Perché è ora di chiudere Miss Italia

Miss Italia è una noia sessista, inguardabile, goffa e priva di narrazione. Deriva dal circo Barnum americano e si vede. Ecco perché non ha più motivo di esistere.

Apprendo guardando Facebook in queste ore, leggendo post e commenti a destra e a manca, che esiste ancora Miss Italia. Non pensavo. O almeno, confesso senza troppi problemi che mi ero scordato della sua esistenza. E sì che io la televisione la guardo: sguazzo nell’aulico come nel trucido, ma fino a Miss Italia ormai sono anni che non mi spingo più.

Su Miss Italia qualcosa s’è inceppato. Non dovrebbe esistere più da molto tempo. O sicuramente non più in questa forma, che è la stessa che praticamente aveva negli anni ’50. Non ha scusanti: è una roba noiosa, inutile, senza racconto. E ovviamente sessista. Un mortale andirivieni di madonnine infilzate, tutte vestite uguali affinché emergano meglio le differenze: circonferenze, stacco di coscia, altezza al garrese. Diverse ma infine tutte uguali le ragazze in gara: silhouette chiara, ben visibile, tutta la merce sul tavolo. Il femminile col volto apparente: le ragazze ci mettono la faccia, ma sembrano dei cartonati. Stesse pose, movenze ben sincronizzate, un unico organismo in cerca di approvazione, della benedizione del padre padrone guardone.

Il concorso di bellezza viene ancora incredibilmente trasmesso: tentano di tenerlo in vita, gli cambiano rete, lo fanno condurre alla Ventura, a Dj Francesco, l’anno prossimo chissà, magari al trio Albano, Romina e Lecciso. Quando si potrebbe benissimo ammettere che ha fatto il suo tempo, che la sua idea post-fascista di femminilità non appassiona più. E se appassiona ancora qualcuno (orrore!) è sbagliato. E agli sbagli si deve porre rimedio.

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Miss Italia nasce come evoluzione del concorso 5000 lire per un sorriso, nato nel 1939 da un’idea di Dino Villani per sponsorizzare una marca di dentifricio. Un concorso fotografico di epoca fascista e l’origine temporale e culturale si sente tutta: arriva chiaramente da lì quest’idea del femminile appiattito sui connotati morfologici, corpi inermi e senza racconto, perché lasciati perlopiù in silenzio, se non nelle fasi finali, quando vengono microfonati e vien loro concesso di dire qualche gran banalità. Che tutti puntualmente accettano perché non si è mica lì per sentire idee o punti di vista: a un certo punto si dà loro la parola giusto per provare che non sono fembot, robot umanoidi. Che gli scorre sangue nelle vene.

La narrazione di Miss Italia è distante anni luce dalla contemporaneità, perlomeno dalle cose buone della contemporaneità. Dal femminile che, anche se a fatica, si sta liberando dalle costrizioni e inizia a fare un po’ quello che gli pare. Certo, mica dappertutto, ma esperimenti e oasi felici ce ne sono. E sicuramente tra queste non possiamo annoverare Miss Italia. Che è un morto che parla, un reperto del maschilismo anni ’50 e ’60 che giustamente, coerentemente Mirigliani-figlia lascia così com’è, probabilmente succube pure lei del suo padre padrone. Da quell’idea della donna e del suo potenziale. Un’idea desolante, goffa, fastidiosa. Che posso accettare si sorbiscano giusto le vecchie che arrivano da lì, da quel piccolo, triste mondo antico.

Ovviamente il discorso meriterebbe di essere esteso, meriterebbe un bel excursus storiografico. Miss Italia è la trasposizione italiota di Miss America. E fa una certa impressione imbattersi nel fatto che il primo concorso moderno negli Stati Uniti risale al 1854 e fu presentato da P.T. Barnum, benché il concorso fu poi annullato a causa di proteste popolari. Barnum in precedenza aveva già presentato gare per cani, bambini e uccelli. Barnum sì, quello del circo. Miss Italia deriva dal circo Barnum, come Miss America. Sarà per questo che io trovo il concorso di bellezza inguardabile, odioso, esattamente come il circo, praticamente in ogni sua forma e versione.

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Circhi e concorsi di bellezza sono un po’ dei diorami, sfere di vetro con i coriandoli al posto della neve, scenari in cui gli esseri – le donne, gli animali, o i pagliacci – ripetono in eterno un copione sempre uguale. In cui non c’è spazio per l’individualità – l’ecceità la chiamava qualcuno molti secoli fa – quel surplus di iniziativa e presenza che in definitiva ci rende umani. E infatti le miss proprio umane non sono, lì, in quella parte. E non è importante che lo siano: devono limitarsi ad occupare il posto assegnato loro dal circo della bellezza. Null’altro. Sostenere coi loro corpi e i loro sorrisi – a tratti disperati – la macchina più antica del mondo: quella del rispetto delle regole che i maschi hanno pensato e imposto alle femmine.

Jonathan Bazzi

11 commenti su “Perché è ora di chiudere Miss Italia

  1. L’unica cosa giusta scritta nell’articolo è che Miss Italia ormai non interessa più a nessuno. Per il resto neanche una lesbica radicale nazifemminista abusata dal padre per 20 anni e iscritta alla Femen sarebbe riuscita a spalare così tanta merda addosso al genere maschile estremizzando al limite il giudizio ad un programma televisivo. Aiuto.

      1. Felice di aver scritto un post che fa schifo a tutti?

        Sono d’accordo con gli altri utenti, questo post è inconsistente e addirittura un controsenso, data la carnazza al chilo che pubblicate qui e gli articoli su Mr. Gay vari…

        Siete R I D I C O L I .

        E questo sarebbe il sito GLBT più importante d’Italia?!?!?!??????????

        Ma ce la fate????

  2. Non ho letto un analogo articolo su Mr Gay Italia o Mondo. Ma come funziona questa redazione di giornalai? Mr Gay o Mr Italia vanno bene e invece Miss Italia no?

    Se cercate nei vostri archivi storici dovreste trovare gli articoli su Mr Gay… ultimo penso sia quello del 25.04 sul Mr Gay World 2016 dove viene elogiata la bellezza del vincitore… di certo non si parla di sessismo, mercificazione etc etc.

    Leggo poi su Wiki (se non è cosi’ vi inito a far correggere) che il concorso di Mr Gay Italia è organizzato da questo portale.

    Vi prego, fate pace con voi stessi!!!

  3. Ci sono diverse Miss Italia che negli ultimi anni hanno fatto successo proprio perché a un bell’aspetto associavano personalità e cultura veramente impressionanti. Io non farei un discorso sessista o addirittura maschilista, piuttosto la vera crescita sarebbe un vero concorso anche per gli uomini. Mi sembra un po’ esagerato risolvere tutto e liquidarlo con sessismo, semplicistico e banale. Invito poi a riflettere sul fatto che in questo momento siamo di fronte a una minaccia alla nostra libertà, quoditianità e uguaglianza che viene perpetrata da fondamentalisti islamici che predicano non solo un ritorno alla donna sottomessa all’uomo e a una donna chiusa in casa, ma che già con questa ideologia in Francia impediscono alla altre donne, alle famiglie (vedi Tolone la famiglia in gita fermata sulla pista ciclabile e le donne insultate come prostitute o le risse in spiaggia perché ragazzi osavano fotografare le donne in Burkini) a tutti noi di scegliere liberamente come vestirci e vivere la nostra femminilità se siamo donne. Non vorrei che a furia di battaglie moralistiche contro supposte manifestazioni da “donne oggetto” si facesse il gioco di chi, nelle Moschee e in Internet, predica proprio la stessa cosa, cioè l’odio contro chi liberamente decide di partecipare a un concorso in costume, di camminare in short, di mostrare parte del corpo. La libertà individuale deve essere il faro illuminante e senza giudizi altrui né imposizioni o giudizi agli altri. Se una donna vuole deve poter quello che vuole della propria vita, del proprio corpo, incluso un concorso di bellezza in bikini.

    1. Il problema di Miss Italia non è solo il sessismo. Nell’articolo mi sembra di averlo precisato. Miss Italia è una grande macchina che gode di prestigio mediatico, quando invece nei fatti è un reperto archeologico che non rappresenta affatto le donne di oggi. Neanche quelle che fanno spettacolo. Che prevede per le partecipanti una liturgia da anni ’60 odiosa e priva di narrazione. Il sessismo è solo una parte del problema.

      1. Guarda che sei tu che sbagli, hai frainteso la cosa.

        Miss Italia è una becera fiera del commercio, sponsor, pubblicità, appalti e non ha NULLA a che fare con l’intelletto, la società, la narrazione, il dimostrare qualcosa e quant’altro.

        Sei solo ridicolo se pensi di fare una sana critica all’evento, perché NON SUSSISTE, è fuori luogo, non centra nulla. Punto.

        E’ la sagra del paese nazionale esattamente come S.Remo e la religione organizzata della Chiesa: sono TRADIZIONI, COLORE, FOLKLORE.

        Becere, fuori dal tempo, inutili e dannose, per anziani e lobotomizzati, ma rimangono tali.

        Lo sbaglio lo fai tu, addossando responsabilità intellettuali, artistiche o umane ad un PROGRAMMA TELEVISIVO.

        Vogliamo svegliarci?!?!?

    2. Sulla libertà di fare figure di merda e mostrare tutta la propria superficialità vendendo il proprio corpo, non si discute.

      E nemmeno sulla libertà di insultare chi è squallido, volgare, ignorante e dannoso per la società.

    3. Bravo Giovanni… hai centrato il punto della questione.
      La LIBERTA’ delle donne, e in generale delle persone, di mettersi in costume e fare ciò che preferiscono, anche partecipare e vincere a un concorso di bellezza, è sacrosanta. Nessun giudizio, nessun moralismo e nessuna attenzione o pseudo-attenzione alla condizione delle donne deve permettersi di calpestare tale libertà. A volte gli opposti estremismi hanno proprio in comune il voler passare come dei caterpillar sulla libertà e perciò anche sulla dignità personale degli individui. Chi grida alla donna-oggetto spesso tratta le donne come bambine, quindi individui per definizione deboli, incapaci, da proteggere a suon di divieti e proibizioni. Secondo loro le donne non si devono spogliare, non devono mettersi in costume, non devono mostrare svariate parti di sé giudicate provocanti, tanto meno in cambio di opportunità di lavoro e soldi, come se queste cose fossero lo sterco del diavolo, e se lo fanno sono da insultare o da trattare come se fossero state chissà come violate o come avessero fatto chissà quale commercio immondo. Questo è inammissibile. Le persone devono poter fare del proprio corpo quello che vogliono, senza dover subire ingiurie e divieti imposti dall’alto. L’articolo lo condivido quando mette in luce certi aspetti piuttosto antiquati del concorso, e quando fa riferimento a possibili diversi modi cui potrebbe essere strutturato. Ecco, secondo me è questa la cosa da fare: svecchiarlo negli aspetti in cui si dimostra magari arcaico. Mettersi a chiuderlo, impedirlo, proprio no.

  4. Io penso che Jonathan abbia ragione su svariati aspetti; in particolare quello della liturgia un po’ vecchia, stantia, da metà del secolo scorso, che ripropone un po’ di cliché arcaici e sessisti. Non arriverei però al punto di dire che il programma non dovrebbe esserci più… io credo debba essere semplicemente svecchiato. Già di recente, in particolare in quest’ultima edizione, si è svecchiato parecchio: anni fa non ricordo ad esempio di aver mai visto delle ragazze in carne, o curvy come si usa dire, partecipare e tanto meno arrivare in finale e quasi vincere la corona. Chi ne chiede la chiusura secondo me è troppo tranchant, e spesso usa due pesi e due misure: quando c’è un concorso a cui partecipano dei maschi non c’è nessun problema, nulla da ridire; possono mettere in mostra tutti i loro muscoli, il loro petto, i loro addominali, le loro cosce, ecc e tutto va assolutamente bene; quando c’è un concorso di bellezza a cui partecipano delle femmine allora lì ci sono tutti i problemi di questo mondo, il programma è di per sé una mostruosità, e così via. La donna non è un essere debole, fragile, incapace di badare a se stesso, insomma una sorta di bambola senza cervello, un sorta di bambina da proteggere dal mondo e quindi a cui impedire tutta una serie di cose; la donna è allo stesso livello dell’uomo e in quanto tale va trattata.

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