Claudio Sona e il viaggio della vita: “Negli anni ’90 i gay venivano considerati come extraterrestri” – Intervista

Primo tronista gay nella storia di "Uomini e donne", Claudio Sona racconta a Gay.it com'è cambiata la sua vita da quel momento ad oggi.

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Claudio Sona
Claudio Sona - Foto: Instagram @realclaudiosona
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Noto al grande pubblico come il primo tronista gay nella storia di Uomini e donne, il 35enne Claudio Sona si è raccontato a noi tra carriera e vita privata ricordando le emozioni vissute all’interno degli studi televisivi Mediaset, il suo rapporto con i genitori e la sua infanzia tra marachelle e le prime esperienze omosessuali nella sua Verona.

Claudio parla volentieri e con il cuore in mano anche del suo rapporto con Nicolas Cornia, ragazzo con il quale è fidanzato da quasi tre anni, e della sua adolescenza trascorsa alla scoperta di sé grazie alle prime chat d’incontri e alle esperienze con due ragazze.

Un’intervista intensa nella quale Claudio non ha avuto timore di esporsi, fluttuando tra gli alti e bassi della sua vita fino ad oggi.

Claudio Sona e il viaggio della vita: "Negli anni '90 i gay venivano considerati come extraterrestri" - Intervista - Claudio Sona - Gay.it

Claudio Sona: leggi l’intervista completa!

Tu sei stato il prima tronista gay nella storia di Uomini e donne: com’è cambiata la tua vita da quel momento ad oggi?

Se devo dirti la verità, dopo quell’esperienza la mia vita è cambiata sia in meglio sia in peggio: in meglio perché la popolarità acquisita grazie al programma mi ha aperto diverse opportunità dal punto di vista lavorativo; in peggio perché, soprattutto all’inizio, non potevo più vivere in semplicità la mia quotidianità perché venivo riconosciuto, qualsiasi cosa facessi e ovunque fossi. Adesso la situazione si è un po’ tranquillizzata, ma inizialmente ho sofferto molto per questa cosa, perché non riuscivo più ad uscire con gli amici, proprio perché mi sentivo sempre osservato; e quando ti senti osservato ti senti anche giudicato. Ora però la situazione è nettamente migliorata.

 

Che cosa ha significato per te essere il primo tronista gay?

Inizialmente non ho capito che quella mia esperienza stesse rappresentando qualcosa di importante per la televisione italiana. Io ho vissuto quell’avventura come un qualsiasi tronista etero. Ero veramente tranquillo, avevo l’appoggio della mia famiglia e degli amici, ero felice di fare un’esperienza diversa; il fatto di portare quella che per me era già una normalità non mi è pesato. Dopo, sentendo sempre questa stessa domanda, ho capito che forse avevo fatto qualcosa di importante, qualcosa che aveva lasciato un segno in tv come nelle persone, ma io non me ne sono reso conto lì per lì, proprio perché non ho mai avuto problemi.

 

In molti, però, hanno definito il tuo percorso come un vero spartiacque nel racconto televisivo delle coppie omosessuali. Grazie a te tantissimə persone che avevano timore di raccontare sé stessə ad amici e familiari sono riuscitə a farlo…

Effettivamente io non ho mai sentito il peso di quel ruolo, ma mi hai fatto venire in mente che quando è finita la mia esperienza all’interno del programma ho ricevuto – non sto scherzando – centinaia e centinaia di lettere di persone che mi ringraziavano o mi chiedevano consigli su come affrontare la loro quotidianità da quel punto di vista. Io poi mi sono allontanato, perché non avevo le capacità, però da questo ho capito che avevo mosso qualcosa.

 

Che bambino sei stato? Che famiglia hai avuto da piccolo?

Ho avuto una famiglia molto unita; in generale una famiglia normale, non erano ricchissimi e non erano poveri. Mia madre era, e lo è ancora, molto religiosa. Ho vissuto fino ai 18 anni in un paese in provincia di Verona, quindi ci si conosceva tutti ed io ero molto vivace, perché ero super estroverso, a tratti anche scalmanato. Per questo motivo, mi ricordo che spesso mi dicevano che sarei stato adatto per fare l’attore a teatro (ride, ndr).

 

Oggi nelle scuole e in famiglia si fa un po’ di educazione sessuale; ai tuoi tempi com’era?

Il sesso in famiglia è sempre stato un tabù, ma non credo fosse dovuto ai miei genitori quanto a quel periodo storico. Erano gli anni ’80/’90 e in quel periodo era impossibile parlare di sesso a casa. Non esisteva alcuna forma di educazione sessuale e quindi credo di aver iniziato a scoprire la mia sessualità a scuola intorno ai 10/12 anni. A casa non si è mai parlato né di genitali maschili né  femminili, tantomeno di rapporti sessuali né etero né omosessuali. E quando capitava che in tv andasse in onda qualche scena un po’ compromettente si cambiava canale pur di fare in modo che non prendesse piede nessun argomento scomodo. Adesso, invece, quando parlo con i ragazzi più giovani li vedo molto più preparati e consapevoli rispetto a noi.

 

Quindi i tuoi genitori non ti hanno mai parlato di sesso a casa?

Ti dirò la verità: io fino ai 10/12 anni non sapevo nemmeno cosa fossero i profilattici; l’ho sentito alle scuole medie dagli amici. Se quindi devo pensare a questo tema in relazione ai miei genitori, credo che mia madre non mi abbia mai detto in vita sua di usare un profilattico se mai fossi andato a letto con qualcuno o qualcuna. Quindi agli inizi sono andato un po’ alla cieca seguendo i consigli dei miei coetanei.

 

Quando hai capito che ti piacevano i ragazzi?

Io sono nato negli anni ’80 pertanto la mia adolescenza l’ho vissuta seguendo ciò che la società ci imponeva e ciò che era stato predisposto per noi. Tutti erano etero, tutti andavano con le donne. I social non esistevano e i gay venivano considerati ancora come degli extraterrestri.  Inizialmente, quindi, io cercavo di seguire quello che la società raccontava come normalità. A 14 anni ho avuto la mia prima esperienza con una donna – dai tratti molto mascolini devo dire (ride, ndr) – però, in quello stesso periodo, hanno iniziato a prendere piede delle chat in cui era possibile fare conoscenze. Mi ricordo che sul Lago di Garda c’era una discoteca gay molto famosa che dava la possibilità, tramite una chat presente sul proprio sito, alle persone omosessuali di scambiarsi messaggi e di incontrarsi, ed io incominciai ad esplorare quel mondo. Nel frattempo, però, ho avuto una storia con un’altra ragazza perché ancora non avevo ben chiari chi fossi. Le mie prime esperienze con degli uomini le ho avute tra i 16 e i 17 anni.

 

Com’è stato il coming out con i tuoi genitori?

Come ti dicevo, la mia omosessualità l’ho sempre vissuta come fosse la normalità: non mi sono mai vergognato, non mi sono mai nascosto, anche per il carattere estroverso, ribelle e indipendente che ho. A 18 anni sono andato via di casa perché sentivo la necessità di crearmi qualcosa di mio e sin da subito sono andato a convivere con un ragazzo più grande di me. Alla mia famiglia, però, inizialmente non ho detto nulla. Mia madre lo ha sempre sospettato ma io inizialmente le dissi che si trattava di un amico. Dopo un po’ di anni ho aperto un’attività in centro a Verona e, quando organizzavo delle feste o semplicemente degli aperitivi, oltre ai miei amici invitavo anche i miei genitori che quindi venivano e vedevano alcuni amici con la parrucca, qualcun altro che mi dava un bacio in bocca… quindi ad un certo punto sono stato costretto, però l’avrei fatto comunque perché per l’appunto per me era normalità. Se devo essere sincero, però, glielo disse mio fratello: avevo organizzato una cena con loro per dirglielo ma lì per lì non trovai il coraggio e quando tornai a casa mio fratello rimase da loro e glielo disse. Mia madre mi chiamò la sera stessa e mi disse di tornare lì a parlare.

 

Come hanno reagito alla notizia?

Mio padre era tranquillissimo e mi ha detto: “Se tu sei felice lo sono anch’io, non c’è nessun tipo di problema basta che ti comporti bene”. Per mia madre, invece, è stato più complicato perché aveva paura del giudizio della gente, della società, visto che vivevamo comunque in un piccolo Paese. Mi ricordo che quando le dissi che andavo a Uomini e Donne lei ha avuto una crisi perché non sapeva come gestire i commenti delle persone. Per fortuna, invece, è andato tutto bene e dopo la messa in onda della prima puntata mia madre ricevette una marea di complimenti “ma tuo figlio che coraggioso, che bravo, che bello, che buono, che simpatico”; allora lì i problemi sparirono.

 

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi sta vivendo questa tua stessa esperienza?

Quando mi chiedono consigli io non so bene cosa dire perché ogni famiglia è a sé. Io sono stato fortunato perché i miei genitori mi hanno appoggiato sin dall’inizio anche perché io gli ho fatto vivere la mia quotidianità: inizialmente li invitavo al bar e quindi vivevano tutta la situazione insieme a me; poi mi hanno visto in tv e anche lì hanno potuto assaporare tutti gli aspetti dell’amore omosessuale che è esattamente identico a quello eterosessuale. E poi successivamente hanno conosciuto Nicolas, il mio fidanzato, solo quando ero sicuro della persona che avevo affianco. Penso che ogni storia vada trattata con grande pazienza e rispetto e quindi non me la sento di dare consigli se non quello di viverla ognuno a modo suo, ambendo alla felicità.

 

A proposito di Nicolas: come ti ha conquistato? E quando hai capito che sarebbe stata la persona giusta per te?

Io e Nicolas ci siamo visti per la prima volta 4-5 anni fa al mare; io ero con i miei amici e lui era con i suoi ma inizialmente non ci siamo neanche salutati. All’inizio non mi piaceva per niente perché era molto restio, poi ho scoperto che era semplicemente un po’ introverso. A febbraio 2020 mi ha risposto ad una storia e da lì abbiamo cominciato a parlare. Ci siamo visti il 14 febbraio e poi altre 2-3 volte, poi io sono partito per il Brasile e quando sono tornato c’era il lockdown, quindi non l’ho più visto per tre mesi. A metà maggio, quando hanno sospeso la zona rossa, ci siamo finalmente rivisti e li ho capito che era la persona giusta per me, perché quei tre mesi passati a raccontarci le nostre vite ci aveva permesso di conoscerci, anche se solo telefonicamente, in maniera molto profonda. Quando ci siamo, già dopo un mese vivevamo insieme. Non ne abbiamo neanche discusso, è successo e basta.

 

Se pensi a voi due nel futuro che cosa vedi?

Mi piace molto parlare di progetti con lui. Ho appena comprato una casa in Valpolicella e adesso devo cominciare a ristrutturarla e sto pensando insieme a lui come farla; quindi già il fatto di fare questa cosa insieme a lui vuol dire che siamo proiettati verso il futuro. Allo stesso tempo, però, ti dico che non è certo tutto rose e fiori: tra ottobre e novembre abbiamo vissuto un periodo difficile da cui nemmeno io so come ne siamo usciti. Ciò che importa, però, è che ora ci siamo ritrovati.

 

Claudio Sona e Nik Cornia
Claudio Sona e Nik Cornia – Foto: Instagram

 

 

In una tua intervista hai dichiarato: “Credo di avere una storia poco drammatica. Sono convinto che all’interno dei reality, sia da conduttori sia da autori, vengano cercati personaggi conosciuti, ma dal vissuto particolare alle spalle. Io ho avuto una vita estremamente normale”. Cosa intendi per storia normale? Cosa ha in meno la tua storia personale delle altre?

In realtà non c’è molto da spiegare: solitamente in tv siamo abituati a vedere personaggi gay stereotipati che rappresentano solo una parte del mazzo. Ad essere considerati e a fare scalpore solitamente sono quelli che fanno un po’ i circensi, i carri allegorici, vestiti con piume e strass (che sia chiaro sono fantastici e non ho nulla contro di essi), però va detto che ci sono anche quelli che invece arrivano normalmente, come posso essere io, che però non attirano l’attenzione.

 

Un esempio?

Purtroppo, se dovesse risultare vera la notizia della partecipazione di Cecchi Pavone e il suo fidanzato all’Isola dei Famosi, avremmo la conferma di quello che dico: non metto assolutamente in dubbio il loro amore, però, il fatto stesso di mettere un uomo di sessant’anni insieme ad un ragazzino di 19, ci fa capire che sono stati scelti solo perché faranno parlare di loro per l’importante differenza d’età; quindi la normalità non è mai presa in considerazione.

 

C’è qualcuno che invece prova a raccontare l’omosessualità nella sua interezza e normalità?

Ti dico: ringrazierò sempre Maria [De Filippi, ndr] perché veramente è riuscita a portare una normalità in tv e ad andarci con i piedi di piombo. Quando la vidi per la prima volta mi disse: “Guarda non so come andrà perché è la prima volta anche per me”. Quindi ha cercato di portare qualcosa di diverso da quello a cui eravamo abituati a vedere, come Platinette e Malgioglio. Di certo questi ultimi hanno avuto il loro giusto spazio e hanno dato il contributo alla causa ma Maria ha voluto ribaltare i classici schemi, mettendo davanti a tutto la normalità. Questa è stata la vittoria, anche da un punto di vista degli ascolti – che alla fine è quello che interessa la tv – perché ha mostrato un lato che nessuno conosceva: la normalità di una persona, di un rapporto, di una conoscenza. Io sono convinto che se mettessero in tv una coppia come me e Nick avremmo dei consensi ma anche la tv stessa li avrebbe perché non è mai stato visto un approccio così reale. Al momento, però, in tv c’è spazio solo per gli estremi, non mostrano mai la normalità.

 

Restiamo dunque nei reality: se dovessero contattarti, quale ti piacerebbe fare?

È una scelta molto difficile. Se devo pensare a me come persona penso che l’Isola dei Famosi sarebbe il reality più vicino alle mie corde perché sono molto sportivo, mi piace l’avventura e me lo sentirei più mio. Pechino Express è un altro reality che mi potrebbe piacere, magari in coppia proprio con Nick, perché potrebbero venire fuori dei momenti iconici in stile Sandra e Raimondo. Temptation Island invece sarebbe molto duro. Non credo riuscirei a parteciparvi perché sarebbe come un aut aut per la mia storia d’amore con Nicolas.

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