GPA: “Siamo i papà di Leonardo e Michelangelo, vi raccontiamo come sono nati e come le donne sono tutelate”

Qualcuno dice che avete comprato i vostri figli. Come è avvenuto il match tra voi e le due donne che hanno portato avanti le gravidanze?

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Farhad Re e Francesco Di Fabio
Farhad Re e Francesco Di Fabio
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Farhad Re e Francesco Di Fabio hanno due figli, Leonardo e Michelangelo, nati mediante gestazione per altri negli Stati Uniti. I bambini sono cittadini americani, l’Italia non li ha riconosciuti e non li riconoscerà, per ora. Di più: Farhad e Francesco potrebbero essere perseguitati dalla legge italiana, qualora la gestazione per altri diventasse reato universale, come teorizzato in ben 4 proposte di legge depositate in parlamento dalla maggioranza di destra.

Con Farahd e Francesco abbiamo fatto una lunga intervista. Si sono gentilmente resi disponibili a ricevere domande scomode e a spiegarci tutti i passaggi e i meccanismi della loro esperienza con la gestazione per altri (o maternità surrogata o surrogacy) che ha permesso loro di diventare papà dei loro figli.

 

 

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Perché nel 2017 vi siete sposati a Londra e non avete contratto un’unione civile in Italia (possibile dal 2016)?

Farhad: In vista del progetto di formare una famiglia, preferivamo il matrimonio inglese perché è un matrimonio egualitario, con tutti i diritti e i doveri di una qualunque coppia, e non una situazione di serie B come le Unioni Civili in Italia.

Oggi quanti figli avete e come sono nati?

Francesco: Abbiamo due figli, sono nati con gestazione per altri, uno nel 2021, l’altro nel 2022.

Perché avete scelto gli Stati Uniti per la GPA? Quali altri paesi avete valutato?

Farhad: La prima volta che siamo andati negli Stati Uniti era il 2016 e ci siamo resi conto che le cose non erano affatto semplici, come noi credevamo. Erano anzi molto più complicate e questo ci è piaciuto ancor di più. Era tutto molto controllato, molto regolamentato da una serie di strutture americane. Sicché siamo tornati indietro, e con l’aiuto di due avvocati, abbiamo studiato vari paesi, comprese Francia e Italia, e alla fine siamo tornati sulla nostra prima scelta, gli Stati Uniti, perché sono il paese secondo noi più sicuro ad oggi.

Insisto: vorrei sapere, se posso, quali sono i paesi che avete scartato, a parte Francia e Italia dove escludo ci siano situazioni di sfruttamento delle donne.

Farhad: I due avvocati ci avevano prospettato situazioni tipo il Messico, alcuni paesi dell’est, addirittura la Russia. Noi abbiamo sempre preferito situazioni di paesi occidentali, nei quali sei sicuro che la donna è salvaguardata sotto tutti i punti di vista. Negli USA la gestazione per altri è molto sicura, non c’è alcun tipo di sfruttamento, di nessun tipo, oltre al fatto che la surrogacy è regolamentata dal sistema sanitario nazionale americano.

Quanto tempo è trascorso tra quando avete iniziato la procedura e la nascita del primo figlio Michelangelo? 

Farhad: Che brutto termine che hai usato, procedura.

Hai ragione, ti chiedo scusa: l’idea della vostra famiglia.

Farhad: L’idea della nostra famiglia è iniziata quando abbiamo sentito dentro di noi il primo passo, e siamo andati nel 2016 in California, pensando che sarebbe stato più semplice. Ci sono state tutte le ricerche anche sugli altri paesi, abbiamo quindi scelto gli States. A quel punto c’è tutto un iter da fare, sia psicologico, sia di documenti, sia fisico e sia la ricerca della giusta donatrice, la giusta surrogata, la clinica, i contratti vari legali, quindi è una cosa lunghissima, non è una cosa che tu vai domani e arriva il bambino in nove mesi.

Il secondo figlio Leonardo quando è arrivato?

Farhad: Il secondo è arrivato l’anno dopo, sono nati esattamente con un anno di distanza, il 90% del lavoro era stato già fatto. Noi avevamo già agli embrioni, perché hanno la stessa donna che ha fatto la donatrice – che quindi ha donato gli ovuli -, hanno la stessa genetica (dal lato della donatrice di ovulo, dunque Michelangelo e Leonardo sono anche geneticamente fratelli ndr). È stato più facile, anche perché eravamo sul posto. Abbiamo fatto una corsa contro il tempo, perché noi volevamo due bambini molto vicini di età, e per la regolamentazione americana una donatrice non può fare una seconda surrogacy prima di un anno. Se avessimo voluto anche la stessa donna surrogata, avremmo dovuto attendere due anni.

Una volta nati Michelangelo e Leonardo, li avete registrati in Italia? Che nazionalità hanno i vostri due figli?

Francesco: No, loro hanno solo la nazionalità americana. Hanno il passaporto americano e la residenza francese.

Dunque avete deciso di lasciare l’Italia? Perché? E dove andate?

Farhad: Abbiamo un’azienda di moda, e abbiamo sempre avuto un piede in Italia. Ma da un po’ di anni viviamo all’estero, anche se abbiamo casa e base a Roma, perché la nostra produzione fino ad oggi è stata italiana. Avevamo anche una boutique che abbiamo già chiuso. L’idea è di tornare a Londra, anche se negli ultimi anni abbiamo vissuto a Parigi, perché la Gran Bretagna è il paese in cui una famiglia come la nostra è più protetta, da tutti i punti di vista, perché è una famiglia come tutte le altre. Non c’è nessuna differenza, già dal nostro matrimonio noi siamo uguali agli altri.

Insisto: perché lasciate l’Italia?

Farhad: Tornando in Italia, dopo la nascita del secondo bambino, volevamo registrarli. Perché sapevamo che almeno il sindaco Sala faceva le registrazioni a Milano, poi nel frattempo è arrivato lo stop del governo e abbiamo deciso che a questo punto non vale più la pena.

Scappate dall’Italia.

Farhad: Noi non vogliamo scappare, non stiamo scappando. Di base in parte vivevamo già all’estero, però non vogliamo far vivere ai nostri figli una vita da figli di secondo livello, famiglie di classe B. Preferisco che vivano in un posto dove loro si sentono come tutti gli altri.

L’Italia sta adottando misure molto severe verso le persone omosessuali e le famiglie arcobaleno: siamo all’inizio di qualcosa di preoccupante?

Farhad: Sì, secondo me è molto preoccupante questo momento, è una forma… come di razzismo, l’ha detto anche l’UE, che è una sorta di guerra di genere. Quindi, se tu sei eterosessuale, sei adeguato, puoi vivere su questo pianeta. Se non sei eterosessuale, non sei adeguato, quindi non ti deve essere riconosciuto nulla, e non devi vivere come tutti gli altri. Devi avere dei doveri, ma non devi avere nessun diritto.

A Londra vedrete la vostra famiglia totalmente riconosciuta?

Francesco: Sì, Londra sarà totalmente riconosciuta già partendo dal matrimonio, che lì è egualitario, e anche i nostri figli sono già riconosciuti come come figli nostri, visto che in Gran Bretagna c’è già la surrogacy regolamentata dalla legge.

Che lavoro svolgete?

Farhad: Io sono designer. Francesco lavorava nel campo della finanza, ma per esigenze familiari, e per poterci staccare, ha lasciato il suo lavoro e ora lavoriamo insieme. Facciamo la couture a Parigi, abiti speciali, pezzi unici per clienti speciali, siamo anche nell’interior design, seguiamo progetti di case molto particolari, nelle quali vengono richiesti pezzi rari, unici, realizzati ad hoc. Si tratta quindi, sia nella moda, sia nell’interior design, di pezzi studiati per il cliente, che oggi sono prodotti in Italia, è un Made in Italy che però noi, non potendo più fare avanti e indietro con due bambini, sicuramente pian piano porteremo all’estero.

Quindi l’Italia perderà anche la vostra produzione.

Farhad: Cercheremo di portare la produzione là dove possiamo vivere con i nostri figli, come è giusto che sia.

Entriamo ora nel merito della vostra esperienza con la Gestazione Per Altri negli USA: come è avvenuto il match tra voi e le due donne che hanno portato avanti le gravidanze? 

Farahd: Il match è una cosa abbastanza lunga, perché c’è un primo step nel quale è solo la donna che decide. A lei viene inviata la nostra documentazione, sia clinica, sia cose tipo ‘chi siamo’, ‘cosa facciamo’, ‘perché desideriamo attuare questo progetto di vita’, eccetera. Vengono inviate anche le nostre foto. A quel punto lei decide se vuole prestarsi al nostro progetto.

E non vi conoscete prima?

Farahd: Certo. Se questa persona decide che le piacciamo come coppia e vuole farlo con noi, a quel punto inizia un passaggio che possiamo definire emotivo. Ci conosciamo di persona, o via video. Per esempio, per via del Covid, nella prima surrogacy abbiamo fatto questo primo approccio via video. Nella seconda, poiché eravamo negli Stati Uniti, abbiamo conosciuto la donna, e anche suo marito, siamo usciti insieme a mangiare e bere. Insomma ci siamo davvero conosciuti e a quel punto, se anche questo passaggio va bene, se insomma ci si piace reciprocamente, a quel punto si passa al lato clinico.

Cosa comporta questo passaggio clinico?

Farahd: Si tratta di tutta una serie di esami. Per esempio in più di un caso, le donne volevano rendersi disponibili a fare la surrogacy per noi, ma non ha superato lo screening medico, non sono passate, e quindi abbiamo dovuto ricominciare con altre donne.

Quando tutti questi passaggi clinici sono sorpassati, cosa accade?

Farahd: Passata questa terza fase, c’è la quarta, che è quella legale e che dura mesi. Superato anche lo step legale, la donna è pronta a iniziare il processo della surrogacy.

Alcuni media hanno raccontato di madri che vedono in questi bambini tratti genetici comuni ai propri: è un dramma questo? 

Farhad: Abbiamo visto situazioni allucinanti in televisione, trasmissioni quasi da da circo, nelle quali hanno chiamato donne che potevano essere solo comparse, donne che non conoscono questo procedimento (Farhad fa riferimento in particolare a una puntata di un noto programma di una rete di Mediaset che non citeremo ndr). Non è possibile che una donna possa dire “Ah il bambino ha la mia manina” (nel senso di somiglianza ndr), perché in realtà ci sono due donne: una è la donatrice, che dona l’ovulo e geneticamente il bambino è al 50% suo, ma la donna che porta il bambino (in grembo ndr) sa bene che quando si fa il transfer dell’embrione, è l’embrione che viene inserito nell’utero e non gli spermatozoi, quindi è un bambino che già è stato creato in vitro, è un bambino che già c’è, quindi non avrà nulla dal punto di vista genetico in comune con lei. Diciamo che è tutta una propaganda. Non so se è politica o che cosa, però è allucinante.

E avete conosciuto la donna che ha donato i gameti ovarici (ovuli)?

Francesco: Nel caso nostro no.

È vero che le due donne che hanno portato avanti le gravidanze non hanno allattato i vostri figli? 

Francesco: I bambini in ogni caso non vengono allattati direttamente. Se la donna è disponibile a donare il proprio latte, e noi vogliamo darlo ai nostri figli, il latte viene tirato e somministrato con il biberon, il bambino non viene allattato al seno.

Sia le due donne che hanno portato avanti la gravidanza, sia quella che ha donato i gameti ovarici, hanno messo il proprio corpo al servizio del vostro progetto di genitorialità: qualcuno sostiene che questo sia sfruttamento ai danni delle donne e anche dei bambini, che oggi sono vostri figli, cosa rispondete?

Farhad: Credo che si tratti di emancipazione della donna, soprattutto quando parliamo di paesi occidentali, Stati Uniti eccetera. Nei quali la donna decide cosa fare del proprio corpo. Non capisco come possa il governo italiano pensare che una donna americana, una donna californiana, sia una donna sottomessa? Perché probabilmente non sono mai stati negli Stati Uniti e non conoscono questo paese, le sue regole, la sua popolazione. È tutto un discorso di propaganda. Questa è in verità la liberazione della donna all’ennesima potenza, dove decido io quello che faccio.

Alcuni in Italia sostengono che le donne che portano avanti gravidanze per altri, si sottopongono a una scissione psicologica per mantenersi separate da ciò che avviene al loro corpo: voi cosa pensate di questo? 

Francesco: Queste donne vengono seguite psicologicamente, fanno uno screen psicologico, sia prima di iniziare questa avventura, sia durante tutto il loro percorso. E poi comunque vengono scelte donne che hanno già dei figli propri, proprio per evitare che possano avere dei coinvolgimenti emotivi che non avevano considerato, prima di intraprendere questa questa avventura.

Farhad: E poi c’è anche un discorso da dire, che queste donne sanno benissimo e psicologicamente hanno già passato, quindi sanno bene quello che fanno e quello che vogliono. E soprattutto sanno benissimo che nell’utero viene inserito un embrione, e non uno spermatozoo. Quindi sanno benissimo che da quel momento loro portano un bambino, non creano un bambino. In alcune lingue infatti si usa il termine “portatrice”, perché lei porta un bambino, porta avanti la sua vita, lo nutre, ma non lo crea. Ecco perché questo sistema americano funziona, perché lei non solo è preparata psicologicamente, non solo è perfettamente sana di mente, ma sa anche che questa cosa non comporterà un suo coinvolgimento emotivo, oltreché fisico, perché il bambino non avrà nulla di suo.

Avete ancora rapporti con le due donne che hanno portato avanti la gravidanza?

Farhad: Sì, abbiamo un ottimo rapporto con entrambi. È una cosa che nasce durante questi nove mesi, oltre che prima. Con la prima abbiamo un rapporto più vicino, non dico quotidiano, ma comunque più frequente, perché è una famiglia piccola, lei ha due figli. Mentre la seconda ha cinque figli, di cui gli ultimi sono due gemelli che oggi hanno quattro anni e mezzo, ed è molto, molto più incasinata. Oggi ci rendiamo conto anche perché (sorride, ora anche Farhad e Francesco si rendono conto di quanto sia impegnativo avere figli ndr). Quindi ha meno tempo e noi non vogliamo neanche essere invadenti, però ci ci sentiamo, mandiamo le foto e sono abbastanza a conoscenza della nostra situazione?

Hanno percepito denaro?

Farhad: Sì, certo, vengono pagate. Anche perché il sistema americano non è come il sistema italiano, dove una donna che resta incinta, tra una cosa e l’altra, potrebbe rimanere a casa anche tre anni pagata. Nel sistema americano, se tu resti incinta, lo fai a tue spese, quindi il giorno in cui vai a fare delle analisi, non sei coperto dall’azienda che ti paga, lo fai di tasca tua e perdi una giornata di lavoro. Dunque è normale che bisogna rimborsare tutto questo, a questa persona che per quasi un anno ha la vita condizionata dalle cose che fa per te. Ci sono tantissime altre realtà che vengono pagate: la clinica, il sistema sanitario, la donatrice, le agenzie che ti aiutano a trovarla, gli avvocati per fare diversi contratti.

Di tutto quello che si spende, quanto è destinato alla madre che “porta” il bambino in grembo?

Farhad: Quasi la metà. È lei che giustamente porta per 9 mesi il bambino nel grembo, è lei che partorisce, è lei che si sottopone alla preparazione fisica ormonale, affinché sia tutto perfetto. E c’è addirittura un’assicurazione, pagata da noi, visto che lei non è assicurata per la gravidanza e lo Stato non paga nulla di tutto questo. E l’assicurazione la paghiamo fino a mesi dopo. Quando lei partorisce, non finisce il rapporto. Paghi fino a mesi dopo, hai soldi bloccati su un conto per mesi, qualunque complicanza dovesse mai avere la donna, è sempre tutto coperto da te.

Sono donne bisognose che vivono di stenti o donne che hanno una normale vita almeno mediamente agiata?

Farhad:  Allora intanto, come abbiamo detto, tutto è regolamentato dallo Stato americano. Il dato clinico dalla FDA, il Food and Drug Administration, e dal lato del protocollo della Surrogacy è la ASRM (American Society for Reproductive Medicine) che regolamenta un po’ le linee guida di chi può, chi non può. Perché non è che ognuno si sveglia e dice voglio fare questa surrogacy. Una delle prime cose che è proprio nel protocollo è che le donne non possono usufruire di nessun tipo di sussidio governativo o statale, quindi non sono assolutamente donne che sono al di sotto di quella soglia che è la vita normale. Non dico che sono ricche, ma non possono essere neanche bisognose. Sono tutte donne che hanno una vita. Devono per protocollo avere dei figli propri, hanno quindi figli che magari vanno già a scuola, che mantengono, con cui vivono, hanno una casa. Dire che lo fanno le donne poco agiate è propaganda.

 

Non diremo quanto avete speso, credo che una cifra non dica alcunché. Non si tratta di una somma bassa.

Farhad:  A volte sentiamo cose dette in modo un po’ propagandistico, a proposito delle cifre. Ma chi dice queste cose in televisione, non conosce probabilmente gli Stati Uniti. Perché alla fine queste cifre sì, sono cifre anche abbastanza alte. Ma sono cifre con cui in California ti compri un’automobile, quindi non è puoi sostenere che la donna lo facia perché in questo modo dà una svolta alla propria vita. No, non lo fa per questo. Tutte loro hanno una motivazione propria dal punto di vista emotivo.

Quindi non lo fanno per denaro?

Farhad: No, Assolutamente no. Noi abbiamo incontrato alcune di loro, sia personalmente sia in video, che ci hanno meravigliato. Una di loro era fortemente religiosa, andava tutte le domeniche in chiesa col marito, con i figli eccetera. Tante lo fanno quasi per ringraziare un’entità superiore – il Signore, il Cielo, Gesù o come vuoi chiamarlo – di essere stati troppo fortunate.
Per esempio, la nostra seconda surrogata ha 5 figli propri. Infatti lei dice che ama talmente tutto questo, ama dare la vita, che a un certo punto il marito giustamente ha detto basta, facciamolo per altri, per quelli che in realtà non possono farlo.

Francesco: È vero, si possono spendere quei soldi, se non di più. Tuttavia, se tu pensi che almeno in America tutto quanto ha un costo altissimo, quando fai un’ecografia spendi molti soldi, quando fai una visita medica spendi tanti soldi, fai un contratto con un avvocato… insomma alla fine si parla di queste cifre che fanno scena, ma se vai a fare i conti, sono costi normali.

Cosa dite a chi vi accusa di aver “comprato” i vostri figli?

Farhad: L’unica cosa che possiamo dire, purtroppo, è che dovrebbero studiare un po’. Spesso a parlare è la tanta ignoranza, perché la gente ignora, non sa, non conosce. E quindi molte persone, grazie anche a quella propaganda politica che oggi c’è sopratutto in Italia, dove fanno trasmissioni tv con donne surrogate che in realtà – come dicevo prima – sono comparse, che dicono cose quasi illegali, ecco alcune persone finiscono per pensare che la donna americana, californiana eccetera sia una donna sottomessa. Ora, posso capire che in certi paesi, nei quali la donna non è ancora emancipata, ci siano questioni etiche di cui tenere conto, io non lo so, questo non posso dirlo. Certamente, come abbiamo spiegato, noi abbiamo studiato i vari paesi e abbiamo scelto gli USA proprio perché, così come anche in Gran Bretagna e Canada, ci sono totali garanzie di tutela e autodeterminazione per la donna. Ma la gente sente certe trasmissioni mistificatorie italiane dove portano comparse americane a dire falsità e abbocca!

Io credo che possano esserci situazioni poco accettabili dal punto di vista etico, soprattutto in alcuni paesi: la questione è sempre quella della responsabilità individuale.

Francesco: In alcuni paesi ci erano state prospettate situazioni non certe per noi, le abbiamo rifiutate. Sta all’intelligenza di chi approccia questo percorso. Fare le giuste considerazioni. Noi abbiamo detto no ad alcune opzioni, non vogliamo avere nessun tipo di rischio che qualcuno non sia tutelato.

Perseguire l’opzione della surrogacy è una cosa per persone benestanti? Insomma, coppie meno benestanti potrebbero ricorrere alla GPA in paesi dove le donne non hanno le stesse tutele che hanno negli USA?

Francesco: Tutti, anche i nostri amici, quasi tutti l’hanno fatto negli Stati Uniti, ma proprio per questo, perché è un’opzione che offre garanzie di tutela.

Penso che proprio vietare la Gpa e perseguitare ora anche i figli di coppie omogenitoriali finisca per spingere persone meno agiate di voi a rivolgersi a paesi nei quali le donne non sono garantite. Mi tocca sottolineare che tutto questo è terribilmente classista, ma voi non avete alcuna responsabilità.Michelangelo e Leonardo un giorno torneranno in Italia o li abbiamo già persi?

Farhad: Non lo possiamo sapere. Per ora loro verranno in Italia come turisti americani. Abbiamo qui entrambi le famiglie, loro hanno qui nonni, zii… ma certo finché non potranno avere una cittadinanza italiana, sicuramente non torneranno a vivere in Italia.

Se in Italia la GPA fosse legale e normata da una legge di severa tutela per le donne che portano avanti gravidanze per altri, ci sarebbero meno rischi per tutte e tutti?

Farhad: Sicuramente se in Italia ci fosse una legge per la surrogacy come negli Stati Uniti, con un organo che regolamentasse il tutto come succede negli USA, quindi sia i diritti sia i doveri di ognuno, il lato clinico, medico-scientifico eccetera… beh certamente gli Italiani non sarebbero obbligati ad andare all’estero. E quelli di loro che oggi non hanno disponibilità economiche per farlo in USA, non sarebbero costretti a farlo in paesi nei quali non c’è tutela al 100% di tutte le parti coinvolte. Quando si legalizzano e regolamentano le cose, tutto è più facile e si evitano errori.

Ma per questa destra di governo il punto è un altro: voi siete omosessuali, non potete essere buoni genitori. Questo è il punto.

Farhad: Parlano di un figlio normale, naturale, perché ci sono un uomo e una donna. E invece il figlio nostro no. È un problema di cultura di base, che non so se si riuscirà mai a superare. C’è una profonda omofobia di fondo. Come ha spiegato anche la Commissione Europea. Ci sono due uomini che amano follemente i loro figli, li crescono eccetera, però non va bene perché sono loro a deciderlo? È sempre un problema di autodeterminazione. Il sistema maschilista decide, e vuol far credere alla donna che decide per il suo bene, senza capire che invece la donna è qui, è la donna che si autodetermina, è la donna che decide. Del suo corpo e di cosa voglia farne. E così anche io. Decido io cosa fare. E invece il maschio vuole dire no, tu non puoi decidere. Non devi abortire, e se tu abortisci, dicono che sei stata manipolata. Se decidi di fare la surrogacy, non hai deciso tu, ma sei stata manipolata, come se tu donna non fossi in grado di capire, decidere e sono io quindi che decido per te. Donna o omosessuale, sono io maschio etero che decido per te. E ci sono alcune donne che dovrebbe capire meglio che questa è una loro libertà e liberazione.

Alcune femministe, poche ma molto rumorose e molto manipolate dalla destra, sostengono che anche la surrogacy sia in verità un modo con cui gli uomini sottomettono le donne.

Farhad: È assurdo. Non è l’uomo che deve decidere per me cosa fare, cosa non fare della mia vita, del mio bambino, del mio utero, ma sono io che decido.

Cosa vi sentite di raccomandare alle coppie italiane che vogliano accedere alla GPA negli USA? Consigli?

Francesco: Fare ricerche approfondite, perché anche in questa situazione, visto che c’è anche un discorso economico, possono finire incastrati in situazioni stressanti. Soprattutto con le agenzie. Il sistema scientifico della surrogacy ovviamente non cambia, è sempre un sistema super protetto e super controllato, però magari l’agenzia può approfittarsi dal punto di vista economico. Per esempio noi abbiamo avuto due surrogate con due agenzie diverse perché erano molto ravvicinate tra loro. C’erano due agenzie a lavorare per trovare la soluzione giusta: con la prima abbiamo avuto un’esperienza meravigliosa. Con la seconda, invece, abbiamo avuto un’esperienza non ottima. Consigliamo di non avere fretta, perché questa è un progetto di vita, non è una cosa che fai in poco tempo. Devi dedicare del tempo a questa cosa, perdi qualche mese in più, non risparmiare sul tempo. Fallo bene, proteggi tuo figlio e tutte le persone coinvolte.

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