MA CHE RAZZA DI GAY SIAMO?

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Libri. In "Solitudini imperfette" Andrea Mancinelli, scoperto da Tondelli, indaga, seguito dallo sguardo dell'amico scrittore, le debolezze di un omosessuale incapace di vivere e incapace di amare.

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Alcuni omosessuali aborrono l’eventualità di assomigliare agli etero. Inorridiscono davanti all’ipotesi di una unione regolarizzata, difendendo il valore autonomo dello stile di vita libero dalle gabbie istituzionali della coppia aperta e anche del mordi e fuggi sessuale e sentimentale. Altri rimpiangono le leggi che impediscono loro di costruire una famiglia a tutti agli effetti.

Indipendentemente da che parte vi schieriate, è interessante esaminare i casi in cui i due punti di vista si incontrano stridendo in un rapporto di coppia. Andrea Mancinelli ci dà la possibilità di farlo nel suo primo romanzo “Solitudini Imperfette“, già edito nel 1998 da PeQuod e ora uscito in una bella veste grafica per i tipi di Baldini & Castaldi (145 pagine, 13,40 €).

Citare Tondelli parlando di giovane letteratura gay è diventata una consuetudine abusata. Vorremmo evitarlo, ma in questo caso non possiamo esimerci. Nel risvolto di copertina è scritto che Andrea Mancinelli è stato “scoperto da Pier Vittorio Tondelli” e ha “esordito nell’ormai celebre antologia Under 25”. E la presenza dello scrittore di Correggio continua anche all’interno di questo amabile “Solitudini Imperfette“: il protagonista Mattia, infatti, che narra in prima persona della sua vita sentimentale, professionale e sociale, ricorre sempre al ricordo dell’amico scrittore “P.” scomparso da anni, e si confronta continuamente con il suo modo di pensare, di interagire con il mondo, di gettare uno sguardo disincantato e nitido sul panorama insensato della metropoli.

P. è una presenza costante anche se invisibile, “uno spirito dell’aria che sussurra giorno dopo giorno il suo messaggio, senza stancarsi mai, come un soffio di vento al mio orecchio – un messaggio di cui non volevo saper nulla, da cui fuggivo senza sapere che era lì con me, dentro di me”. E’ lui il testimone assente della soluzione mancata al vivere quotidiano, colui che riuscì a vivere vedendo la realtà in faccia e morendone, e che osserva l’incapacità del protagonista e del suo mondo a dotarsi di autenticità. Di questa dialettica è pervaso il romanzo, che si inserisce a pieno titolo nella letteratura che ritrae le difficoltà esistenziali della famigerata generazione perduta, quella che si è smarrita in bilico tra le rivendicazioni politiche e le conquiste del consumo.

Come è giusto che sia, manca al protagonista, e conseguentemente alla scrittura che lo narra, l’approfondimento cui aspira, esemplificato nella presenza vigile dell’amico P., manca la spinta oltre la cortina di nebbia che gli permetterebbe di uscire dall’aria malsana di una Milano tutta imprese e giovani rampanti. E manca il coraggio di vivere appieno la storia con Stefano, sorta di presenza astrale casualmente incrociata in un bar della Milano gay. Con lui Mattia ha un intenso rapporto di sei mesi, avvincente nonostante il protagonista ricorra a tutte le difese disponibili alla sua mente intellettualmente dotata per mantenere una distanza dall’altro, permettendosi anche non raramente, subito dopo aver salutato alla stazione il suo compagno, di fare a pezzi “la psicologia da bar con cui mi ostinavo a nutrire le mie buone intenzioni” e infilare il cazzo nella bocca di “uno studentello con la erre moscia, l’aria di chi pensa di commettere un peccato” tra i sentieri bui del parco vicino a Cadorna.

Stefano, dal canto suo, è capace di slanci di saggezza che lasciano disarmata persino la tagliente ironia del protagonista. E’ così che in alcuni brevi istanti questi riesce ad avere “la sensazione di un risveglio” alla quale però non cede, salvo poi riconoscere che “la nostra capacità di sottrarci alle procedure di questa vita si sta esaurendo”.

In bilico tra inutile commiserazione e slancio esistenziale, Andrea Mancinelli conquista il lettore pagina dopo pagina, inserendo nella struttura del racconto (resa un po’ complicata dall’intrecciarsi di piani temporali differenti) incontri e personaggi tutti dotati di spessore, e usando un linguaggio che pur mantenendosi largamente accessibile, non approssima mai i sensi cui mira.

Andrea Mancinelli
Solitudini Imperfette
Baldini & Castoldi, 13,40 €
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