IRENE BRUCIA LA CITTÀ

Grinta da vendere e look da rockettara. Dopo essersi esibita in un concerto nella comunità virtuale di Second Life Irene Grandi presenta il suo ultimo singolo alla comunità reale di Gay.it.

Un nuovo album dal titolo Irene Grandi.Hits per la cantante fiorentina, che con il suo nuovo singolo Bruci la città ha raggiunto la vetta della classifica delle canzoni più programmate in radio. Un doppio cd contenente 33 canzoni, tra cui due inediti e molti dei suoi più grandi successi riproposti in versione acustica. Anche 2 cover: Sono come tu mi vuoi di Mina ed Estate di Bruno Martino. Ancora una volta Irene Grandi ci regala intense emozioni e curiose sorprese, tra cui Freccia Lane, l’avatar protagonista del suo nuovo videoe suo alter ego nel mondo virtuale di Second life. Con Irene abbiamo parlato di amore, politica, religione, e di quella grande simpatia che il mondo lesbo ha per lei.

Sei tornata dopo un anno di assenza e sei balzata subito in testa alle classifiche dei brani più trasmessi dalle radio. Che effetto fa?

È bellissimo. Sono davvero molto contenta e anche sorpresa, perché non sai mai come andranno le cose nuove. Ed a volte, come in questo caso, vanno bene.

In questo anno di assenza che hai fatto?

Dai momenti di pausa nascono le nuove idee. Lo stare a riposo ti consente di sviluppare la creatività in forme diverse. Di sicuro, abituata ai ritmi frenetici dei concerti, ho trovato in questo anno anche il tempo  per annoiarmi e per fare dei viaggi.

Anche Bruci la città, il tuo nuovo singolo, è nato tra la noia ed i viaggi?

Il primo incontro con questa canzone è avvenuto all’Isola d’Elba mentre, per l’appunto, mi annoiavo. Grazie al clima di pace e tranquillità che si respirava ho avuto modo di abbracciare questa nuova proposta musicale con grande entusiasmo.

Un brano scritto a quattro mani con Francesco Bianconi dei Baustelle…

Avevo chiesto a Francesco se aveva qualcosa di interessante da propormi, e lui mi ha fatto arrivare questa canzone con una struttura molto simile a quella che oggi sta passando in radio.

L’idea di presentare la canzone sul sito Second Life è piuttosto originale direi…

Alcune ragazze lesbiche mi hanno seguito in più di cento concerti. L’idea è nata a Borgo San Lorenzo, vicino Firenze, un posto in piena campagna, dove io e i miei collaboratori stavamo registrando il nuovo cd. In questa situazione abbiamo trovato un modo divertente e facile per rimanere in contatto con il resto del mondo e con i nostri amici, e lo abbiamo fatto attraverso questi avatar, simpatici personaggi del mondo virtuale di Second Life. È stato bello anche perché capita raramente di anticipare una tendenza, e di essere addirittura i primi a livello mondiale.

Vale dunque il detto ‘di necessità virtù’?

In questo caso direi proprio di si, perché internet ci ha dato in quel momento la possibilità di stare attaccati al resto del mondo. Un po’ per necessità, un po’ per divertimento ci siamo appassionati al mondo virtuale di Second Life.

Per il tuo avatar hai scelto il nome di Freccia Lane. In che cosa somiglia alla vera Irene Grandi?

Anche lei, come me, non si perde molto d’animo. A volte batte qualche testata, cade, ma poi si rialza, e continua a correre e combattere.

L’immagine che porti avanti da tempo è quella della dura rockettara. C’è ancora spazio per una Irene Grandi più romantica come quella che abbiamo conosciuto in Dolcissimo amore?

Si, perché questa raccolta risponde al desiderio di raccontarmi in tutte le mie facce artistiche e musicali. Nell’ultimo periodo è uscita di più la mia vena rock, sottolineandosi come la parte più forte del mio carattere, ma il lato romantico è sempre molto presente in me. Mi piace molto cantare canzoni come Cose da grandi, Che vita è, o appunto Dolcissimo Amore, che rappresentano il mio lato più intimista.

Nel tuo doppio cd ci sono anche due cover, una delle quali di Mina. Anche in questo hai ascoltato la tua parte più intima?

Precisamente. Sono come tu vuoi di Mina ed Estate di Bruno Martino sono canzoni dove c’è più spazio per un’interpretazione vocale meno di potenza, ma più morbida e più accattivante dal punto di vista femminile. Grazie anche alla mia nuova band ho rivisitato alcuni dei miei successi in chiave acustica, e questo inverno porteremo nei teatri uno spettacolo acustico.

Il brano Tutta diversa nelle prime battute recita così: "vestito rosso, tasche blu, le ciglia finte, i travestimenti, quanto parole addosso devo metter su, come un vestito nero che mi disegni. Ma come mi vuoi, tutta diversa!". Un testo che potrebbe essere cucito addosso a chi, per piacere al proprio uomo, deve mostrarsi diverso da quello che è realmente. Avevi mai fatto una riflessione del genere su questo testo?

Non l’avevo mai fatta, ma ce la faccio adesso. Una interpretazione molto interessante. In un certo senso questa canzone può essere ben adattata a tutte quelle persone che vivono una condizione di non completa accettazione.

Ma allora da cosa sono nate queste bellissime battute?

C’era una storia molto curiosa su questa canzone che quasi nessuno sa e che ti racconto molto volentieri. Per questo singolo doveva essere realizzato un video, che avrebbe dovuto raccontare le sofferenze di una donna dovute ai maltrattamenti del suo uomo. Solo alla fine del video si scopriva che la protagonista del clip, da me interpretata, faceva la venditrice di sesso. Un progetto che, al di là del mestiere discutibile di questa donna, voleva porre l’accento sulla sua umanità, sulle sue pene e sui suoi guai.

In Tutta diversa, mi sembra di capire che ci sia anche un po’ di autobiografico…

È una canzone che rispecchia un periodo della mia vita in cui mi sono trovata a vivere un rapporto d’amore sofferto. Il mio modo di gestire la mia vita non era del tutto accettato e capito dal mio partner di allora.

Ora invece stai vivendo da quattro anni una bella storia d’amore con Alessandro. Che tipo di compagna sei?

Calda ed allegra. Mi piace molto vivere il rapporto di coppia, anche se a volte entrambi abbiamo bisogno di prenderci i nostri spazi per poi ritrovarsi con maggiore slancio ed entusiasmo di prima.

Che rapporto ha Irene Grandi con la fede?

Un rapporto tutto mio personalissimo. Credo nell’incontro delle anime, e nel rispetto della propria felicità e di quella degli altri. Non sono seguace di nessuna dottrina religiosa.

Lo sai di avere fra i tuoi fans una nutrita delegazione di gay e lesbiche?

Lo so, una buona fetta dei miei fan è omosessuale. Mi piace la loro presenza sia ai concerti sia nella vita di tutti i giorni, perché trovo che siano persone creative, divertenti, e che soprattutto combattono per quello in cui credono.

Il mondo lesbico è sempre in prima linea ai tuoi concerti. Ti sei mai chiesta il perché di tutta questa simpatia nei tuoi confronti?

Sono ragazze che mi sono rimaste nel cuore, e nel corso degli anni ho avuto modo di conoscerle. In qualche modo anche loro hanno partecipato attivamente alla mia carriera, perché mi hanno seguito in più di cento concerti. Credo che la loro grande simpatia nei miei confronti sia dovuta al mio atteggiamento, che non si ferma mai all’esteriorità ma guarda all’anima delle persone.

Non credi sia dovuto anche al tuo aspetto fisico ed a quell’aria un pò da  rockettara che hai?

La mia femminilità è un po’particolare, lo ammetto. Mi sono voluta sempre distinguere. Ho vissuto la mia adolescenza a Firenze, dove le ragazze adottavano un look da dark oppure da alta società, senza vie di mezzo. Io non mi riconoscevo molto in nessuna delle due categorie. Sono sempre stata molto semplice e solare, con una femminilità tutta mia, che alle ragazze gay capisco possa piacere.

Solo un’ultima domanda: cosa non racconteresti mai di te?

Le mie debolezze.

A chi non le confesseresti?

A nessuno.

Eccezion fatta per…?

Le mie amiche.

Insomma dai…quali sono le tue debolezze?

Non te le dico – ride, ndr –

di Michele Sabia