QUEI COWGAYS DA LEONE

Molti premi gay a Venezia: dal Leone d'Oro a 'Brokeback Mountain' ai tre riconoscimenti per 'Mater Natura'. Edizione con film medi: ecco i dieci migliori secondo il nostro inviato.

QUEI COWGAYS DA LEONE - brokeback forest - Gay.it
7 min. di lettura

VENEZIA – Effettivamente ci speravamo. Il Leone d’Oro all’appassionato ‘Brokeback Mountain‘ di Ang Lee è la condivisibile scelta di una giuria molto gay-friendly: a farne parte c’era Christine Vachon, produttrice dei film omo di maggior successo degli ultimi anni, da ‘Boys Don’t Cry’ a ‘Far from Heaven’ e colonna portante della filogay Killer Films che festeggia proprio quest’anno il decimo anniversario; c’era Claire Denis, regista francese molto attenta al mondo queer e sicuramente affascinata dalla componente naturalistica del film come l’islandese Emiliana Torrini; c’era lo scrittore Acheng, apolide multilingue (ha vissuto a Pechino, Venezia, Los Angeles) un po’ come Ang Lee. Vince l’amore bisex, vince un inno a seguire la propria natura (e ad amare la natura) ma vince soprattutto una grande, intensa storia di sentimenti puri.

QUEI COWGAYS DA LEONE - Mater Natura - Gay.it

Pioggia di premi minori a un altro film gay, ‘Mater Natura‘ di Massimo Andrei, che si aggiudica il Gan del Pubblico, l’Isvema e il Fedic. Meno condivisibile il Premio Speciale della Giuria assegnato a ‘Mary‘ di Abel Ferrara, un titolo minore nella filmografia del regista, riflessione poco ispirata e molto pasticciata (ci sono stati conflitti sul set e problemi di denaro) su fanatismo religioso e abuso d’informazione, con Juliette Binoche nei panni di una Maria Maddalena apostola di Cristo secondo il vangelo gnostico di Filippo e protagonista di un film nel film, ‘This is my blood’, diretto da un regista indipendente opportunista (Matthew Modine). Doppio successo anche per il film che è il vincitore morale del Festival, ‘Good Night, and good luck‘ di George Clooney che si aggiudica l’Osella per la migliore sceneggiatura e la Coppa Volpi a David Strathairn per il migliore attore.
Campanilista e sciocca (si immaginano le pressioni del presidente italiano della giuria Dante Ferretti) la Coppa Volpi a Giovanna Mezzogiorno per la sua interpretazione tutta birignao alternati a sguardi catatonici nell’insipido ‘La bestia nel cuore‘ di Cristina Comencini. Prima scena lesbo della carriera per l’attrice romana, con bacio sulla bocca a Stefania Rocca, credibile non vedente che si innamora ricambiata di una direttrice di doppiaggio nevrotica cornificata dal marito (una scatenata Angela Finocchiaro).

QUEI COWGAYS DA LEONE - Crazy film - Gay.it

Mostra blindata con film medi, meno riuscita dell’anno scorso come qualità delle opere presentate ma meno scombinata a livello organizzativo nonostante le code infinite per i controlli al metal detector (impressionante visivamente quella specie di porta di Brandeburgo davanti al Casinò che mozzava la visuale). Molti i film con personaggi omosessuali spesso rilevanti nella narrazione: in ‘My Brother… Nikhil‘ del bhutanese Onir un campione di nuoto stimato da tutti finisce in carcere perché omosessuale e sieropositivo; in ‘C.R.A.Z.Y.‘ (foto) di Jean-Marc Vallée, colorata e rockettara commedia canadese venduta in 33 paesi, un ragazzo bisex con quattro fratelli impiega vent’anni a stabilire un rapporto equilibrato col padre; in ‘Edmond‘ di Stuart Gordon il protagonista interpretato da William H. Macy finisce in carcere e si innamora del carcerato nero che abusa di lui.
Party da ricordare: la riuscita festa ‘Cheek to Ciak’ per i 20 anni di ‘Ciak’ e i 70 della 20th Century Fox sulla Terrazza Martini, con un radioso Alessandro Preziosi e una splendida Vittoria Puccini, Isabella Ferrari sempre bella, la simpatia di Pappi Corsicato e un avvistamento del Marco esperto di beauty de ‘I fantastici cinque’; il drag-party per ‘Mater Natura’ tra chili di mele rosse e ottimo limoncello; i fiumi di ottima birra al ‘Beckstage’ per il divertente meeting degli uffici stampa riuniti.
Ecco infine i dieci film più interessanti visti al Lido, in rigoroso ordine di preferenza:
1) CINDERELLA MAN di Ron Howard

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Russell Crowe è James Braddock. E l’ex Richie Cunningham di ‘Happy Days’ Ron Howard ripercorre la vita eccezionale di questo campione di boxe con una maestria registica non comune, senza una stonatura né un eccesso nonostante la storia si prestasse inizialmente al patetico – l’estrema poverà del pugile – e poi al trionfalismo più sfrenato – le sue incredibili vittorie. Quasi un contraltare maschile e vincente di ‘Million Dollar Baby’ dell’insuperato maestro Clint Eastwood. E se l’Academy premiasse per due anni di fila come miglior film una pellicola su ring e guantoni? Da scommetterci.
2) BROKEBACK MOUNTAIN di Ang Lee

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L’inossidabile mito del Far West rivoltato come un calzino: niente conquiste epiche (qui si pascolano pecore e si cercano lavori ‘a progetto’ nei ranch), niente passioni etero (meglio scappare con l’amore gay e dire alla moglie di andare a pescare), niente duelli a pistolettate (meglio baci e/o pugni). E poi, che emozione: una storia di passioni palpitante e verosimile, non esibita, giocata sul non detto e sugli sguardi. Un classico dell’iconografia gay, il macho in camperos, che diventa un tenerone da prendere al lazo. Ribattezzabile ‘Bareback Mountain’: i due cowgays fanno sesso senza preservativo.
3) EVERYTHING IS ILLUMINATED di Liev SchraberUna sorprendente opera prima firmata dall’attore di ‘The Manchurian Candidate’ e basata sull’omonimo libro di Jonathan Safran Foer. Un ragazzino dagli occhiali spessi con l’hobby perecchiano di collezionare oggetti comuni in sacchetti di plastica (Elijah ‘Frodo’ Wood, bravissimo) va in Ucraina alla ricerca della donna che salvò suo nonno dalla fucilazione nazista e incontra una carrellata di personaggi buffissimi. Umorismo stralunato tra l’essenzialità di Kaurismaki e il caos musicale di Kusturica. Da premio la feroce cagnetta psicopatica. Divertente e intelligente.
4) GABRIELLE di Patrice ChéreauIl film più raffinato del Festival con una straordinaria Isabelle Huppert (per la quale la giuria ha inventato un premio che non veniva assegnato da vent’anni, il Leone Speciale ‘per l’eccezionale contributo al cinema’). Da un racconto breve di Conrad, ‘Il ritorno’, la messa a fuoco di una relazione di dieci anni congelata dalla mancanza di amore. Lei se ne va di casa ma poi torna sui suoi passi la sera stessa e rivela il tradimento con un uomo brutto e abbietto. Idee di regia bizzarre (bianco e nero alternato al colore, ralenti, sovrimpressione di scritte) e una critica al vetriolo alle false apparenze della ricca società d’inizio Novecento. Sofisticato.
5) PROOF di John Madden

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Molto teatrale, un potente dramma su genio e follia. Eccezionale prova d’attrice di Gwyneth Paltrow, diafana figlia di un grande matematico morto pazzo (Anthony Hopkins) con cui si contende una importante dimostrazione sui numeri primi che l’amore le fa affidare a un suo collega studente a cui è molto legata. Con Jake Gyllenhaal, focoso amante di Heath Hedger in ‘Brokeback Mountain’. Esemplare.
6) BUBBLE di Steven SoderberghPer una cappellaccia del catalogo in cui il protagonista Jake viene scambiato per una donna, questo giallo minimalista è diventato inspiegabilmente ‘un singolare triangolo amoroso tra donne’. Piccolo film sperimentale sulla scia di ‘Elephant’, fotografa la povertà della provincia americana attraverso tre personaggi che lavorano in una fabbrica di bambole: una grassona con padre non autosufficiente, un bel ragazzo inquieto e la nuova arrivata, una ragazza madre con ex fidanzato violento. L’omicidio arriva dopo un’ora e mezza di film ma a Soderbergh interessa di più scavare nella psicologia dei personaggi che creare suspence, descrivere la monotonia di giornate tutte uguali e dare piccoli cenni riguardo a una gelosia che porterà al delitto. Originale.
7) DRAWING RESTRAINT 9 di Matthew BarneyDall’acclamato autore del ciclo ‘Cremaster’ e marito di Björk, il film più ostico della Mostra: due ore e mezza di videoarte su una baleniera giapponese, la Nisshin Maru, ammiraglia di una flotta di cinque e emblema della cultura giapponese. Dopo un’ora e mezza di varo silenzioso con creazione sul ponte di una enorme scultura di vaselina solidificata, arriva Björk e dice: «scusate l’intrusione». Segue un lungo rito di vestizione e una cerimonia del tè all’ambra per arrivare alla scena madre in cui la cantante e il compagno si fanno a fettine il corpo in un lago di vaselina liquida troncandosi persino i piedi. Ipnotico e suggestivo, ha un suo fascino alieno che resta impresso e torna alla memoria nel tempo. Pubblico in fuga.
8) VERS LE SUD di Laurent CantetNon il migliore Cantet, ma una curiosa storia di turismo sessuale al femminile con tre donne non più giovani che cercano il paradiso ad Haiti negli anni ottanta portandosi a letto prezzolati fustoni neri. Glaciale e fascinosa la sessantenne Charlotte Rampling (ma il suo personaggio dichiara di avere 55 anni) che si scontra con la bionda Karen Young innamoratasi del suo protetto con cui ha avuto il primo orgasmo a 44 anni. Sullo sfondo la dittatura dell’arcigno ‘Baby Doc’ Duvalier. Interessante dramma sullo scontro di classe ai tropici, ha visto assegnare al giovane di colore Ménothy Cesar il premio Mastroianni come miglior attore emergente.
9) LES AMANTS REGULIERS di Philippe GarrelUn malinconico ritratto in bianco e nero del ’68 privato di un gruppo di ragazzi borghesi. Tra oppio e giri di lenzuola, si cresce, si ama, si impara a stare al mondo, si evoca dritto in camera il Bernardo Bertolucci di ‘Prima della rivoluzione’. Forse troppo lungo (quasi tre ore) ma molto sincero e diretto. Premio per la migliore regia.
10) ROMANCE & CIGARETTES di John TurturroIl film più trash/kitsch del concorso, sboccato e irriverente, con un ineffabile James Gandolfini che fa cornutazza la moglie Susan Sarandon per una prostituta ninfomane (una rosseggiante Kate Winslet che dà il meglio in un’improbabile cover di ‘Scapricciatiello’). Stacchi musical improvvisati alla stregua di ‘Parole, parole, parole’ e ‘Dancer in the Dark’. Da sbigottimento Gandolfini che peta come un maiale dopo un’indigestione di liquirizia. Battute cult: «Si è fatto più culi lui che un’asse del cesso» & «Quando una donna si piega gli uomini vedono una ciambella con la marmellata».
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