“PRENDERE O LASCIARE”: COSI’ SONO I GAY

Nove racconti nel primo libro di narrativa di Fabio Bo: un esordio straordinario per potenza e capacità di scrittura. Da non perdere

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Ci sono libri che colpiscono soprattutto l’intelletto e sono perciò facili da recensire. E altri che, pur essendo ricchi di spunti di riflessione, scatenano una sorta di innamoramento che rende arduo comporre per iscritto le ragioni dell’apprezzamento. Libri, insomma, che regali volentieri a un amico o che consigli nelle conversazioni impegnate ma di cui con difficoltà si può scrivere traducendo in frasi sensate il coinvolgimento emotivo di cui si è stati preda leggendoli. “Prendere o lasciare”, il libro di esordio nel settore della narrativa del critico cinematografico romano Fabio Bo (edizioni del Cardo, 384 pagine, 14,80 euro), appartiene alla seconda categoria: è un libro di cui ci si innamora, le cui storie restano a lungo a crescere nel cuore. E questo non vuol dire che non ci siano molti ingredienti che rendono oggettivamente degna di lode l’opera. A cominciare dalla scelta delle storie.

Nove modi di essere gayFabio Bo passa in rassegna alcune delle situazioni più tipiche della condizione di omosessuale, dal rapporto tormentato con i genitori alle relazioni di coppia aperta, dai meccanismi messi in atto nei luoghi del rimorchio alla Qui essere gay è naturale, quasi tutti hanno ottime relazioni in famiglia e vivono la peculiarità della loro condizione senza carichi di vittimismo.spensieratezza di una giornata al mare. È quasi una rassegna, mai banale o superficiale, dei tratti somatici più comuni dell’identità gay quella che realizza l’autore nei nove racconti che costituiscono il libro, con alcuni temi che ricorrono con una certa frequenza. Come quello del confronto tra persone con una significativa differenza d’età: nel primo racconto, “L’età della ragione”, è quella tra due ex-amanti uno ventenne e l’altro 40enne che si rivedono a venti anni di distanza, ma anche quella tra i due fratelli protagonisti del racconto che dà il titolo alla raccolta o quella tra zio e nipote nel commovente “Vecchie zie”. Un tema, quello della differenza d’età, che illustra bene come è cambiata l’identità gay negli ultimi anni rendendo naturale trattare l’omosessualità non come una condizione di differenza da indagare e sottolineare ma come dato normalizzato. Nel caso di Fabio Bo, infatti, è perfettamente legittimo parlare di “letteratura post-gay”, come viene definita quella in cui la condizione omosessuale non conserva più tracce della carica rivoluzionaria, scandalistica o addirittura patologica con cui veniva affrontata all’inizio della storia della letteratura gay. Qui essere gay è naturale, quasi tutti hanno ottime relazioni in famiglia e vivono generalmente la peculiarità della loro condizione nelle relazioni amorose e parentali senza carichi di vittimismo.

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Uno stile sorprendenteMa ciò che colpisce particolarmente in “Prendere o lasciare” è lo stile di scrittura, originale e ricercato. Si ha spesso l’impressione che l’autore, la cui attività di critico cinematografico ha ottenuto unanimi riconoscimenti, abbia una particolare frequentazione con il mondo della poesia; Bo ricorre infatti spesso a espressioni ellittiche arricchite da un uso frequente dell’allitterazione, provocando un impatto particolarmente vivace nel lettore. A dire il vero, in alcuni tratti la lettura risulta un po’ appesantita ma la ricchezza di questi racconti sta anche nel fatto che si intuisce la complessa costruzione che ci sta dietro: ciascuno è frutto di una composizione di elementi – scrittura, personaggi, trama, relazioni – che tuttavia si combinano in maniera naturale senza che ne venga mai percepita in maniera fastidiosa la loro artificiosità. L’arte di costruire l’opera è una delle caratteristiche di “Prendere o lasciare” che più colpiscono: l’imprevedibilità dei personaggi che spesso reagiscono in maniera sorprendente creando un gioco di apparenti contraddizioni e rivelazioni speculari, le storie sempre perfettamente verosimili tanto da apparire più che realistiche eppure veicoli di risvolti psicologici insoliti e sorprendenti, lo scarto tra finzione e realtà interiore con cui i soggetti interagiscono nelle loro relazioni sono tutti elementi che si depositano nella coscienza del lettore lasciandolo intriso anche dopo aver concluso la lettura.

“Prendere o lasciare”

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è insomma un libro perfetto per l’estate, grazie al fatto che la struttura a racconti consente una lettura agevole e leggera, ma è anche un’opera che rimarrà nel cuore di molti perché sa parlare abilmente e senza superficialità di ciò che siamo. E magari finirete anche voi per regalarlo ai vostri amici.

Martedì 26 giugno, alle 19.30, presso la Libreria del Cinema, Via dei Fienaroli, 31/d a Roma, Fabio Bo presenterà il suo libro, con una introduzione di Massimo Fusillo e Gianni Amelio, la partecipazione di Giuseppe Piccioni e letture di Galliano Mariani.

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