Coming out, voi genitori dovete fare un passo indietro

Ad un certo punto lo sai. Metti insieme i pezzi e lo deduci. Parti dagli stereotipi: come cammina, cosa ascolta, con chi esce, come parla.

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coming out genitori
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Ad un certo punto sai.
Metti insieme i pezzi e lo deduci. Parti dagli stereotipi: come cammina, cosa ascolta, con chi esce, come parla.

Troppo femmina, troppo maschio, non è come gli altri.

Bisognerebbe a questo punto iniziare a capire chi sono per te gli altri: quell’entità a sé, un circolo di mormoni che ripete il proprio rituale meticolosamente, distaccato dal resto, dallo spazio, dal tempo.

Oppure gli altri sono i modelli che hai sempre conosciuto, la netta maggioranza, la condotta base per stare al mondo. Ebbene sì, partendo da questi presupposti qui, possiamo confermare che rispetto agli altri è diversə.

Ecco, avrai notato anche lo schwa (ə). Una postilla, una piccola accortezza che magari non stravolgerà il mondo, ma se non altro può essere un punto di partenza per la nostra conversazione: stiamo dando per scontato che sia femmina o maschio?

Perché tu ti basi su quello che ti disse l’ostetrica. Congratulazioni è una femminuccia, congratulazioni è un maschietto. Non eri stupidə, aveva un senso. Ma quello che tiene in mezzo alle gambe è solo un punto di partenza.

Nel grande schema generale della sua vita quello che tiene in mezzo alle gambe non decide niente: non deciderà il suo colore preferito, quale fiocco attaccare fuori la porta o il regalo che ha riceverà per il suo primo compleanno. Non sceglie come si presenterà al mondo, come si sentirà, non lə confina per forza da una parte o dall’altra della staccionata. Se lo fa, non è detto che resterà tale, perché quello che tiene in mezzo alle gambe è importante, ma dopo un po’ fa il suo tempo.

Crescendo potrebbe diventare un limite, risultare fuori posto o totalmente indifferente: è un ornamento, un soprammobile, e starà a loro decidere il grado di attenzione che merita. Ecco, l’asterisco o schwa è messo lì per contemplare anche tutte le opzioni che scindono da quello che si tiene in mezzo alle gambe, capito?

Quindi adesso lo sai.
Anche le persone intorno a te l’hanno notato, e chissà partendo da quali presupposti: ci sarà da preoccuparsi? Sarà strano? Avrà qualcosa fuori posto? (Anche qui, ti consiglio di ritornare alla parte sui mormoni).

Nel migliore dei casi lo vedi con i tuoi occhi: leggi i messaggi, li becchi insieme, ci fai caso perché così scema non lo sei. Eppure stavolta tu non l’avresti mai detto: non c’erano i presupposti e gli stereotipi sembravano al loro posto. Ecco, a tal proposito, una cosa che ho dimenticato di dirti all’inizio è che gli stereotipi sono come l’oroscopo del mese: ce l’ha, manca, a volte c’azzecca, altre non ha capito davvero un cazzo.

A questo punto cosa fare? Inizierai a porti le tue domande, alcune lecite, altre discutibili. Come muoversi, quando parlare e quando tacere. Hai sempre fatto del tuo meglio: a scuola in orario, la lezione di danza, l’allenamento di calcetto, le pagelle rispettabili, un’ottima condotta, mettere in ordine, non stare troppo al telefono, il giacchetto se fa freddo, accertarsi che non si farà male. C’è davvero qualcosa che puoi fare ora in quanto genitore? Perché la verità è che questa opzione tu, facendo del tuo meglio, non l’avevi ancora considerata. Succede solo nelle famiglie degli altri, nelle storie in televisione, nei romanzi ambientati nel Nord Italia che poi diventano film e vengono premiati agli Oscar.

Non la prevedevi perché l’hai sempre considerata un’alternativa alla strada principale, una deviazione, un cambio di rotta per cui non hai nulla contro. Ci mancherebbe altro, tu sei una persona aperta, sei accogliente, amorevole, voti sinistra. Eppure anche tu sei cresciuta in questo paese. Anche tu hai creduto, sin dall’inizio, volente o nolente, che c’era un solo modo di stare al mondo e tutto il resto è diverso per sfizio.

Insomma, basta con i giri walzer, tanto vale iniziare a rimboccarsi le maniche e prendere coscienza che la tua vita sta diventando un film di Ferzan Özpetek. Ma ricorda che nell’arco di questa storia la protagonista non sei tu. Sei un personaggio secondario, un supporting character. Mi dispiace dirtelo, non devi metterti al centro e neanche rubare le battute sul copione.

Adesso supponiamo ci sarà una rivelazione, prima o poi arriverà quel momento e te lo dirà: mamma, papà, devo dirvi una cosa. La musica diegetica si ferma, pietrificati intorno al tavolo da pranzo, rumori di piatti che sbattono, se avete una domestica è probabile che un bicchiere le scivolerà dalle mani proprio in quel preciso momento.

Ci abbiamo girato intorno per tutta la durata del film, e adesso finalmente il climax sta per esplodere. Ecco la dichiarazione. Ecco il monologo che spezza il cuore, recitato sottovoce, interpretato con grazia e umanità. Parole semplici ma disposte con cura. Un poema che tiene col fiato sospeso, da far venire la pelle d’oca. Tutta la sala è commossa, parte l’applauso.

Ma quando ci sei dentro tu non sai quando arriva la dichiarazione. Presumibilmente verso la fine del film, ultimo atto, ma chi ti dice a che punto della storia siamo? Nessun regista è disposto a dirti quando toccherà occuparsi di questa scena. Qui dentro ci sei solo tu e non puoi manovrarlo. Non puoi decidere quando accadrà perché non è il tuo coming out. Se lo fai succedere al momento sbagliato, comprometti il ritmo della narrazione, il pubblico si annoia, si innervosisce e rovini la storia sul più bello. Le sue parole tu non devi toccarle, non puoi scriverle al posto suo, e non vanno rubate o estrapolate dalla bocca senza permesso. Risulterebbe tutto meccanico e pieno di manierismo. Una di quelle storie che non arrivano al cuore di nessuno, ma fanno solo venir voglia di alzarsi e uscire dalla sala per l’imbarazzo.

Non puoi decidere nulla, ma se proprio vuoi che ti dica cosa puoi fare, ti chiederei di non addormentarti. Mica letteralmente, riposati se sei stancə. Alzati la mattina, fai una bella colazione e poi informati. Leggi cosa significa quella parola, qual è la differenza tra questo e quello, studia il significato di quel termine che non conosci, fai più domande possibili a chi ne sa più di te. Non parlo della catechista timorata o dell’esponente di ultra destra che ricicla le parole del nonno nel ’48, ma volti nuovi, quellə che credevi possibili sono nella vita degli altri, e mai avresti potuto immaginare varcare la soglia di casa tua. Apri l’argomento, parlane ad alta voce, sii curiosə. Non dire più di quello che sai, ma non dondolarti nell’ignoranza. Perché quando non prendi le sue difese può sentirlo: deve vederlo, riconoscerlo tra le mura di casa e a tutti i pranzi di famiglia. Prendi le sue difese soprattuto quando diventa scomodo, fin quando nessuna battuta, commento, o giudizio potrà mettersi in mezzo quello che tu sai.

Devi prendere la vergogna che prova e riversarla su chi continua a rendere la realtà che li circonda un manuale vecchio e impolverato. Porta scompiglio alla cena di Natale, fai vedere a loro chi sei ogni volta che li trattano come esseri umani di seconda mano. Che le tue parole facciano sentire a disagio lo zio Ernesto che vota Lega, ma mai loro. Non accomodarti nel silenzio.

Poi un giorno, te lo dirà. Le parole saranno poche e imperfette, tre in croce, sbrodolate una dietro l’altra. Non proprio delle battute da Coppa Volpi, ma purtroppo il copione non gliel’ha scritto nessuno. Sono le parole che ha trovato sul momento, te le porge tra le mani in un timido vassoio delle offerte, te le versa di corsa giù per le orecchie per non rischiare di perdersele per strada e non ritrovarle mai più.

Non sarà come nei film, perché non ci sarà nessun regista a dirvi cosa fare. E voi non potrete accorgervene, perché troppo impegnati a gestire una scena improvvisata e senza preavviso. Non potrai vedere come nei film quel piccolo momento, come resta sospeso nel tempo, si ferma nella memoria. Non ci sarà nessun applauso dal pubblico. Ma se provi a fermarti, senza badare troppo al ritmo delle parole, noterai che come nel cinema, gli interpreti abitano le emozioni del personaggio, ma fuori dal set si spogliano dei propri costumi e tornano alla vita di sempre. Noterai che non è successo nulla: era solo una scena come tante.

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