Giovanna Cristina Vivinetto, professoressa licenziata perché transessuale?

Assunta da due settimane e improvvisamente licenziata dall'istituto paritario Kennedy di Roma. Perché donna transessuale?

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3 min. di lettura

Giovanna Cristina Vivinetto è un’insegnante di letteratura italiana liceo linguistico dell’istituto paritario Kennedy di Roma. O almeno dovremmo dire ‘era’, perché Giovanna Cristina, nata uomo e assunta lo scorso 23 settembre, è stata licenziata.

Vincitrice del premio Viareggio Opera Prima per la poesia, la Vivinetto ha affidato a Facebook il proprio sfogo nei confronti di un licenziamento che a suo dire puzza di transfobia.

Dopo appena due settimane di servizio, ieri la scuola paritaria che mi ha assunta mi ha licenziata in tronco, con motivazioni confuse, nebulose e, in sostanza, poco credibili. L’antefatto: prima di essere assunta, c’era stato un serrato confronto tra la preside (che non mi voleva e che mi ha licenziata) e la proprietaria della scuola (che invece puntava sulla mia assunzione e fino a ieri è stata indecisa se tenermi ancora).

A questo punto, Giovanna Cristina elenca le presunte ragioni del licenziamento da parte della preside, che a quanto pare proprio non la poteva vedere: “Ho preso tre giorni di malattia la scorsa settimana per una forte tonsillite batterica con febbre a 39. Durante questi tre giorni di assenza, dice la preside, i ragazzi e i genitori “hanno trovato il coraggio” e sono andati a lamentarsi. Tra tutti i docenti, proprio di me e per le seguenti problematiche“.

1) sono indietro col programma;
2) spiego troppo velocemente (contraddizione con il primo punto);
3) quando spiego sembro confusa e insicura, a tal punto che non si capisce dove voglia andare a parare;
4) non riesco a farmi rispettare dai ragazzi;
5) le mie spiegazioni sconfinano su argomenti non attinenti al programma;
6) non riesco a fare presa ed essere coinvolgente;
7) non ho la tempra del docente perché, per “vocazione”, sono una poeta tout court;
8) la mia forma mentis è troppo “da scrittore e letterato” e poco da docente, e questo significa che “da artista” quale sono, le mie spiegazioni sono improntate a cose che non hanno attinenza con la realtà, ma a voli pindarici tipici degli artisti lunatici e imprevedibili.

Punti che hanno fatto storcere la bocca all’ex docente, che giustamente si è chiesta: “dopo cinque anni di studi letterari e tutta l’esperienza fatta da “oratrice” nel corso gli ultimi due anni in giro per l’Italia, vi immaginate mentre spiego gli Inni sacri e le tre edizioni dei Promessi sposi di Manzoni e nel frattempo parlo di tutt’altro passando di palo in frasca? Oppure sembrare confusa nel definire i caratteri del romanzo epico-cavalleresco o incerta nell’esporre i primi documenti in volgare? Mi sembra assurdo solo a pensarlo“.

Senza contare che i ragazzi in classe mi hanno sempre riferito tutt’altro, giudizi entusiastici del tipo: “Prof., che bello rivederla oggi! È proprio un piacere” o “È la nostra docente preferita perché riesce a spiegare bene risultando molto simpatica”, oppure, a fine lezione, “Che belle le sue spiegazioni!”. Ma quando ho fatto presenti queste impressioni, mi è stato detto: “Giovanna, i ragazzi sono infami, ti dicono una cosa e poi a noi vengono a dirne un’altra: non devi mai credergli”. Eppure in due settimane i ragazzi venivano da me per confidarmi i loro problemi, gli eventi di ‘bullismo’ dentro la scuola, i loro desideri e aspirazioni. Volevano leggere le mie poesie, scriverne di loro pugno. Uno di loro è venuto a portarmi il suo prezioso quaderno con tutte le sue poesie scritte a mano. Un altro ha preso coraggio e ha letto in classe una sua poesia “che aveva vinto un concorso”.

Ecco perché Giovanna Cristina vuol credere a tutt’altra verità, che probabilmente puzza di transfobia: “Credo in sostanza che le motivazioni di questo gesto, ai miei occhi imprevisto, ingiustificato e imprevedibile, risiedano altrove, ma non voglio indagare questo altrove. Probabilmente a loro è pesata la mia assenza per malattia, dal momento che una scuola privata spesso sfrutta e non guarda in faccia nessuno (ieri mattina c’era già la nuova docente a sostituirmi). Probabilmente c’entra il fatto che io sia una donna transessuale, e questo sarebbe già molto più triste e ingiusto. E non voglio pensarci. Resta che mi spiace e che la serietà e la professionalità per assurdo non si trovano in quei luoghi dove dovrebbero essere date per scontate perché da li passa la cosa più preziosa che abbiamo, il nostro futuro“.

L’amministrazione della scuola, contattata al telefono dal Corriere della Sera, ha rivendicato la correttezza del licenziamento ma si è rifiutata di entrare nel merito della vicenda con un commento.

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bacibaci 15.10.19 - 19:05

Deve denuciarli ed impugnare il licenziamento. Se ha problemi di soldi, esiste il gratuito patrocinio e cmq ci sarà un'organizzazione lgbt disposta a supportarla più o meno gratis?! Se non fa niente avrà fatto 2 errori: 1)darla vinta ai trans-omofobi che si sentiranno ancora più forti e domani compiranno altre discriminazioni. Perchè dovrebbero rispettare i transessuali se tanto la passano liscia? 2) dare il peggior messaggio possibile ai giovai, cioè il messaggio che chi è dalla parte del giusto alla fine è un perdente che abbandona il campo di battaglia.

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