AMANDA: "MI RACCONTO, PER VOI"

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Una Lear inedita, solo per Gay.it. La incontriamo a Parigi, dove espone i suoi quadri. E ci parla d'amore, di amicizia, di arte e di dolore, del suo...

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PARIGI – Superdonna, strafiga, che vince sempre, che seduce tutti, che ride, che ha sempre la battuta pronta? No, Amanda Lear non è quella che conoscete, è un’altra.

Eccola, la sorpresa di un incontro con la diva sempregiovane. La incontriamo a Parigi, alla Galerie ArtProcess di 52, rue Sedaine dove espone in una mostra dal titolo "Not A. Lear" (Questo non è A. Lear). Una collettiva, che doveva chiudere il 17 ed è stata prolungata fino alla fine del mese, in cui i quadri della cantante e attrice nata a Hong Kong nel 1946 sono affiancati dalle opere di una ventina di giovani artisti che si sono ispirati al suo personaggio. Amanda Lear in questo incontro ci aiuta a fare la differenza fra quello che "non è" e quello che "è".

"Quello che sono veramente poche persone lo sanno" ci dice Amanda "La gente crede di conoscermi. Ascolta i miei dischi, mi vede in tv, ma in realtà non mi conosce. Il mio personaggio pubblico non centra nulla con quello privato. Io vivo, purtroppo, in una recitazione permanente. Costretta a dare al pubblico quello che si aspetta".

Gran parte del suo pubblico è composta di gay. I gay la conoscono meglio?

"E’ certo il mio pubblico più fedele. Per me lealtà e fedeltà sono molto importanti. Non mi fido di quel pubblico che si lascia affascinare da una canzone, che so, dall’ultimo single di Ricky Martin o delle Spice Girls. Con la stessa facilità con cui si lascia sedurre poi cambia idea. Ti abbandona. Il pubblico gay invece è fedele. Segue a lungo l’artista, invecchia con lui. E lo ama sempre di più. I gay tengono molto alle loro dive. Sono dei veri fans. Il pubblico gay è il mio pubblico numero uno".

E come si fa a conquistare un pubblico gay?

"È un pubblico esigente. Chiede attenzione. Io ogni tanto faccio qualcosa apposta per loro. L’ultima: proprio stamattina mi hanno chiamato per propormi di fare un disco con Jean-Paul Gaultier. Dovrò cantare in duetto con lui. Perché no?, ho detto, ben venga".

E poi ha partecipato al Festival del cinema gay di Torino e, a Bologna, all’Italian Miss Alternative organizzato dall’artista Stefano Casagrande, militante gay della Maison du Cassereau, scomparso nei mesi scorsi…

"Stefano mi ha trattato molto bene. È stato molto carino con me. Ho un po’ discusso con lui di questa Italian Miss Alternative, delle difficoltà per organizzare lo spettacolo. Era un artista".

Lui l’ha chiamata, davanti al pubblico in delirio, "La signora Amanda Lear" come dire, lei sì che se lo può permettere…

"I gay hanno sempre questa cosa… di considerarmi questa grande diva. A me imbarazza un po’ perché mi considero un’artista come le altre, non un mito che arriva da un altro pianeta. Ma loro ci tengono a trattarmi come un essere superiore. Probabilmente per quello che ho vissuto".

La rispettano. La ammirano, vorrebbero averla come amica. Che cosa ci vuole per diventare amici di Amanda Lear?

"Lealtà. La prima cosa che chiedo è la lealtà. I miei amici li metto tutti alla prova. Il minimo tradimento è letale. Sono molto possessiva. Voglio poter contare sui miei amici e che loro possano contare su di me. Entrare in amicizia con Amanda Lear è quasi un fatto religioso. Si deve giurare su tutte le bibbie del mondo".

Questo riduce di molto il numero degli amici possibili…

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"Sì, a quattro (ride)".

I veri amici si vedono nel momento del bisogno?

"Sì ma in questo momento di dolore, con la morte di mio marito neanche due mesi fa, mi sono state vicine anche persone che non mi conoscevano personalmente. Ho ricevuto centinaia di lettere come non mai nella mia vita, persone comuni che mi raccontano dei loro drammi… Che mi dicono di capire quanto si soffre. Sono stata sorpresa da questa autenticità. Non è gente dello spettacolo. Non vogliono fare bella figura. E poi per la strada la gente mi ferma, non dice niente. Mi tocca le mani. Si commuove. Capisco che sta con me. Tutto questo mi aiuta, li ringrazio, ne ho bisogno".

Lei ha voluto che la puntata della trasmissione su una rete privata italiana registrata prima della morte di suo marito fosse comunque mandata in onda nonostante la tragedia. E poi qualche giorno dopo è tornata subito in tv. Perché? Non teme che il pubblico non capisca?

continua in seconda paginaLei ha voluto che la puntata della trasmissione su una rete privata italiana registrata prima della morte di suo marito fosse comunque mandata in onda nonostante la tragedia. E poi qualche giorno dopo è tornata subito in tv. Perché? Non teme che il pubblico non capisca?

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