IL CALCIO È MEGLIO DEL PRIDE

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Cosenza. Il centrodestra attacca la sindaco: "non sostiene la nostra squadra e appoggia una buffonata che non interessa a nessuno". Ma la presidente dell'Arcigay locale promette guerra…

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COSENZA – A Cosenza, cittadina chiusa nel ventre della Calabria, dagli ottantamila abitanti o poco più, da un anno non si parla d’altro. La squadra del cuore è caduta in disgrazia, la società è fallita ed il suo ex-presidente deve rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso e truffe alla Lega Calcio. Il decreto salva-calcio del Presidente Calciatore non ha fatto nulla per la squadra le cui gesta erano l’unica distrazione per i giovani della regione con il più alto numero di disoccupati d’Italia. I tifosi marciano in queste ore per Roma, per chiedere un intervento del governo e gli esponenti della Casa Delle Libertà, dall’opposizione cosentina, approfittano del polverone accompagnando la colonna rosso-blu, 30000 tifosi-elettori da giocarsi alle prossime consultazioni, con polemiche tutt’altro che costruttive, e ben che meno intelligenti. E ci è scappato qualche frizzo di troppo. Eva Catizone, primo sindaco donna nella storia millenaria della città, sarebbe rea di fregarsene dei tifosi e mentre prende tempo sulle faccende calcistiche si preoccupa addirittura di preparare assicurandogli «anche un contributo economico» un Gay Pride in città che sarebbe, a detta dei signori della CdL, «l’ennesima buffonata pubblica», o, ancora, «un salasso per i contribuenti del quale possiamo fare a meno».
«Ci sembra assurdo – affermano gli esponenti della Cdl Sergio Bartoletti (Fi), Giuseppe Nardi (Udc), Fausto Orsomarso (An) e Giovanni De Rose (Polo Sud) – che, nel mentre la citta’ si organizza per andare a difendere a Roma gli interessi di una squadra calcistica ingiustamente assassinata, ella eviti di intervenire alla manifestazione, non dia alcun contributo personale ai tifosi e, nel contempo, si faccia portavoce dell’ennesima buffonata pubblica su un argomento che, francamente, non interessa a nessuno. Se la notizia fosse vera si verificherebbe l’ennesimo spreco di denaro pubblico – proseguono i capigruppo della Cdl – e l’ennesima contraddizione di un Sindaco che si sottrae dal difendere gli interessi della sua citta’, che si dice riformista e marcia con gli aggressori di Fassino e che prepara Cosenza ad ospitare una pacchianata costosa per i contribuenti».
«Quelle della CdL mi sembrano solo dichiarazioni populiste e insidiose! Come si fa a mischiare una faccenda di business con le libertà civili?» chiede animosamente Adriana Perulli, neo-presidente dell’Arcigay EOS di Cosenza (nella foto accanto al titolo) «Qualora organizzassimo un pride, al sindaco, che stimiamo moltissimo per essersi mostrata vicina alla nostra comunità, non chiederemmo un euro. Se organizzeremo un Pride lo faremo contando solo sulle nostre forze!». La proposta di un pride a Cosenza era stata ventilata qualche tempo fa ma era rimasta una voce di corridoio, senza alcuno sviluppo effettivo. L’Arcigay EOS, che raccoglie un gruppo di circa cinquanta attivisti, ha attraversato fasi alterne negli ultimi mesi, molti ragazzi sono emigrati per lavoro e solo ora ci si organizza per dare consistenza all’impegno profuso finora e per progettare orizzonti nuovi.

Solidarietà arriva intanto da Fabio De Chiara, presidente dell’Associazione Federico Garcia Lorca di Salerno (a destra nella foto, con Veniero Fusco ed Enzo Sacco): «Abbiamo capito che al Centro Destra si fa politica solo per inseguire gli interessi personali senza ascoltare la società civile e impegnarsi sui valori umani. Il caso di Cosenza, dove si mischia così facilmente calcio e diritti civili la dice lunga sul livello a cui ci hanno portato a fare politica, lo stesso delle reti televisive. Sono talmente assurde queste associazioni di idee che non riusciremo più a reagire a notizie di questo tipo, mentre un gay pride a Cosenza, nella realtà calabra dura e tradizionale, sarebbe una cosa importante!».
«Io oramai – aggiunge Veniero Fusco, presidente del Coming Out di Caserta – leggo la sigla CdL come Casa della Licenza, privata e personale. E’ davvero vergognoso pensare di mettere sullo stesso piano, anzi su due piani diversi (ed ai cittadini glbt, secondo lor signori delle libertà spetterebbe ovviamente il gradino più basso), le istanze di una fetta consistente della popolazione italiana che si confronta quotidianamente con uno Stato che cancella ogni sua esistenza affettiva, e le vicende di una società calcistica! Il modello che propongono – conclude sferzante Fusco – è Don’t Ask don’t tell, non chiedere non dire, ma mica siamo dei mafiosi!».

Scioglie il garbuglio la stessa Catizone che in un comunicato dichiara: «Mi sembrano oscuri i motivi di tanta insistenza da parte del centro destra. Sarebbe un comportamento ben strano quello di un sindaco che partecipasse alla manifestazione dei tifosi mentre sta contemporaneamente pensando alla costituzione di parte civile in un processo dove sono chiamati in causa dirigenti della stessa Società calcistica. E’ un tentativo di alibi preventivo per dare la colpa al sindaco se le cose andranno male». E conclude: «A questo gioco non ci sto. Non ho nulla contro le marce, ma ci vado quando è possibile farlo e in compagnia di chi dico io».
E dell’idea di un pride nel capoluogo calabrese? «Un pride a Cosenza dovrà essere organizzato bene, magari per l’anno prossimo, questo ultimo caso dimostra che ce n’è proprio bisogno: vogliamo essere cittadini italiani, non UFO» risponde la Perulli, 36 anni, imprenditrice. «Voglio fare così tanto rumore da normalizzare l’omosessualità e voglio che sia un momento in cui far sentire che la comunità, in quel Sud dove Arcigay nacque 20 anni fa, esiste ed è forte. Per questo la prima cosa che farò da Presidente è creare e stringere una rete con le altre realtà meridionali, con gli amici in Sicilia, in Campania e in Puglia. Voglio ripetere il successo del gay pride di Bari ed ho un solo scopo, entrare nel cuore della gente!».

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di Carmine Urciuoli

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