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Il Caso Braibanti, il trailer del doc sul primo caso di omofobia di Stato

Unico caso al mondo, Aldo Braibanti venne processato e condannato per il reato di 'plagio' ai danni di un 23enne. 52 anni dopo arriva in sala il doc che ricostruisce quel processo farsa.

2 min. di lettura

Nel 2018 veniva rimesso in scena lo spettacolo teatrale Il caso Braibanti, per ricordare il processo avvenuto cinquanta anni prima ai danni del partigiano, poeta, artista, filosofo e naturalista Aldo Braibanti, un intellettuale schivo, libero, e omosessuale. L’accusa era plagio, situazione simile a quella che inchiodò Oscar Wilde nel secolo precedente. Il film, domani in anteprima al Pesaro Film Festival, arriverà a settembre nelle sale e il 13 ottobre aprirà la 18a edizione del Florence Queer Festival.

Il documentario diretto da Carmen Giardina e Massimiliano Palmese raccoglie il testimone e approfondisce, usando come canovaccio le riprese dello spettacolo teatrale del 2018, non solo il personaggio ma anche l’epoca del processo e la storia italiana del Novecento. Il film, costituito anche da video d’arte girati da Braibanti e film sperimentali di Alberto Grifi, diventa così una galleria delle maggiori figure della controcultura e non solo, con testimonianze (voci, immagini d’archivio) di Marco Pannella, Dacia Maraini, Piergiorgio Bellocchio, Pier Paolo Pasolini e altri ancora, compreso Lou Castel che vediamo oggi e nel 1967 che passeggia dinoccolato giù per Via Garibaldi a Roma. Allo spettatore viene presentata un’Italia a due velocità, quella di Castell’Arquato dove Braibanti e i suoi amici avevano costituito nel dopoguerra una comune ante litteram, e quella della madre piangente del “plagiato” che vuole mandare il figlio da Padre Pio.

Deceduto nel 2014 all’età di 91 anni, Braibanti venne accusato di plagio negli anni ’60 dal padre di Giovanni Sanfratello, 23enne piacentino con cui aveva avuto una relazione, quando questi si trasferì a Roma, prima del 1968. Secondo Sanfratello, Braibanti, omosessuale dichiarato, aveva “sottomesso” alla sua volontà il giovane figlio, plagiandolo e imponendogli il suo stile di vita. Braibanti fu condannato per plagio, reato previsto dal codice penale fascista, allora ancora in vigore. “Il giovane Sanfratello – dichiarò il pubblico ministero durante il processo – era un malato, e la sua malattia aveva un nome: Aldo Braibanti, signori della Corte! Quando appare lui tutto è buio”. Braibanti fu il primo e unico ad essere condannato per plagio, reato introdotto dal fascismo col Codice Rocco e cancellato nel 1981 dalla Corte Costituzionale.. La condanna suscitò ampia eco, a favore di Braibanti si mobilitarono Alberto Moravia, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, Adolfo Gatti, Giuseppe Chiarie e numerosi altri intellettuali e uomini di cultura. Venne condannato a nove anni, poi ridotti a sei, ma ne scontò due in quanto partigiano antifascista.

Pier Paolo Pasolini commentò in questo modo la folle condanna: “Se c’e un uomo «mite» nel senso più puro del termine, questo è Braibanti: egli non si è appoggiato infatti mai a niente e a nessuno; non ha chiesto o preteso mai nulla. Qual è dunque il delitto che egli ha commesso per essere condannato attraverso l’accusa, pretestuale, di plagio? Il suo delitto è stata la sua debolezza. Ma questa debolezza egli se l’è scelta e voluta, rifiutando qualsiasi forma di autorità: autorità, che, come autore, in qualche modo, gli sarebbe provenuta naturalmente, solo che egli avesse accettato anche in misura minima una qualsiasi idea comune di intellettuale: o quella comunista o quella borghese o quella cattolica, o quella, semplicemente, letteraria… Invece egli si è rifiutato d’identificarsi con qualsiasi di queste figure – infine buffonesche – di intellettuale“.

“Braibanti era un intellettuale gentile che subì le purghe di Stato per essere omosessuale – commentò Franco Grillini. “Quel processo rappresenta una pagina vergognosa sulla condizione degli omosessuali nell’Italia democristiana”. Quel folle processo è ora diventato documentario, per non dimenticare.

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rubytuesday 27.8.20 - 18:54

detesto Pannella e il pannellismo, ma onore a lui per quanto fece prima, durante e dopo il processo a Braibanti. Imperdonabile che non lo abbiate nemmeno citato.

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