ISLAM E OMOSESSUALITA’

1. Quale rapporto fra le principali religioni monoteiste e l'identità gay? Ce ne parla lo storico Franco Cardini. "Tra i musulmani convivono libertà e repressione"

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4 min. di lettura

Con questo articolo si inaugura una riflessione sui rapporti fra religioni e omosessualità Tramite un’intervista a Franco Cardini, ordinario di Storia Medievale presso l’Università di Firenze, gay.it ha cercato di far luce sulle origini e i rapporti fra le tre massime religioni monoteiste, Cristianesimo, Islam, Ebraismo e l’identità omosessuale. Questa prima parte è dedicata all’Islam.

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Professor Cardini, con l’avvento delle religioni monoteiste l’omosessualità non è stata più considerata una pratica naturalmente indifferente. Quali sono le ragioni?

"Le religioni monoteiste hanno maggiori tabù sessuali. Il loro obbiettivo primario è stato quello di distinguersi rispetto alle civiltà politeiste. Il Cristianesimo ha continuato su questa strada per contrapporsi al paganesimo. Ha raccolto l’identità ebraica con la stessa necessità di distinguersi. Per l’Islam è stato diverso. Gli islam nasce fra tribù nomadi e vi sono molti tabù sessuali tipici delle società nomadi. Nelle tribù vi era un’altissima mortalità infantile. Per cui non si doveva disperdere il seme, che serve a procreare e a perpetuare la stirpe. Di conseguenza non erano condannati solo i rapporti omosessuali, ma anche l’onanismo. ".

Quindi l’Islam già dalle origini, coltivava i semi dell’omofobia?

"Assolutamente no. L’Islam si è dovuto confrontare con forti realtà pagane. Per esempio gli animisti in Africa. Ed ha esercitato la stessa tolleranza con la pratica primitiva dell’infibulazione. Per essere chiari: vi sono alcune tradizioni tribali a cui i popoli erano affezionati e l’Islam non ha toccato queste abitudini. Teoricamente l’infibulazione sarebbe contro la legge islamica, ma poiché è una pratica consolidata, si tollera. E’ un paradosso: si mantengono alcune libertà e, di conseguenza, se ne reprimono altre, per accontentare le diverse comunità".

Quindi l’intolleranza si deve riportare a ciascun gruppo etnico?

"Libertà e repressione convivono nell’Islam, se pure opposte. L’Islam fa suoi usi altrui, abbracciando un atteggiamento liberale, confrontandosi con le usanze territoriali. Se alla base vi è un consenso popolare l’Islam transige. Noi occidentali abbiamo avuto, a seconda degli umori del momento, due immagini di questa religione: qualche anno fa la consideravamo sessualmente lassista, adesso, con i burqa per le donne e delle barbe per gli uomini la vediamo repressiva. Ma questo non riguarda i principi generali religiosi, o la legge coranica. Riguarda le abitudini pratiche delle singole comunità".

Che ruolo ha in questo l’integralismo?

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"La parola integralismo è un’uscita di soccorso. Adesso l’Islam è tutto integralismo. In verità la religione islamica, non ha pienamente concluso il processo di laicizzazione che l’occidente ha terminato. A volte non lo ha nemmeno iniziato. Il peccato per i cristiani non è più, di per sé, un crimine. Il diritto ha lasciato da parte i principi religiosi, con un progressivo sganciamento da questi. Non esistono più società cristiane, nel senso di un gruppo di persone che fondano i loro rapporti, anche civili, sulla legge religiosa. Mentre nel mondo islamico queste esistono e sono molto forti. Ciò non toglie che la religione in sé sia molto elastica e tollerante".

E come è visto dalla comunità islamica un rapporto omosessuale?

"L’Islam dà moltissima importanza all’ufficialità. L’occidente è abituato a pensare per individui, gli islamici pensano per comunità. Gli atteggiamenti sono difficili da analizzare se non si considerano i gruppi. I vecchi, i giovani, le donne e soprattutto le famiglie e i clan. L’Islam non giudica l’individuo in sé per sé. Farò un esempio pratico: due ragazzi dello stesso sesso che stanno insieme, non rappresentano un’offesa alla morale divina. Ma chi li guarda penserà: "Le loro famiglie lo sanno? E se lo sanno, sono d’accordo?". Il timore è che questa situazione crei scandalo all’interno della società. E magari anche vendette. Ribadisco: i musulmani ragionano per gruppi ed il gruppo potrebbe disintegrarsi a causa di un comportamento non approvato di alcuni suoi membri".

Comunque donne e gay sono soggetti inferiori.

"Non è così semplice, anche se in fondo può essere vero. Pensiamo sempre che alcuni soggetti siano intimiditi. Non è così. Ogni soggetto si chiede non "quali sono i miei diritti", bensì "quale è il mio ruolo". Se prendiamo a paragone la donna, questa non si chiede "perché devo portare il chador", ma quale è il mio compito di sorella, moglie, amante (perché tale situazione ciò provoca uno scandalo, possono essere coinvolte anche venti persone). L’inferiorità della donna è giuridica e comunque non è niente se si guarda al mondo pre – musulmano, dove era considerata mero oggetto. Lo stesso vale per i gay, che con il loro "ruolo" non devono dare scandalo".

Edward Luttwak, in una sua esternazione, definì i talebani "società pederasta". Le sembra credibile?

"Bisogna sempre prendere con le molle quello che si dice in televisione e, specialmente, quello che dicono gli Americani dopo l’11 settembre. Io sono stato in Afghanistan, anche con maschi più giovani di me e nessuno ci ha dato noia. Certo, i guerriglieri Pashtoun hanno occhi dipinti e unghie dei piedi e delle mani laccate. Perché sono, fondamentalmente, una società guerriera. I guerrieri portano pennacchi e si dipingono il corpo fin dalla preistoria. E’ anche vero che nelle società guerriere c’è una forte componente omosessuale, nelle relazioni fra maschi. Ma da lì a definirli società pederasta, ce ne corre. Inoltre non bisogna mai confondere una religione con le dittature. Nessuna dittatura, di qualsiasi segno essa sia è particolarmente tollerante con il diverso".

di Paola Faggioli

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