JEAN & RAYMOND

di

La storia d'amore di Jean Cocteau e Raymond Radiguet

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COPPIE GAY CELEBRI

E’ la nuova sezione della rubrica History, che prende vita questa settimana e vi accompagnerà per tutta l’estate, con scadenza quindicinale.

In ordine assolutamente NON cronologico (non siamo mica a scuola, grazie a Dio!), verranno narrate e romanzate per voi, illustrissimi, da Mira, la nostra esperta in Pettegolezzi&C., le Gesta Amorose di famosi personaggi dello Spettacolo e della Cultura, dell’attualità o del passato, di ogni parte del mondo.

Per dimostrare che le Grandi Storie d’Amore, che iniziano, durano nel tempo o finiscono, non sono solo quelle etero -stile Albano&Romina- e che, anzi, quando un Gay ama… ma lasciamo a voi le conclusioni.

BUONA LETTURA!

Era un pomeriggio del giugno 1918, quando la cameriera entrò nello studio di Jean e annunciò: "Signore, c’è un bambino che chiede di lei!!". Ad un tratto, la porta si spalancò sonoramente e Raymond entrò, come una furia, nella vita di Jean, per non uscirne mai più.. Lo sguardo del ventinovenne Cocteau si posò svogliatamente sul quindicenne che, estratti alcuni fogli stropicciati dalle tasche, li spiegò e cominciò a declamare i propri poemi. Intanto, Jean lasciava vagare l’occhio e lo valutava: bella testa di capelli castani, faccia fresca e regolare, corpo snello, mani eleganti, due occhi castani dalle ciglia lunghissime e dall’espressione decisamente diabolica. "Pantaloni non abbastanza stretti. Non si può indovinare molto.. peccato", pensò. E subito si meravigliò di se stesso. Infatti era la prima volta che si occupava del fisico di un maschietto. Benché le donne non lo interessassero affatto, nemmeno per gli uomini aveva mai provato tale trasporto.. fino a quel giorno, quando si accorse che là, tra le gambe, quel pezzo di carne di cui non sapeva che fare, cominciava a vibrare. "Mi sto innamorando..", pensò Jean, e il suo volto, di conseguenza, si rilassò.

Non era bello, Raymond, ma Jean lo adorava. Insieme formavano una coppia che dava nell’occhio. Cocteau era un vero dandy, elegante e raffinato, Raymond invece veniva dalla campagna. Era il figlio di un contadino e di una lavandaia, era perciò abbastanza rozzo o "naif". "Te lo sei già fatto, vero?" – gli ripeteva quella checca di Jean Hugo. Jean non rispondeva. In realtà, tra lui e Raymond non c’era stato niente. Jean lo avrebbe tanto desiderato, ma quel piccolo mostro, col suo sguardo indifferente, lo teneva a distanza, almeno fisicamente. Ciò che li univa veramente, infatti, era l’assoluta armonia intellettuale, la brama di entrambi di creare un’opera letteraria unica e intramontabile. Che poi Jean e Raymond provassero qualcosa di simile all’attrazione fisica, non interessava a nessuno dei due. Almeno, non fino al 10 agosto 1920, durante le vacanze a Le Piquey: la notte di S. Lorenzo.

Per tutto il giorno Raymond era stato strano. A cena non aveva aperto bocca, arrossendo ogni volta che Jean, un po’ preoccupato per il suo comportamento, glielo faceva notare. Usciti dal ristorante, Jean gli tastò la fronte col palmo della mano, per sentire se avesse qualche linea di febbre. Raymond, d’un tratto, gli prese la mano e la baciò, a lungo, con gli occhi socchiusi. Le sue labbra erano umide e morbide.. Jean lo guardò, stupito, con le lacrime agli occhi. Poi gli prese la testa tra le mani e lo baciò, senza dire una parola. Tutto era già chiaro. Andarono sulla spiaggia camminando mano nella mano e là, nel buio, sulla sabbia, i loro corpi nudi, uno di fronte all’altro, si lasciarono investire da un senso infantile di meraviglia e stupore, stimolando a vicenda ogni più piccola parte da stuzzicare. Jean aspirò profondamente l’odore del giovane corpo e sentì che il respiro di Raymond si faceva più veloce. Per un momento rimasero entrambi fermi, come per una sorpresa gradita e inaspettata insieme. Poi, a poco a poco, cominciarono a esplorarsi a vicenda, si accarezzarono, si spogliarono, si aggredirono, si avvilupparono, in un silenzio sempre più tumultuoso.

E furono baci lascivi o ingenui, morsi affamati o gentili, e carezze, e abbracci e giochi di lingua. E poi da capo. E ancora… fino a perdersi, sfiniti, nel respiro del mare.

Ma Raymond era un genio folle destinato a bruciarsi precocemente. Nel 1924, ventenne, trascorreva ormai meno tempo con Cocteau che non con le sue donne e l’acool, e la sua salute cominciò a declinare rapidamente. Indebolito dagli eccessi, nel dicembre del 1924 contrasse la febbre tifoide. Jean rimase al suo fianco come un’infermiera innamorata, senza mai dormire, senza un attimo di respiro. Ma non ci fu niente da fare. Raymond Radiguet morì il 12 dicembre 1924.

di Debora Alessi

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