I 5 momenti più queer della recente storia dell’Eurovision Song Contest – VIDEO

Rivediamo insieme le principali esibizioni che hanno colorato di arcobaleno il palco dell'Eurofestival.

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3 min. di lettura

L’Eurovision è un po’ come se fosse un grande Pride. È la celebrazione per eccellenza dell’inclusività. Un contest multiculturale dove la comunità LGBTQ+ non è rappresentata come una minoranza, ma in modo totalmente integrato, come d’altronde dovrebbe essere. Eppure è proprio questo che fa la differenza, e a notarlo siamo soprattutto noi italiani, abituati a show nei quali la rappresentazione delle persone LGBTQ è sempre minima e piena di stereotipi.

L’Eurovision, come il Pride, è un momento televisivo importante, in cui tutti noi metaforicamente sfiliamo l’uno accanto all’altro, in pieno spirito di condivisione, festa e gaiezza. Ecco perché si tratta dello show tra i più amati della comunità LGBTQ+.

Quali sono stati i momenti dell’Eurovision Song Contest più Pride in assoluto? Li abbiamo elencati qui di seguito.

Se ne manca qualcuno oppure vuoi indicarci quali sono gli artisti che, pur non essendo LGBTQ, si sono dimostrati dei veri ally, scrivi il tuo commento sotto l’articolo.

Islanda 1997 – Paul Oskar

Paul Oskar è un cantante, gay dichiarato, che nel 1997 ha attirato l’attenzione internazionale quando ha eseguito “Minn hinsti dans” (“My Final Dance”), un brano provocatorio e ritenuto molto “kinky”.

La canzone è cantata dalla prospettiva di un uomo che ha vissuto una vita edonistica – “Champagne di cristallo, perle, porcellana / Diamanti per cena, amore per il dessert” – e che sembra rinunciare a questo stile di vita preparandosi a morire.

La performance sul palco dell’Eurovision Song Contest fu ritenuta all’epoca molto stravagante e furono in molti ad alzare le sopracciglia in maniera sdegnosa, probabilmente anche per le numerose pose sessualmente allusive. La giuria tecnica snobbò quasi completamente Paul Oskar. Mentre al televoto riuscì ad ottenere un ottimo punteggio.

Si classificò 20esimo.

Israele 1998 – Dana International

Sharon Cohen, nata nel 1972 a Tel Aviv come Yaron Cohen e conosciuta con il nome d’arte di Dana International è stata la prima cantante transgender a vincere l’Eurovision Song Contest, diventando l’artista di riferimento della cultura queer di questo show.

La sua vittoria alla 43esima edizione dell’Eurofestival, che nel 1998 si tenne a Birmingham, segnò il primo vero momento rivoluzionario per quanto riguarda la rappresentazione della comunità LGBTQ in questo show.

Già semplicemente per la sua partecipazione come rappresentante ufficiale di Israele, la cantante fu costretta ad avere una scorta ufficiale: le minacce di morte che ricevette dalle frange più radicali della comunità ebraica furono numerose in quanto colpevole, secondo loro, di aver annientato l’originaria natura stabilita da lei da Dio.

Ad ogni modo, Dana non rinunciò a sfoggiare nella migliore maniera possibile il proprio orgoglio all’Eurovision Song Contest. Portò un brano intitolato “Diva” che fu da lei cantato in lingua ebraica e che conteneva frasi come “volo dall’Arabia Saudita al Principato di Monaco, indosso pantaloni italiani e mi curo da parrucchieri francesi, sono ricca, sono bella, sono Dana International“.

Con la canzone “Diva”, Dana vinse il concorso con 172 punti.

Serbia 2007 – Marija Šerifović

Marija Šerifović , che ha vinto il concorso 2007 per la Serbia, ha fatto coming out come lesbica nel 2013.

Ma già dalla canzone e dalla sua performance all’edizione del 2007, i riferimenti all’amore lesbico sono inequivocabili. Il brano racconta di un amore che supera barriere, confini spirituali e fisici. L’esibizione ha visto un parterre di donne vestite in abiti tipicamente maschili.

Austria 2014 – Conchita Wurst

Una delle vittorie più chiacchierate della storia dell’Eurovision e, di certo, tra i momenti più Pride in assoluto è quella di Conchita Wurst, la drag queen che con il brano “Rise Like a Phoenix” ha ottenuto una fama internazionale.

La drag queen barbuta è diventata dopo la vittoria una vera icona LGBTQ: gli inviti a partecipare a Pride in giro per il mondo, così come al Parlamento Europeo e all’Ufficio delle Nazioni Unite, sono stati numerosi.

La selezione di Conchita Wurst come rappresentante dell’Austria è stata, come si poteva immaginare, molto controversa. Attirò critiche dai gruppi di conservatori dell’Europa orientale, evidenziando così il divario tra Est ed Ovest sulla questione dell’omosessualità.

In Austria, quattro giorni dopo che Conchita era stata scelta per partecipare all’Eurofestival, più di 31.000 persone avevano cliccato “mi piace” alla pagina Facebook “Anti-Wurst”. Ci furono petizioni anche in Russia e Bielorussia, dove si chiedeva alle rispettive emittenti nazionali di modificare la performance di Conchita dal concorso televisivo. La petizione russa affermava, in particolare, che l’Eurovision era diventato “un focolaio di sodomia“. Il politico russo conservatore Vitaly Milonov esortò il comitato di selezione dell’Eurovision russo a boicottare la competizione a seguito dell’inclusione di Conchita, descrivendo la sua performance come “propaganda sfacciata dell’omosessualità e del decadimento spirituale” e riferendosi a lei come “pervertito dall’Austria “. Anche alcuni partecipanti a quella edizione dell’Eurovision se ne uscirono con affermazioni contro Conchita Wurst.

Alla finale, svoltasi a Copenaghen il 10 maggio 2014, Conchita ha vinto la competizione con 290 punti. Questa fu la prima vittoria in Eurovisione dell’Austria dall’Eurovision Song Contest 1966.

Irlanda 2018 – Ryan O’Shaughnessy

Il cantante irlandese Ryan O’Shaughnessy ha voluto celebrare l’amore gay attraverso la sua canzone “Together” e la performance che sul palco dell’Eurofestival è stata fatta.

Due giovani ballerini hanno danzato tra panchine, fiocchi di neve e lampioni, tenendosi teneramente per mano. Durante la sua esibizione, bandiere rainbow sventolavano tra il pubblico.

Il televoto ha premiato Ryan portandolo in una semifinale molto LGBT. Insieme a lui anche Saara Alto, cantante finlandese orgogliosamente lesbica.

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