Unioni civili: cancellata la possibilità del doppio cognome sui documenti

Per molte madri lesbiche questo significa non poter cambiare il cognome dei propri figli.

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Per colpa di un pasticcio burocratico i decreti attuativi della legge Cirinnà non prevedono il cambio di scheda anagrafica: per decine di famiglie questo significa veder saltare la possibilità dell’utilizzo del doppio cognome.

Mentre il cosiddetto decreto ponte varato a luglio per permettere l’applicazione immediata della legge prevedeva che l’assunzione del doppio cognome comune incidesse sulla scheda anagrafica, e quindi su documenti e codice fiscale, i decreti attuativi emanati dal governo a gennaio non contemplano la loro variazione.

Per decine di madri lesbiche questo significa non poter cambiare il cognome dei propri figli. 

Una questione molto seria che in maniera marginale colpisce anche migliaia di coppie eterosessuali e comporta un ennesimo ritardo del nostro paese sulla questione: già nel 2014 siamo stati condannati dalla Corte europea dei diritti umani poiché non era possibile dare ai figli il cognome della madre. Dopo 3 anni la situazione è rimasta immutata.

Molte coppie vittime del pasticcio burocratico hanno già deciso di appellarsi ai giudici: finché una legge non riconoscerà anche il genitore non biologico, il tema del doppio cognome è importantissimo per creare un senso di appartenenza formale di un figlio alla propria famiglia.

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fabulousone 14.2.17 - 12:58

La disciplina dei cognomi nell'unione civile è tutta assurda. A partire da quanto previsto nella legge stessa. Non si capisce, infatti, perché mai prevedere che il cognome di un partner prevalga sull'altro diventando 'cognome comune' dell'unione, a cui l'altro partner può aggiungere, prima o dopo, il proprio. Concetto, quello di cognome comune, estraneo allo stesso matrimonio, che ci si proponeva di ricalcare attraverso appunto l'unione civile. Molto più egualitario, sensato e liberale sarebbe a questo punto consentire che ciascun partner possa prendere il cognome dell'altro sostituendolo o aggiungendolo al proprio nell'ordine di sua scelta, conservandolo in caso di morte del partner. Per quanto riguarda i figli, quello è un altro punto in cui la legge così come è stata approvata è palesemente inadeguata e discriminatoria: occorre il riconoscimento di entrambi i genitori sin dalla nascita del figlio e, per le coppie con già all'interno un genitore, la stepchild adoption, in entrambi i casi con massima libertà riguardo la scelta dei cognomi.

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Alice Sacco 14.2.17 - 12:45

Ma come? Una ragazza adottata che conoscevo aveva il cognome di entrambi i genitori (anche se era una coppia etero). Cos'è sta storia che ora non si può più?

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Davide Sacchet 14.2.17 - 9:38

Qui però mi sembra che si sia arrivati al ridicolo! Il decreto ponte incideva sulla scheda anagrafica e COSTRINGEVA le persone a cambiare i propri documenti, codice fiscale compreso, cosa che non succede per le coppie etero e non mi sembra che le persone fossero contente di questo disguido, se non ricordo male voi stessi avete scritto un articolo su questo tema proprio per chiedere assieme alle coppie che questo problema venisse risolto. Ora mi sembra che con i decreti legislativi si sia intervenuti proprio su questo tema e lo si sia risolto, mischiare il doppio cognome con il cognome dei figli è sbagliato, sono due temi completamente diversi e infatti la legge sul cognome dei figli è stata approvata dalla Camera ed ora è all'esame del Senato (commissioni giustizia-fase di discussione generale). In secondo luogo nel caso di coppie omosessuali uno dei genitori è SEMPRE genitore non biologico per forza di cose e il cognome si trasmette automaticamente nel caso di genitore genitore biologico o per disposizione legislativa (adozione soprattutto o ultimamente con la procreazione medicalmente assistita eterologa), se vogliamo risolvere questo problema bisogna intervenire su altri testi legislativi.

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    fabulousone 14.2.17 - 13:44

    Anche a me questa rimostranza non convince. Il punto secondo me è che le cose, a maggior ragione le leggi, vanno fatte per bene, tenendo quindi adeguatamente conto dei vari aspetti che si vanno a toccare. Chi ha fatto la legge sapeva benissimo che le persone riguardate dal provvedimento erano, o sarebbero diventate a breve recandosi all'estero, coppie con all'interno un solo partner riconosciuto in quanto genitore; doveva quindi prevedere per i partner in unione civile pieno accesso a procreazione assistita, presunzione di genitorialità e adozione di maggiori e di minori, congiunta e stepchild, con massima libertà per quanto riguarda la scelta dei cognomi. E per i cognomi dei partner invece che inventarsi sta cosa del cognome di uno solo dei due che diventa cognome comune dell'unione potevano molto semplicemente riprendere la disciplina dei cognomi dei coniugi adattandola in senso egualitario e liberale quindi prevedendo che ciascun partner potesse prendere il cognome dell'altro sostituendolo o aggiungendolo al proprio nell'ordine di sua scelta, conservandolo in caso di morte del partner.

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      Davide Sacchet 14.2.17 - 14:06

      Nella legge si può scegliere il cognome comune o associare i due cognomi o continuare a mantenere il proprio. La filiazione è argomento diverso dal riconoscimento legale della coppia, dobbiamo metterci in testa questa cosa! Anche per gli etero l'essere coppia legalmente è prerequisito per accedere all'adozione, quando si pensa all'adozione bisogna anche pensare che non ci possono essere automatismi (non ci sono automatismi nemmeno per le coppie etero). Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo pretendere una modifica della legge sulla procreazione medicalmente assistita con conseguente autorizzazione per le coppie lesbiche di accedere all'eterologa anche in Italia (evito di parlare delle coppie gay perché queste avrebbero bisogno di una persona terza che porti avanti la gravidanza e il discorso si complicherebbe troppo e ci sono ancora troppi ostacoli), questo impedirebbe il disconoscimento dei figli da parte del genitore che non ha legami biologici. Per quanto riguarda il cognome dei figli bisogna continuare con la discussione della legge ferma al Senato in modo da concedere anche alla madre di trasmettere il proprio cognome senza automatismi e lasciando alla coppia questa decisione. Parliamo di libertà di liberalismo ma almeno impariamo come si deve affrontare il diritto, non a caso mettendoci dentro tutto quello che vorremmo ma con ponderazione e omogeneità di materia.

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        fabulousone 14.2.17 - 14:31

        In realtà la legge parla di 'cognome comune': eleva quello di uno solo dei due partner a cognome comune dell'unione civile. A tale cognome comune l'altro partner può scegliere di affiancare il proprio. A me non pare molto egualitario, né liberale. Certo, il cognome comune non è obbligatorio, quindi i partner possono rimanere ognuno col proprio cognome e basta, ma questo non cambia molto le cose: non si capisce infatti perché mai introdurre questo strambo concetto e dare più importanza al cognome di uno solo dei due invece che, semplicemente, riprendere quanto previsto per i coniugi in chiave egualitaria e liberale: dando a ciascun partner la possibilità di fare ciò che vuole senza che venga data a uno dei cognomi più importanza rispetto all'altro. Riguardo poi i cognomi dei figli, certo che sono cosa diversa, concordo con te; difatti anche a me questa rimostranza non convince. Prima mi sono limitato a dire che la legge doveva tenere conto di questo aspetto, prevedendo per gli uniti civilmente l'accesso a procreazione assistita, adozione e così via, con tanto di massima libertà per quanto riguarda i cognomi da trasmettere.

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          Davide Sacchet 14.2.17 - 15:11

          Ma in realtà la libertà di scelta c'è, la decisione di quale cognome usare sta alla coppia, possono anche decidere di non ricorrere a questa opzione come avviene per le coppie etero dove la moglie può associare al proprio cognome quello del marito (credo che uno dei pochi casi famosi sia quello della Moratti che prese il cognome del marito). Per le coppie etero questo non comporta un cambio dei documenti, infatti il cognome del marito non viene riportato da nessuna parte, non si capisce perché questo debba essere diverso per le coppie omosessuali. Il problema che le coppie lesbiche non possano concedere il proprio cognome non può essere certamente risolto con questa legge perché non si affronta la procreazione medicalmente assistita o le adozioni. Quando finalmente decideranno di riformare queste due leggi allora potremo lamentarci. Mi permetto di proporre alle coppie lesbiche di portare davanti alla Corte Costituzionale il divieto di accesso alla procreazione medicalmente assistita eterologa dato che è permessa per le coppie etero, le corti hanno affermato che l'orientamento sessuale non è motivo di discrimine per una corretta educazione dei figli, non c'è bisogno di ricorrere necessariamente ad una persona terza per la gravidanza e soprattutto ora le coppie hanno un riconoscimento e quindi una tutela che le rende dal punto di vista legale più stabili.

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          fabulousone 14.2.17 - 15:40

          Non mi pare ci sia molta libertà di scelta: se Tizio e Caio vogliono prendere l'uno il cognome dell'altro aggiungendolo al proprio non lo possono fare; la legge li forza a restare ognuno col proprio cognome e basta o, in alternativa, elevare il cognome di uno dei due a 'cognome comune' dell'unione, al quale l'altro partner, quello del cognome non 'comune', può affiancare, prima o dopo, il proprio. Molto più egualitario e liberale sarebbe invece consentire a ciascuno dei partner di fare come vuole, senza andare a istituire incomprensibili e malfatti cognomi 'comuni'. Riguardo la questione del cambio di documenti sono perfettamente d'accordo con te: non avviene per i coniugi, non si capisce perché dovrebbe avvenire per chi si unisce. Trovo poi giusto il consiglio che dai di contestare il divieto di accesso alla procreazione assistita, che comunque doveva già essere stato cancellato dalla legge che ha istituito l'unione civile.

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          Davide Sacchet 15.2.17 - 0:19

          In realtà sono andato a cercarmi l'articolo del C.C. che tratta del cognome delle coppie etero sposate:" La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze". Ovviamente le mogli non sono tenute ad usare il cognome del marito nei documenti come dicevo prima e non perdono il proprio cognome d'origine. Mi sembra che non ci sia un atteggiamento discriminatorio in questo caso; dato che la norma che derivava da una consuetudine e che è stata riformata nel 1975 prevedeva sempre l'acquisizione di un cognome maschile da parte di una donna il legislatore si è dovuto "inventare" una formula che potesse evitare discriminazioni e al tempo stesso normasse una situazione nuova (la presenza di due persone dello stesso sesso). Il consiglio di contestare il divieto mi sembra la strada migliore se portato avanti dalle coppie lesbiche dato che contro di loro non si potrà mai usare come un randello l'accusa di ricorrere alla maternità surrogata e soprattutto, inutile negarlo, il bionomio della donna-madre le favorirebbe in questo processo.

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          fabulousone 15.2.17 - 11:30

          Appunto, si poteva riprendere quanto previsto dal Codice Civile per i coniugi e adattarlo al fatto che nell'unione civile non c'è diversità di sesso, invece che andarsi a inventare sta cosa del cognome comune dell'unione. Bastava scrivere una cosa del genere: ciascuna parte dell'unione civile può aggiungere al proprio cognome quello dell'altra parte e conservarlo in caso di sua morte, fino a che passi a nuova unione civile o a nozze. Era tanto semplice. Sulla procreazione assistita, io sono dell'idea che ogni strada va tentata e ogni rivendicazione va portata avanti; della surrogazione si parla lo stesso sia che la si rivendichi sia che la si ometta, un po' come le adozioni quando un tempo ci limitavamo a richiedere una legge sulle convivenze, quindi molto meglio che politici, gente comune e giudici possano ascoltare entrambe le campane non solo quella degli antigay. Poi, ovvio, ogni singola battaglia politica mediatica o legale è a sé ed è giusto che il discorso sull'eterologa si affronti parlando di eterologa non di altro, ovviamente.

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