USA, fine al divieto per i gay che vogliono donare il sangue. C’è un nuovo modello di valutazione del rischio

In Italia simile discriminazione è stata cancellata nel 2001 dall’allora ministro della salute Umberto Veronesi.

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I Paesi che hanno revocato il divieto alle donazioni di sangue
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La Food and Drug Administration ha annunciato aggiornamenti attesi da anni legati alla donazione di sangue negli Stati Uniti d’America. Nuove linee guida hanno infatti scritto la parola fine all’individuazione degli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, chiedendo ora lo screening di tutti i potenziali donatori con partner sessuali nuovi o multipli negli ultimi tre mesi. Senza più alcuna distinzione tra uomini omosessuali ed eterosessuali. Coloro che hanno avuto sia un nuovo partner sessuale o più di un partner e che hanno avuto rapporti anali negli ultimi tre mesi non potranno donare, che siano gay o etero.

“Che si tratti di qualcuno coinvolto in un incidente automobilistico o di un individuo con una malattia potenzialmente letale, le donazioni di sangue salvano vite ogni giorno”, ha dichiarato il commissario della FDA Robert M. Califf, M.D., in un comunicato stampa. “Mantenere un approvvigionamento sicuro e adeguato di sangue è fondamentale per la FDA. Questa proposta per una valutazione del rischio individuale, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale, ci consentirà di continuare a utilizzare i migliori dati scientifici per farlo. “

Storicamente, dal lontano 1985 le linee guida imponevano il divieto alla donazione di sangue per qualsiasi uomo che avesse fatto sesso con un altro uomo. Nel 2015 venne revocato il divieto a vita, consentendo agli uomini gay e bisessuali di donare il sangue nel caso in cui non avessero fatto sesso in tutto l’anno precedente. Nel pieno della pandemia di COVID-19, la FDA ha ridotto il periodo di astinenza sessuale per uomini gay a tre mesi. Ora le nuove norme.

Coloro che hanno assunto PrEP o PEP per via orale negli ultimi tre mesi non potranno continuare a donare il sangue, apparentemente perché l’uso dei farmaci “può ritardare il rilevamento dell’HIV da parte dei test di screening autorizzati per le donazioni di sangue, con potenziali risultati falsi negativi”. Coloro che hanno assunto la PrEP iniettabile non potranno donare il sangue per due anni.

Dinanzi a queste nuove politiche sono piovuti complimenti e le immancabili critiche. “Questi cambiamenti sono in atto da oltre 40 anni e rappresentano un enorme balzo in avanti verso l’elevazione della scienza rispetto allo stigma”, ha sottolineato Sarah Kate Ellis, presidente e CEO di GLAAD, in una dichiarazione ufficiale fornita a Them. “L’annuncio di oggi faciliterà la cancellazione della discriminazione storica contro gli americani LGBTQ, contribuirà ad alleviare la carenza nazionale di sangue e aprirà la porta a tutte le persone LGBTQ idonee a donare sangue e a salvare vite umane. Gli Stati Uniti si avvicinano ad entrare nella lista del sempre più crescente elenco di paesi che già accolgono donazioni di sangue da uomini gay e bisessuali senza restrizioni“.

Kelley Robinson, presidente della campagna per i diritti umani, ha affermato che la politica proposta “sposta il paese verso ciò che i sostenitori di LGBTQ + e gli esperti medici affermano da anni: che una valutazione del rischio individualizzata e basata sulla scienza è la migliore ed il modo più equo per garantire la sicurezza dell’afflusso di sangue riducendo al contempo inutili discriminazioni contro gay, bisessuali e altri uomini che fanno sesso con altri uomini“.

Tuttavia, Robinson ha anche aggiunto che “c’è ancora molto da fare per garantire che le persone gay, bisessuali e transgender non vengano più ingiustamente stigmatizzate quando cercano di donare il sangue“. Ha sottolineato i difetti nei nuovi criteri di valutazione, come ad esempio il “concentrarsi eccessivamente” sul numero di nuovi partner dei potenziali donatori. Ha poi aggiunto che è “un peccato” che la politica continui a vietare alle persone in PrEP di donare il sangue. “La PrEP è l’arma più potente che abbiamo per proteggere le persone dal contrarre l’HIV e per eliminare completamente la malattia”. “Il fatto che l’essere in PrEP possa nascondere la positività all’HIV è vero, ma c’è una soluzione all’orizzonte grazie alle tecnologie in fase di sviluppo che inattiverebbero i patogeni nel sangue. Nel frattempo, è assolutamente essenziale che coloro che stanno attualmente ricevendo i trattamenti PrEP continuino ad avere i loro farmaci”.

Recentemente le restrizioni alla donazione di sangue da parte di uomini gay sono state allentate anche in Inghilterra, Scozia e Galles, in Israele, Francia e Grecia.

In Italia simile limite è stato cancellato nel 2001 dall’allora ministro della salute Umberto Veronesi. La norma era stata imposta nel 1991, ovvero in piena crisi AIDS, da un provvedimento dell’allora ministro Francesco De Lorenzo. Nei nuovi moduli italiani, 22 anni or sono, si smise di dichiarare la propria “non omosessualita”, limitandosi ai dati sullo stato di salute del donatore e su eventuali comportamenti sessuali a rischio. “Finalmente una bella vittoria del movimento gay italiano – commentò nel 2001 Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay -. La discriminazione verso gay e lesbiche, infatti si traduceva ogni anno in una campagna omofobica di gigantesche proporzioni. Il vecchio decreto De Lorenzo era sbagliato da un punto di vista scientifico, discriminatorio e pessimo sul piano educativo perchè diffondeva l’idea che il pericolo per la trasmissione delle malattie infettive fosse rappresentato dagli omosessuali in quanto tali“.

Nel questionario nostrano le domande non si riferiscono più all’orientamento sessuale del donatore ma alle sue abitudini sessuali, con l’obiettivo di escludere le persone che hanno una vita sessuale ritenuta non adeguata per donare il sangue a prescindere dal fatto che siano omosessuali, eterosessuali, bisessuali.

Dall’ultima donazione e comunque negli ultimi 4 mesi ha cambiato partner?“, si può leggere nel questionario attualmente in uso. E ancora.

“Dall’ultima donazione e comunque negli ultimi 4 mesi ha avuto rapporti eterosessuali, omosessuali, bisessuali (rapporti genitali, orali, anali):
– con partner risultato positivo ai test epatite B e/o C e/o per l’AIDS;
– con partner che ha avuto precedenti rapporti sessuali a rischio o del quale ignora le abitudini sessuali;
– con un partner occasionale;
– con più partner sessuali;
– con soggetti tossicodipendenti;
– con scambio di denaro o droga;
– con partner nato o proveniente da paesi esteri dove l’AIDS è una malattia diffusa e del quale non è noto se sia o meno sieropositivo?”.

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