FIORELLA MANNOIA, FRAGILE MA NON TROPPO

Intervista esclusiva per Gay.it: "Chi non mi conosce mi vede seria e altera. Ma nella vita non sono così: chi viene a trovarmi dopo i concerti lo sa". E allora ecco le date del tour.

Ieri sera Fiorella Mannoia ha iniziato una tournèe che la porterà nei teatri di tutta Italia ma è riuscita ugualmente a trovare un momento per rilasciare questa intervista a Gay.it. Disponibile, simpatica e gentile. Come in una conversazione tra amiche.

Sapevi di essere un’icona gay?

(ride) No, no di certo.

Il titolo dell’album, "Fragile", l’hai scelto tu?

L’ho scelto io. È il titolo della prima canzone che abbiamo scelto come singolo di questo disco. L’ho scelto perché racchiudeva tutto un discorso sulla fragilità. Credo che in generale siamo dei meccanismi delicati, noi esseri umani. La fragilità fa parte della nostra vita. Ogni età ha la sua fragilità, dall’infanzia alla vecchiaia.

Sembri una persona molto riservata, non appari mai sui giornali scandalistici, si sa molto poco della tua vita privata. Allora è possibile stare fuori dai pettegolezzi.

Assolutamente sì. Io sono una persona molto riservata, non ho mai creduto a quelli che si lamentano di essere perseguitati dai paparazzi. Credo che se si vuole stare appartati e difendere la propria vita privata si può fare. Basta non frequentare posti conosciuti. È logico che se vai in vacanza a Cortina e ti metti a fare lo struscio sul corso non puoi lamentarti delle conseguenze. Io non frequento salotti mondani, non frequento discoteche, frequento i miei amici, vado nei posti più appartati e non sono mai stata importunata, eccetto rari casi. Quando mi succede però, non mi infurio, fa parte del mio lavoro.

Le tue canzoni sono molto intimistiche, hanno dei testi intelligenti: è facile fare questa strada, seguire i propri gusti o bisogna fare qualche compromesso? Hai incontrato ostacoli per poter fare il tuo tipo di musica?

Sicuramente nella vita in generale è più facile dire di sì. I ‘no’ costano fatica, comportano una disciplina, un rigore. Questo sicuramente ha fatto parte delle mie scelte. Per il resto cerco di cantare canzoni che hanno testi nei quali potermi identificare.

Non posso prescindere dalla condivisione del concetto che sto dicendo. Io ci metto la faccia, perciò è importante che dica cose in cui credo, che condivido. Non posso cantare immagini di donne che non mi rappresentano, come non posso dichiarare cose che non sento. Questo per me è indispensabile, non ne posso fare a meno. Non mi sono mai posta il problema del cosa può funzionare o no, di cosa è o non è commerciale. Non mi sono mai messa a tavolino a pensare a che tipo di canzoni devo cantare per abbracciare un pubblico piuttosto che un altro…

…per guadagnare di più…

No, ho sempre fatto le cose che mi sono piaciute. Abbiamo lavorato in team da più di un decennio a questa parte con Piero Fabrizi, il mio produttore, abbiamo scelto le cose che ci piacevano senza ammiccare a nessuno. Siamo andati dritti per la nostra strada.

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Quindi qual è il tuo rapporto con l’industria discografica?

Diciamo che quando arrivi ad un certo livello non subisci nessuna pressione, perlomeno io non ne subisco. Forse non ne ho mai subite più di tanto. In realtà sei tu che ti metti nelle condizioni di non farti imporre niente. Ci sono stati tempi agli inizi in cui ho avuto delle pressioni sulla scelta di una canzone piuttosto che un’altra, magari mi sono lasciata convincere di cose di cui non ero molto certa, ma da un po’ di anni a questa parte no.

È per questa necessità di riconoscerti in una canzone scegli un certo tipo di collaboratore: Conte, De Gregori, De Andrè, Fossati.

Sì, è sicuramente una mia scelta. Quando si ha a che fare poi con personaggi come De Andrè, De Gregori, Fossati, quando sai che stanno pensando una canzone per te dormi sonni tranquilli. Le affinità sono talmente grandi, talmente elevate che sei tranquilla.

La prima musica della tua adolescenza riguarda quindi i cantautori o hai iniziato con altri generi ed è stata una scelta più graduale?

Devo dire che le persone della mia generazione sono cresciute con i Beatles, i Cream, Hendrix, i beniamini di quegli anni. Poi l’incontro folgorante è stato quello con De Andrè: quello mi ha sconvolto, perché fino ad allora si sentivano canzoni d’amore, carine, ma De Andrè mi ha aperto la porta su un mondo fino ad allora, per me adolescente, sconosciuto. Ecco, l’incontro con lui è stato uno shock.

Questo ha iniziato a svegliare la tua anima da cantautrice

Sì. Prima De Andrè, poi De Gregori. Sono cresciuta con le loro canzoni.

Cosa pensi quindi della musica italiana di adesso?

Che dire…ne trovo simpatici alcuni… Naturalmente ho bisogno di sentire musica che mi sia affine. Continuo ad essere attratta da Fossati, Battiato, Conte o altri della mia generazione che sento più vicini. Frequento le nuove generazioni, ho collaborato con Bersani, Silvestri, ma sempre comunque persone simili a me. È soprattutto una questione di testi. Non posso prescindere da questo. Poi, mi piace anche Carmen Consoli, Elisa, c’è sicuramente qualcosa di buono in questa generazione. Poi, solo il tempo potrà dire se dureranno. Giustamente dovranno avere anche il tempo di maturare, come lo abbiamo avuto noi.

C’è una delle tue colleghe con le quali ti piacerebbe cantare una canzone? Qualcuna con un impasto vocale che potrebbe andare bene con il tuo.

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(ci pensa un po’ su) Sì, come impasto sonoro con Carmen Consoli non sarebbe male perché abbiamo entrambe un vocione tendenzialmente…una voce…

…profonda!

Sì, profonda.

Che rapporto hai con il tuo pubblico gay?

Mi capita di incontrarne molti, per esempio a Torino, quando vengono nel camerino. Sai che io mi trattengo sempre dopo il concerto prima di andare via. Non ‘scappo’ mai, in genere ricevo chi vuole entrare, scambiare quattro chiacchiere o solo per un autografo.

Questo è molto carino da parte tua.

In effetti vengono tante persone omosessuali ai miei concerti.

Sembra che un certo pubblico gay presti molta attenzione ai testi, alla cultura. Naturalmente non bisogna cadere nello stereotipo, ma la maggior parte di questo pubblico non si ferma alla prima impressione, al primo ascolto.

Sì, l’ho notato anch’io. C’è molta attenzione al contenuto delle canzoni.

Cosa mi dici di Sanremo?

Che dire di Sanremo…un circo equestre. Un grande circo. Divertente per certi aspetti, come la fiera del pettegolezzo.

Allora cos’è che causa tutta quella agitazione nei cantanti?

Canti dal vivo, proponi una cosa nuova, un nuovo lavoro per cui è stato speso tempo e energie e aspettative. Quando sai di doverti giocare tutto in cinque minuti davanti a 10 milioni di spettatori è normale. Ci sono problemi tecnici che devi affrontare: se non senti la base, se il monitor non funziona, ci sono 20 cantanti con un solo fonico di palco che deve ricordare tutto. Problemi tecnici che possono terrorizzarti.

Credi che ci tornerai?

L’ultima volta ho partecipato nell’88. Nella vita mai dire mai, ma al momento credo proprio di no. Non ho nulla contro questa manifestazione, ci mancherebbe altro, ma per ora, no.

Mi sembra che tu abbia preso qualche premio della critica.

Si, ho preso il premio della critica nell’87 con "Quello che le donne non dicono", nell’88 con "Le notti di maggio".

Sul palco dai un’impressione di donna così seria, pacata, invece sei una ragazza allegra, vivace, spontanea. Non ti andrebbe mai di cantare un altro genere, magari una ballata, qualcosa che mostri alla gente anche questo lato della tua personalità?

Non lo escluderei, certo, perché no? Sai che però le cose più importanti vengono dette in atmosfere più calme. Sì, io sono così: ascolto generi di musica differente, così come leggo letteratura varia che io ritengo sia buona letteratura, dagli americani contemporanei a Jack London. E ascolto tutta la musica, dai Red Hot Chili Peppers a Joni Mitchell. Le persone che non mi conoscono mi vedono un po’ altera, distaccata, seria. Forse anche perché tutte le volte che mi vedono in televisione mi vedono alle prese con canzoni importanti. Non sono il tipo di persona che va in televisione a fare a pacche sulle spalle con i presentatori e poi si cala nella parte. Poi, nonostante faccia questo lavoro da tanti anni non mi sono mai abituata al mezzo, mi imbarazza ancora, non mi sento mai a mio agio davanti alle telecamere. Ma nella vita non sono così e chi mi conosce, anche chi viene nei camerini, se ne accorge.

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In seconda pagina le date del tour (clicca su 2)FIORELLA MANNOIA IN TOUR

Febbraio

Mar 20 – Fabriano (AN) – T. Gentile

Gio 22 – Bari – T. Team

Ven 23 – Lecce – T. Ariston

Sab 24 – Taranto – Centro Congressi Subfor

Lun 26 – Como – T. Sociale

Mar 27 – Milano – T. Smeraldo

Mer 28 – Milano – T. Smeraldo

Marzo:

Sab 3 – Cascina (PI) – T. Politeama

Dom 4 – Bologna – T. Medica

Lun 5 – Bergamo – T. Donizetti

Mer 7 – Trento – S. Chiara

Gio 8 – Trento – S. Chiara

Ven 9 – Asti – T.Politeama

Dom 11- Firenze – T. Verdi

Lun 12 – Firenze – T. Verdi

Mar 13 – Civitanova (MC) – T. Rossini

Gio 15 – Brescia – T.Tenda

Ven 16 – Belluno – T. Comunale

Sab 17 – Venezia – Palafenice

Lun 19 – Verona T. Filarmonico

Mar 20 – Carpi (MO) – T. Comunale

Mer 21 – Genova – T.C. Felice

Ven 23 – Torino – T.Colosseo

Sab 24 – Torino – T.Colosseo

Dom 25 – S.Vincent – Palatenda

Lun 26 – Reggio Emilia – T. Valli

Mer 28 – Napoli – T. Augusteo

Gio 29 – Salerno – T. Augusteo

Ven 30 – Cosenza – T.Rendano

Sab 31 – Cittanova (RC) – Teatro Gentile

Aprile:

Lun 2 – Palermo – T. Al Massimo

Mar 3 – Catania – T. Metropolitan

Gio 5 – Prato – T. Politeama

Ven 6 – Trieste – Teatro Rossetti

Dom 8 – Lugano – Auditorium

Lun 9 – Vercelli – T. Civico

Mer 11 – Ravenna – Paladeandrè

Gio 12 – Modena – T.Storchi

Ven 13 – Bardonecchia (TO) – T. Comunale

Mar 17 – Roma – T. Olimpico

Mar 18 – Roma – T. Olimpico

Le date potrebbero subire variazioni.

Altre località sono in via di definizione.

di Lily Ayo