentivo a mio agio nell’altro ruolo’”.

“Una cosa era certa: non volevo fare la drag queen – spiega Romain Duris -.Sarebbe stato sbagliato e François era d’accordo. Non volevamo che la gente prendesse in giro Virginia. Lo humour doveva venire non dal cambio di genere, ma dalle situazioni, come per esempio quando David nasconde il rossetto facendo finta di vomitare. All’inizio François era ispirato da Casa Susanna, un libro di foto di travestiti americani piuttosto rotondetti ma poi mi sono messo a dieta per sentirmi più a contatto con il personaggio. Perdere peso mi ha aiutato a rendere i lineamenti del mio viso più delicati”.