Lacrime e sorrisi dei gay che furono

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Due libri sull'omosessualità nel passato: la passione inconfessabile tra due ragazzi di "Per sempre" di Jourdan, e la storia avventurosa dell'87enne Ulpiano in "La regina del Po" di...

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Eric Jourdan

Per sempre

Edizioni del Cardo

256 pagine, 15,80 euro

Eric Jourdan è un caso piuttosto bizzarro nel panorama della letteratura gay. Nato nel 1940 a Parigi, ha esordito ad appena sedici anni con un romanzo che è stato un caso letterario, anche se di nicchia: Gli angeli malvagi, pubblicato nel 1955, è la storia d’amore tra due cugini adolescenti che durante un’estate degli anni Cinquanta scoprono la fisicità del loro rapporto. In bilico tra poesia e eros, il romanzo ha un finale tragico che suona quasi come un inno all’impossibilità dell’amore tra uomini. Ricco di descrizioni troppo esplicite per l’epoca in cui fu dato alle stampe, Gli angeli malvagi venne sequestrato per oscenità. Il libro era l’unica opera di Jourdan tradotta in Italia (nel 1990 per i tipi della Guanda) ma ora le Edizioni del Cardo hanno pubblicato Per sempre, un romanzo apparso in Francia nel 2003 con il titolo Pour jamais e che lo stesso autore considera imparentato con la sua opera d’esordio. Anche in questo caso seguiamo la storia, ambientata negli anni Trenta, di due giovani che si conoscono sui banchi di scuola e che costruiscono un legame talmente forte quanto incapace di definirsi. Buona parte del libro è centrata sulla lacerante lotta interiore di John che vorrebbe avvicinare anche fisicamente il suo amato Doug ma non solo non riesce a trovare il modo per comunicargli la sua passione ma addirittura vive nella convinzione che la semplice ammissione di un sentimento così proibito all’epoca lo porterebbe a perdere anche l’amicizia dell’altro. Parallelamente a questa storia, Jourdan intreccia quella di Ethel, promessa sposa di John che, sopravvissuta a quello che all’inizio del romanzo viene definito semplicemente "l’omicidio" che ha segnato la storia del paesino in cui i due amici erano cresciuti, decide sessant’anni dopo la tragedia di riferire tutto a un ragazzo che lavora nella vicina stazione di servizio e di cui lei sospetta l’omosessualità. Ben tradotto dall’ottimo Daniele Cenci, Per sempre è – forse – un libro per adolescenti, appassionati di storia o amanti del lirismo in letteratura: le pagine estenuanti in cui ripetutamente il protagonista rimugina il desiderio di avvicinarsi al suo amato per finire sempre con il rimandare possono avvincere solo immergendosi nella lotta interiore che presumibilmente sconvolgeva l’animo di un bravo ragazzo della provincia americana che 60 anni fa doveva fare i conti con un amore omosessuale. Ma al di là di questo valore che va riconosciuto, non si può negare che il libro sia affetto da lungaggini davvero eccessive.

Stefano Benaglia

La regina del Po

Edizioni libreria Croce

137 pagine, 13 euro

Una domenica pomeriggio, un giovanissimo giornalista alla caccia di storie di vita si dirige nelle campagne ferraresi verso la casa isolata dell’ottantasettenne Ulpiano, conosciuto alcuni giorni prima a una festa privata, per un’intervista in cui raccogliere le confessioni più significative della sua lunga vita da omosessuale. Nel viaggio, il ragazzo immagina che l’invito nasconda in realtà intenzioni erotiche che il giovane non si sente di assecondare, ma non sarà questa l’unica sua convinzione che sarà smontata dall’incontro con l’anziano signore: innanzitutto la conversazione, che si rivela da subito ben più stimolante di quello che si poteva aspettare, si protrarrà per più giorni e in questo tempo gli stereotipi scolpiti nella mente del giovane saranno delicatamente distrutti dalla storia di Ulpiano, ricca di collegamenti con gli eventi storici che hanno segnato gli ultimi ottanta anni del nostro paese. Ecco La regina del Po, terzo brillante romanzo del 42enne Stefano Benaglia, già autore di Uccelli di pineta e di Per non essere così. In questo romanzo-intervista, Benaglia si diverte a tracciare, sulla base di ricerche documentarie effettuate in rete e di esperienze personali, la storia di Ulpiano, che ama appunto riferirsi a se stesso come alla "Regina del Po", passando attraverso le vicissitudini legate alla storia, agli amori e soprattutto alla perdita della madre, morta quando lui era giovanissimo ma che ha sempre accompagnato la sua vita apparendo come un fantasma che persino il giovane giornalista riesce a vedere nella antica casa di famiglia in cui Ulpiano si è rifugiato. Così il racconto si muove in bilico tra esperienze paranormali e ritagli di giornali d’epoca, tra amplessi fugaci con uomini di tutti i tipi e la ventennale storia d’amore con un affascinante maghrebino. Storia d’Italia e avventure intime si intrecciano davanti al giovane giornalista, capace solitamente solo di commenti fuori luogo e osservazioni al limite della stupidità. Una lettura piacevole e interessante grazie anche alla scrittura decisamente molto lieve.

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